Guerra /

Il 30 settembre 2018, il cacciatorpediniere Uss Decatur ha condotto operazioni di libera navigazione (Fonop) a 12 miglia nautiche da un avamposto cinese nel Mar Cinese Meridionale (Mcm). Il cacciatorpediniere Lanzhou della marina militare dell’Esercito Popolare di Liberazione (Epl) è arrivato per tallonare la nave da guerra americana. La nave cinese ha compiuto una manovra a 40 metri dalla Decatur, sfiorando la collisione. Subito dopo, la Decatur ha lanciato un attacco di guerra elettronica contro la Lanzhou, paralizzandone parzialmente il sistema di comando.

La natura sinistra di questo episodio è molteplice. In primo luogo, se ci fosse stata una collisione tra le due navi da guerra, con conseguente perdita di vite umane, sarebbe stato inevitabile uno scontro militare tra le due potenze nucleari, le relazioni bilaterali si sarebbero irreversibilmente danneggiate e tutto il mondo ne avrebbe avvertito il colpo. In secondo luogo, l’operazione di guerra elettronica ha rappresentato il primo scontro tra Cina e Stati Uniti da quando le due forze armate hanno combattuto in Vietnam alla fine degli anni Sessanta. E una volta che si verifica un precedente, si crea logicamente lo spazio per una reazione. Gli ultimi due anni hanno visto 18 incontri ad alta tensione tra le due potenze. Con le Fonop statunitensi all’interno degli arcipelaghi cinesi diventate una routine e l’intensificarsi della reazione di Pechino, la militarizzazione del Mcm da parte di Stati Uniti e forze armate cinesi è aumentata fino a livelli di conflitto. La frase “pronti a combattere stasera” dell’ammiraglio Harry B. Harris sintetizza questa tendenza al peggioramento di questo gioco del gatto col topo in alto mare.

In apparenza, Stati Uniti e Cina non sono ansiosi di confrontarsi sul campo di battaglia

Le due parti hanno raggiunto sei accordi tecnici per disciplinare gli incontri nell’oceano. Nonostante ciò, Washington ha indicato la Cina come avversario strategico sia nella National Defense Strategy che nella National Security Strategy. Secondo una basilare teoria delle relazioni internazionali, se si identifica qualcuno come nemico, alla fine lo diventerà. Questo è il motivo per cui, fino all’arrivo di Donald Trump, Washington non aveva mai usato una tale rappresentazione della Cina. Ma adesso, con questo cambiamento, il Pentagono potrebbe aver stabilito un nuovo modello di pressione militare su Pechino, come indicano i rapporti militari sempre più tesi tra esercito americano ed Epl e la crescente guerra commerciale, che potrebbe avere implicazioni molto più ampie nei rapporti bilaterali.

Per i falchi anti cinesi negli Stati Uniti, aumentare la stretta militare ed economica su Pechino è stata una scelta razionale, in quanto la Casa Bianca, dalla sua posizione di forza, può ponderare una tale strategia in maniera relativamente facile. Nella guerra commerciale attualmente in corso, la Cina ha sofferto maggiormente a causa dell’interdipendenza asimmetrica tra le due economie. La superiorità militare degli Stati Uniti manifesta quella strategia di pace basata sulla pressione portata avanti da Mike Pence nell’Indo-Pacifico con la Cina individuata come il cattivo della situazione. Le politiche punitive di Trump nei confronti di Pechino nel commercio, le Fonop nel Mar Cinese Meridionale, la guerra fredda hi-tech – contro la Cina in generale e contro Huawei in particolare – hanno collocato gli Stati Uniti in una posizione di vantaggio. Ciò potrebbe incoraggiare ulteriormente Washington a premere per maggiori vantaggi. Qualcosa di inconcepibile per i predecessori dell’attuale amministrazione americana.

Infografica di Alberto Bellotto

Il peggioramento delle relazioni sino-americane e le conseguenti prospettive conflittuali nei rapporti bilaterali militari ed economici hanno dimostrato la veridicità della valutazione di Xi Jinping sull’ordine internazionale che, secondo lo stesso leader, “ha registrato il più grande cambiamento del secolo”.

