Il Pakistan ha celebrato recentemente la propria Giornata della Repubblica con la classica parata militare, uno spettacolo aereo ed altre attività per mettersi in mostra davanti ai dignitari. La festività è comprensibilmente un evento importante per la nazione, ma averne le forze armate così al centro e con così tanta stravaganza forse non è l’idea migliore. Il governo si trova in un tragico stato di crisi finanziaria, e l’apparato militare ne è in gran parte responsabile. I segni degli oneri economici esistono da tempo; l’inflazione è da quattro anni al di sopra dell’8%, ed il primo ministro Imran Khan ha persino dichiarato pubblicamente la necessità di investimenti esteri.

Due anni fa, il Pakistan aveva raggiunto lo status di “mercato emergente”ed era entrato a far parte dell’indice Msci Emerging Markets; tuttavia, la scorsa settimana è emerso che il Pakistan verrà più verosimilmente sottoposto a valutazioni per essere di nuovo retrocesso allo stato di “frontiera”. Da quando il Paese è entrato nell’indice, si è infatti volatilizzato un capitale del valore di circa 44 miliardi di dollari statunitensi. L’unico indice con andamento peggiore nello stesso periodo è stato l’indice Merval S&P in Argentina. Sebbene ci vorrà del tempo per valutare la situazione attuale, il futuro del Pakistan nel breve periodo sembra piuttosto ben delineato.

Quello che le statistiche dipingono è un ritratto dell’invalidità fiscale del Paese: un terzo dei cittadini pakistani rasenta la soglia della povertà; la rupia pakistana ha perso in due anni il 30% del proprio valore; la nazione è posizionata al 150° posto su 189 dell’Indice per lo Sviluppo Umano delle Nazioni Unite; infine, il debito sovrasta le risorse in un rapporto di circa 10 a uno. Eppure, in questo scenario il budget dell’esercito è stato aumentato del 20%, nonostante già prima ricoprisse ufficialmente oltre il 20% delle spese governative.

Uno dei motivi per cui l’apparato militare pakistano prosciuga l’economia nazionale è che questo non comprende solamente le milizie, ma gestisce anche 50 imprese: una di queste, la Fondazione Fauji, genera 1,5 miliardi di dollari all’anno attraverso una molteplicità di settori, tra cui quello alimentare, immobiliare e mediatico. Nel momento in cui l’esercito si dedica a generare profitti – che ovviamente finiscono per arricchire solo gli strati sociali più elevati – vi è un enorme incentivo a prelevare questi fondi dalle risorse pubbliche per avviare nuove imprese.

La tensione tra Pakistan e India è aumentata quest’anno, quando il Pakistan ha rivendicato di aver abbattuto un pilota di caccia indiano; un episodio a cui è seguita la decisione di reagire. Eventi di questo tipo infiammano il fervore militare e, di conseguenza, la popolazione non condanna le pazze spese governative in favore delle forze armate anziché dell’educazione e di programmi sociali di base. Finché vi sarà un nemico alle porte, che attacca occasionalmente, allora l’esercito dovrà essere finanziato nei proprio inseguimenti, senza se e senza ma.

Per fermare questa emorragia di bilancio, il Paese continua a corteggiare investitori stranieri: il principe saudita Mohammed bin Salman ha recentemente promesso 20 miliardi di dollari da investire in infrastrutture, e anche gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato l’accordo. Il viaggio di Khan in Cina dello scorso anno porterà verosimilmente i propri frutti, in quanto la Cina è sempre alla ricerca di nuovi mercati e specialmente di strategie di espansione in Medio Oriente.

Tuttavia, ci sono dei segni di speranza per il Paese mediorientale. Il prossimo mese, Khan consegnerà il report su una scoperta di petrolio e gas, che se ne confermasse la grandezza stimata degli esperti, questa potrebbe ridurre la quantità di petrolio importata dal governo pakistano – al momento in grado di produrre il 15% del proprio consumo. In che misura ciò porti dei benefici ai cittadini pakistani è ancora da vedere; se questa vicenda seguirà in qualche modo le dinamiche della miniera di rame ed oro che il governo sta sviluppando, si rivelerà essere un’altra, nuova impresa sullo stampo delle precedenti, e sarà allora l’esercito a trarne la maggior parte dei benefici.

Attraverso la Frontier Works Organization, l’esercito è diventato una potente società d’ingegneria che ha recentemente consolidato una “sostanziale” capacità estrattiva. Sono state proprio le forze armate a mettere Khan al potere, dunque non è affatto una sorpresa vedere le sue generose ricompense per mantenere la propria posizione.

“Hanno capito che l’economia è importante al fine di avere un esercito forte”, commenta Ayesha Siddiqa, autrice di Military Inc. “Il controllo dell’economia permette a sua volta all’esercito di espandere i propri interessi commerciali”.

Il Primo Ministro del Punjab, Sardar Usman Buzdar, ha recentemente dichiarato guerra alla corruzione ritenendola la causa della bancarotta di Islamabad. Buzdar richiede trasparenza al governo, e sostiene che sia possible trasformare il Pakistan in un luogo meraviglioso sotto il governo Khan. Ogni discussione sulla corruzione in Pakistan è superflua se non si considera anche il ruolo svolto dall’esercito. Anche se gli investimenti esteri manterranno il Pakistan a galla ancora per un po’, il Paese si sta tradendo da solo rifiutando di affrontare il problema e, se questi capitali rimangono nelle tasche dell’esercito, non vedrà mai dei miglioramenti.

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