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Guerra

La Russia “ruba” un missile Nato: così Mosca può studiare le armi occidentali

Immagini circolate in rete mostrano il relitto di un missile "Storm Shadow" precipitato quasi integro a cui mancano delle parti
missile storm shadow

Immagini circolate in rete mostrano il relitto di un missile da crociera “Storm Shadow” quasi integro recuperato dai russi. Il vettore non appare abbattuto dal tiro contraereo, in quanto non sono evidenti danni da schegge o esplosioni, pertanto è altamente probabile che sia precipitato per un malfunzionamento.

Nelle fotografie si notano alcuni dettagli che ci permettono di fare qualche considerazione: la parte anteriore del missile è mancante, e il precursore cinetico con la relativa carica appare estratto dalla sua sede, mancante anche la parte di coda, con gli impennaggi, in corrispondenza del motore.

Questo significa che le parti più sensibili dello “Storm Shadow” sono state asportate dai russi per essere studiate, e usate, eventualmente, per costruire qualcosa di analogo con procedure di retroingegneria. Questi vettori da crociera, con caratteristiche stealth, sono arrivati in Ucraina da più di un mese utilizzati sui Sukhoi Su-24 dell’aviazione di Kiev.

Lo “Storm Shadow” è uno dei migliori missili da crociera attualmente in circolazione nonostante i suoi più di 20 anni di servizio. Nella parte frontale del missile è presente il sistema di guida/navigazione che si basa sull’integrazione di Gps, Ins (Inertial Navigation System) e di riconoscimento del terreno (ovvero il missile riconosce particolari caratteristiche del terreno che sorvola lungo la rotta). Lo “Storm Shadow” quindi viene programmato con ogni dettaglio del bersaglio e della rotta da seguire per raggiungerlo prima del suo lancio. Una volta sganciato dal velivolo, il missile segue un percorso pre-programmato a bassa quota con l’ausilio di continui aggiornamenti grazie al sistema di navigazione composito di bordo. Durante la fase terminale del volo, il vettore si affida anche a un seeker a immagini a infrarossi per confrontare ripetutamente l’area di destinazione effettiva con le immagini memorizzate fino a raggiungere il bersaglio grazie a un sistema Atr (Automatic Target Recognition).

La tecnologia del missile è quindi datata, ma i russi avranno sicuramente modo di confrontare le proprie produzioni con quelle occidentali per capire – più che le tecnologie – le filosofie industriali alla base di esse, ovvero analizzare in dettaglio le componenti dei vari sistemi per valutare se usare o meno gli stessi materiali di base.

Quando si usano sistemi di ultima generazione nei conflitti il rischio che essi possano finire intatti o parzialmente integri in mani nemiche è sempre presente. Senza scomodare eventi storici particolarmente eclatanti, come per il missile aria-aria Aim-9 che la crisi per Taiwan del 1958, finì inesploso nell’ugello di un MiG-17 cinese permettendo la nascita del sovietico Vympel K-13 (o AA-2 “Atoll” in codice Nato), nello stesso corso del conflitto in Ucraina c’è stato un caso simile particolarmente interessante che ha riguardato il sistema russo Krasukha-4, un jammer multifunzionale mobile per contrastare gli aerei di sorveglianza radar che ha una portata sufficiente per disturbare efficacemente i satelliti in orbita terrestre bassa, causando anche danni permanenti ai dispositivi radioelettronici, una cui parte è finita in mani ucraine e pertanto si ritiene sia stata rapidamente spedita negli Stati Uniti per essere studiata.

Per evitare di fornire all’avversario materiale particolarmente sensibile, i mezzi forniti all’Ucraina ne sono stati spesso e volentieri spogliati: perfino i carri armati M1A2 Abrams che sono in fase di consegna a Kiev sono stati “riadattati” per l’uso sul campo, e crediamo che stessa sorte abbiano subito i Leopard 2 e i Challenger 2, in quanto dotati di sistemi particolarmente precisi di puntamento che potrebbero fare gola all’industria russa, che appare in difficoltà da questo punto di vista.

Per ovviare a questo inconveniente – che potrebbe prodursi anche tramite acquisizioni da Paesi terzi – le industrie belliche producono versioni apposite “da esportazione” dei loro prodotti che hanno prestazioni diverse rispetto a quelle degli stessi usati internamente. Qualcosa che accade, ovviamente, anche in Russia dove solitamente la lettera “E” usata come suffisso delle varie versioni di caccia, missili o altri sistemi sta appunto per “esportazione”.

In ultima analisi il fatto che i russi abbiano potuto mettere le mani su uno “Storm Shadow” quasi integro non rappresenta una seria minaccia per l’industria occidentale, in quanto, come accennato, il vettore è in servizio da più di venti anni ed è frutto di una tecnologia risalente agli anni Novanta, ed è proprio per questo che il Regno Unito ha deciso di fornirlo all’Ucraina, essendo consapevole del rischio che potesse finire in mani “nemiche”. Ben diverso il caso di un velivolo di ultima generazione come l’F-35 o di un drone da ricognizione: in questi casi infatti vengono lanciate campagne di recupero come quella per il Lightning II statunitense perso nel Mar Cinese Meridionale o per quello britannico andato a fondo nel Mediterraneo.

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