La tensione lungo il confine tra Pakistan e Afghanistan è tornata a salire bruscamente da quando, nella notte tra il 3 e il 4 luglio 2025, l’esercito pakistano ha detto di aver ucciso 30 miliziani del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) che stavano cercando di attraversare illegalmente il confine nella regione del Nord Waziristan. Secondo i militari, il gruppo armato stava tentando un’infiltrazione dal territorio afghano, dove si ritiene che molti dei suoi membri abbiano trovato rifugio negli ultimi anni.

L’operazione, secondo l’esercito pakistano, ha permesso anche il sequestro di un ingente quantitativo di armi, munizioni ed esplosivi. Le forze armate hanno accusato potenze straniere – in particolare l’India – di sostenere indirettamente il gruppo armato afgano, definendo i miliziani “proxy” al servizio di interessi esterni. Islamabad ha rivolto un appello diretto al governo talebano afghano, chiedendo che il suo territorio non venga utilizzato come base per attacchi terroristici contro il Pakistan.
Questa operazione militare non è un episodio isolato. Già nei mesi precedenti si erano verificati scontri simili. Alla fine di aprile, l’esercito pakistano aveva condotto un’operazione della durata di tre giorni, eliminando oltre 70 miliziani. Anche in quella circostanza i combattenti erano entrati dal confine afghano, alimentando le accuse contro Kabul per la presunta passività nel contenere il TTP.
Il Tehreek-e-Taliban Pakistan, fondato nel 2007, è un gruppo jihadista armato che condivide molti aspetti ideologici con i talebani afghani, pur essendo un’entità distinta. Dopo la caduta di Kabul nell’agosto 2021 e il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan, il TTP ha progressivamente rafforzato le sue operazioni in territorio pakistano. L’instabilità al confine si è acuita in modo drammatico, alimentata dalla porosità delle montagne tra i due Paesi e da una sostanziale ambiguità nella cooperazione bilaterale.
Nel solo 2024, il TTP ha rivendicato centinaia di attentati e attacchi armati in Pakistan, colpendo soprattutto la provincia del Khyber Pakhtunkhwa. Gli analisti ritengono che, con l’appoggio logistico e il rifugio garantito oltre confine, il gruppo sia riuscito a rigenerarsi e riorganizzarsi. La tensione è esplosa con maggiore evidenza lo scorso 28 giugno, quando un attentatore suicida si è fatto esplodere a Mir Ali, uccidendo 16 soldati pakistani. È stato uno degli attacchi più gravi degli ultimi anni e ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
La risposta del governo pakistano non si è fatta attendere. Mentre l’esercito intensifica le operazioni al confine, le autorità politiche continuano a fare pressioni sul governo talebano a Kabul affinché intervenga concretamente contro i gruppi armati presenti nel Paese. Ma la relazione tra Islamabad e Kabul rimane tesa. Da un lato, i talebani afghani negano qualsiasi complicità con il TTP e si dichiarano contrari a ogni violazione della sovranità. Dall’altro, il Pakistan accusa i vicini di non voler agire seriamente contro i terroristi, se non addirittura di proteggerli.
Il quadro regionale si complica ulteriormente. Il Pakistan è sempre più isolato nel tentativo di contenere il terrorismo al proprio interno, mentre l’Afghanistan sotto il regime talebano continua a non essere riconosciuto ufficialmente da gran parte della comunità internazionale, fatta eccezione per la Russia. Infatti solo recentemente la Russia ha annunciato di voler formalmente riconoscere il governo talebano, un segnale che potrebbe ridisegnare gli equilibri nella regione, dove anche la Cina gioca un ruolo crescente.
Intanto, sul versante umanitario, la situazione si fa sempre più critica. Il Pakistan, che negli ultimi due anni ha intensificato le espulsioni di rifugiati afghani, rischia di creare un’ulteriore emergenza al confine, con migliaia di persone respinte in territori già in preda a fame e assenza di servizi essenziali.
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