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È fuggita in Siria per arruolarsi nell’Isis, portando con sé il figlio di sei anni. La sezione anti terrorismo della Procura di Milano, guidata da Alberto Nobili, ha chiesto e ottenuto dal gip Manuela Scudieri un ordine di cattura per terrorismo internazionale per Valbona Berisha, donna albanese di 34 anni residente a Barzago, in provincia di Lecco.

Le indagini, coordinate dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Alessandro Gobbis, sono state affidate al Ros di Milano. Gli investigatori hanno ricostruito a ritroso il percorso della donna, dalla progressiva radicalizzazione al viaggio per il Califfato attraverso la Turchia.

Tutto comincia nel 2014, Valbona e il marito, anche lui albanese che lavora come muratore, hanno alcuni contrasti. Hanno due figlie all’epoca di 10 e 11 anni e un figlio di 6, tutti nati nel nostro Paese. La famiglia era in Italia dal 2000, ben inserita e religiosa in modo moderato.

La donna, casalinga, però si avvicina all’Islam radicale attraverso internet. Legge manuali sulla jihad e ascolta discorsi di imam estremisti. Entra anche in contatto con un foreign fighter serbo che le procura i biglietti aerei per la Siria. Madre e figlio partono da Orio al Serio nel dicembre 2014 e il marito ne denuncia subito la scomparsa ai carabinieri. Nel Califfato la donna si risposa con un combattente conosciuto on line. Da allora Valbona comunica via Skype con i genitori in Germania e il marito riesce a parlare un paio di volte con il bambino, ormai ribattezzato Yusuf. “La mamma si veste come un ninja”, racconta stranito il piccolo, che dice di voler tornare a casa e a scuola. La madre invece lo manda in un campo di addestramento dei terroristi, dove gli insegnano il combattimento corpo a corpo e l’uso delle armi. Il marito di Valbona ha tentato per ben due volte di andare in Siria per riportare indietro il figlio, senza riuscirci. Del bambino e della donna non si hanno notizie dalla metà del 2015.

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