Alcune vite valgono più di altre. Non dovrebbe essere così, e lo sancisce anche la Dichiarazione universale dei diritti umani, eppure a Gaza pare proprio che la dignità e i diritti valgano decisamente meno. Il bollettino di guerra farebbe inorridire chiunque, o almeno così dovrebbe essere. In 323 giorni sono state uccise oltre 40mila persone, anzi 40.319 per l’esattezza – altro dato che rimane più che approssimativo, in quanto si tratta di numeri sicuramente sottostimati, come afferma un recente report di Lancet.
Ebbene, la cronaca della guerra a Gaza si macchia di ulteriori crimini. Gideon Levy, in un puntuale articolo su Haaretz, fa luce su un’altra terribile pratica che là, tra le fila dell’esercito israeliano, è divenuta abituale.
L’unità Oketz, numero 7142, un’unità cinofila, in questi mesi “ha perso un numero considerevole di cani”. Tuttavia, pare che l’IDF [Israel Defense Forces] abbia trovato una soluzione al problema, reclutando altre unità speciali. Si tratta di palestinesi camuffati da soldati, con tanto di uniforme dell’esercito israeliano, utilizzati come bestie al fronte. Le missioni affidate alle “nuove reclute” sono di quelle da cui difficilmentesi fa ritorno. Infatti, questi palestinesi, una volta resi irriconoscibili dalle divise, vengono ammanettati e mandati in esplorazione nei tunnel dove si presume che Hamas abbia i suoi combattenti o abbia piazzato ordigni esplosivi. Questi scudi umani, in sostanza, aprono la strada ai soldati, quelli veri. Scopo di questi cani umani è quello di attirare il fuoco nemico, così evitare ai soldati israeliani di cadere in imboscate, e di saltare in aria al posto loro. In caso di scontro a fuoco, è facile scommettere su chi siano i primi a cadere.
Quanto appena riportato, era stato già divulgato un mese fa da Al Jazeera. Tuttavia Israele – che ha dichiarato illegale l’emittente televisiva del Qatar, oscurando sia le trasmissioni che il website – aveva fermamente negato il fatto, trincerandosi dietro al solito slogan – che oramai è un triste paradosso – che recita che l’IDF è “l’esercito più morale del mondo”. Ebbene, un mese dopo l’articolo e i video di Al Jazeera, anche Haaretz conferma quanto avviene ai palestinesi mandati a morire al posto dei cani militari. Due reporter del quotidiano israeliano, Yaniv Kubovich e Michael Hauser Tov, hanno rivelato che “l’IDF utilizza i civili presi a Gaza per controllare i tunnel nella Striscia”. All’inchiesta giornalistica sono allegate anche delle foto che ritraggono un palestinese in manette, “vestito di stracci che un tempo erano uniformi, con gli occhi bendati, il capo chino, con vicino alcuni militari armati”.
Ci sono stati soldati che hanno protestato alla vista dei nuovi “cani”, e alcuni di essi hanno persino testimoniato a Breaking the Silence, un’organizzazione non governativa israeliana fondata nel 2004 da veterani. Un raro spiraglio di umanità davanti a tanta cronaca raccapricciante.

Una pratica “diffusa e sistematica”
Probabilmente l’IDF negherà l’evidenza anche questa volta, oppure tenterà di salvare la faccia con la consueta giustificazione delle mele marce, presenti in ogni esercito, a prescindere dalla bandiera. Eppure Levy, che nel suo accorato editoriale racconta che i palestinesi sono “tenuti in condizioni peggiori rispetto ai cani dell’unità Oketz” riporta quanto documentato dai due cronisti di Haaretz, cioè che l’uso di tali scudi umani è ormai una pratica “diffusa, sistematica”.
In un’ultima, amara considerazione, il giornalista svela l’unico aspetto positivo di questi “nuovi cani utilizzati dall’esercito” e cioè che di certo non morderanno i loro connazionali. Molto probabilmente moriranno, ma non “spalancheranno mai le loro fauci davanti ad altri palestinesi” – qui, il triste riferimento è a Muhammed Bhar, il ragazzo di 24 anni affetto dalla sindrome di Down e sbranato da un cane dell’IDF.
Alla luce di questo nuovo apice raggiunto nel processo di disumanizzazione dei palestinesi, pare proprio che lo slogan dei fanatici messianici, “la vita di un cane vale più di un palestinese”, si sia concretizzato nel peggiore dei modi.