Per la parte rimanente del mandato di Trump e per i periodi successivi, Pechino si sta preparando al peggio. Gli Stati Uniti hanno formulato un nuovo paradigma per impedire l’ascesa della Cina. E tra le incertezze sul futuro delle relazioni sino-americane, Pechino è preoccupata per un conflitto militare nel Mcm, nello Stretto di Taiwan o nell’area delle isole Diaoyu/Senkaku, che potrebbe venire innescato da un incidente, come la collisione sfiorata tra le navi da guerra dello scorso settembre. In questo contesto strategico, Xi Jinping ha ripetutamente richiesto all’Epl di accelerare la preparazione alla guerra attraverso una rapida trasformazione militare, maggiori finanziamenti nel settore della ricerca e dello sviluppo e l’intensificazione dell’addestramento. È interessante notare che “accelerare la preparazione alla guerra” era stata una decisione dei suoi due predecessori, Jiang Zemin e Hu Jintao. Tuttavia, mentre questi mettevano enfasi su “preparazione”, Xi al contrario pone l’accento sulla guerra vera e propria.

La preparazione alla guerra è prima di tutto spirituale e psicologica. L’Epl non combatte da circa 30 anni: si tratta del più lungo periodo di non belligeranza della sua storia. Questa condizione di comfort è veleno per i soldati dell’esercito cinese: Xi ha parlato di una “sindrome di pace” che ha imperato tra gli ufficiali e gli uomini, erodendo il loro spirito guerriero, la loro sete di combattimento e la loro tenacia sul campo di battaglia. Pertanto, nell’ultimo anno i vertici militari hanno lanciato una profonda campagna per eliminare questa “sindrome”, sottoponendo i soldati a estenuanti esercitazioni belliche in condizioni climatiche e luoghi estremi per testare la loro resistenza fisica.

Camilla Ferrari, Cina, Pechino, Quartiere di Baochao Hutong, 2017

La sfida più grande, comunque, rimane l’inferiorità militare della Cina di fronte all’America. Nel 2013, Xi ha avviato un’approfondita riforma dell’esercito basata su una maggiore sinergia tra le più avanzate tecnologie militari, nuove strategie e dottrine, e una struttura congiunta a cinque dimensioni in conformità con i requisiti della It-Rma (It-Revolution in Military Affairs) per le guerre future. L’esercito cinese ha progettato un piano di sviluppo in tre fasi per evolversi entro il 2050 in una forza militare alla pari con gli Stati Uniti: completare la meccanizzazione entro il 2020, unirsi al vertice delle massime potenze militari entro il 2035 (ad esempio, come una delle principali forze armate Nato europee) e raggiungere un’approssimativa uguaglianza militare con gli Stati Uniti entro il 2050.

Tuttavia, fino a quel momento, l’esercito cinese dovrà affrontare un importante divario generazionale con gli Stati Uniti nel settore degli armamenti, in particolare nell’ambito delle armi convenzionali, le quali svolgono ancora un ruolo decisivo nell’attuale modo di fare la guerra. Una volta Xi ha detto ai vertici dell’Epl che nessun conflitto contro le più importanti potenze militari può essere vinto se esiste un gap generazionale con i loro armamenti. D’altra parte, se il divario viene sufficientemente ristretto, la schiacciante superiorità degli Stati Uniti sarà ridotta a una superiorità relativa. Questo aspetto è di enorme importanza per Pechino, in quanto crede che gli Stati Uniti, senza avere una superiorità assoluta, difficilmente inizierebbero una guerra contro un’altra grande potenza. E questo consentirebbe alla Cina di guadagnare uno spazio di manovra molto più ampio nello svolgimento delle sue attività nel mondo.

Dal punto di vista militare, l’enorme divario generazionale con gli Stati Uniti costringe l’Epl a perseguire un tipo di guerra asimmetrica A2/AD (Anti-Access/Area Denial) da una posizione di svantaggio. L’Epl ha un ricco inventario per portare avanti questo tipo di guerra asimmetrica, ma il punto fondamentale perché essa sia efficace è l’acquisizione di tre strumenti di distruzione mutua assicurata: Mad (Mutually Assured Destruction) nucleare, Mad dello spazio e Mad (Mutually Assured Disruption) del cyberspazio, che sono mezzi asimmetrici efficaci con cui un esercito debole può bilanciare lo scontro con uno più forte. Anche se le forze armate cinesi non cercano una parità assoluta con la loro controparte statunitense sono fiduciose che con un aumento sostenuto degli investimenti e degli elementi utili a potenziare le tre forze Mad, unito all’attento uso di dottrine asimmetriche, sarà in grado di arginare i tentativi del Pentagono di usare la politica del rischio calcolato come mezzo per fare pressione sulla Cina.

Entro il 2035, l’Epl avrà una forza spaziale pronta al combattimento e anche un contingente per attacchi informatici. Per un esercito in posizione di inferiorità un’offensiva A2/AD nello spazio e nel cyberspazio è più gestibile di una grande battaglia in mare o nell’aria ed è esente da perdite umane. Un tale attacco potrebbe prendere forme diverse: dalla mera dimostrazione di forza fino al suo effettivo uso, dalle azioni simboliche alla paralisi di alcuni satelliti. Attacchi contro il territorio cinese ridurrebbero i maggiori tabù psicologici e fisici riguardanti le ritorsioni aerospaziali, che sono considerate più come strumenti di autodifesa che di attacco preventivo.

Camilla Ferrari, Cina, Pechino, Piazza Tiananmen, 2017

Per trasformare completamente l’Epl, è fondamentale migliorare le sue capacità. Il programma precedentemente menzionato per una transizione in tre fasi della Cina da potenza a superpotenza militare entro il 2050 è estremamente ambizioso. Tuttavia il quadro temporale non è così inverosimile. Secondo una stima fatta da The Economist, il Pil della Cina permetterebbe alle spese militari delle forze armate di avvicinarsi a quelle degli Stati Uniti entro il 2040/50. La prima fase, che arriva fino al 2020, vedrà l’Epl realizzare un obiettivo tanto a lungo desiderato: la meccanizzazione di fascia alta. Attualmente, ad esempio, ogni gruppo d’armata dell’Epl ha una brigata aerea: fattore che rappresenta un criterio concreto per valutare la meccanizzazione avanzata. L’obiettivo della seconda fase è di ridurre il divario generazionale con la Superpotenza, in modo da dissuadere il Pentagono dall’intervenire militarmente contro la Cina nelle dispute regionali. Entro la fine della terza fase, nel 2050, l’Epl raggiungerà un’approssimativa parità di potenza con gli Stati Uniti. E questo significa che l’Epl avrà in gran parte colmato il suo gap generazionale nelle principali categorie di armamenti.

In sintesi, mentre gli Stati Uniti cercheranno di consolidare la propria superiorità nei confronti dell’Epl negli anni a venire, la Cina si impegnerà a colmare il divario attraverso una riforma senza precedenti che alla fine aumenterà la sua prontezza alla guerra, seguendo gli ultimi sviluppi nella scienza e nelle tecnologie militari, come pure le nuove modalità con cui si svolgono i combattimenti.

I rischi per l’esercito cinese sono concreti

Tuttavia, i rischi per l’Epl sono concreti, in quanto le dislocazioni transitorie possono compromettere temporaneamente la solidità della sua forza e l’efficacia del comando a vari livelli. Inoltre, è vero che la Cina è in tempo di pace, ma l’enfasi persistente sul combattimento e l’assoggettamento dei soldati a una costante preparazione in vista di una guerra possono consumare risorse in un momento in cui la crescita economica del Paese perde vigore. Ultimo aspetto – ma non meno importante – riguarda il fatto che l’esaltazione della guerra eleva ulteriormente lo status sociale e politico dell’esercito nelle questioni interne e nei processi decisionali in politica estera e nelle dispute territoriali. Sarà interessante osservare come l’Epl supererà questi aspetti negativi legati al cambiamento.

Fotografia di apertura di Camilla Ferrari, Cina, Pechino, stazione della metropolitana di Wangfujing, 2017

Articolo di You Ji