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La diffusione della pandemia non ha interrotto gli sforzi per giungere ad una risoluzione del conflitto nel Donbass. É infatti tornato a riunirsi, in videoconferenza, il Gruppo di Contatto Trilaterale, composto dai rappresentanti della Federazione Russa, dell’Ucraina e della Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Permangono, però, alcune problematiche. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, pur aspirando ad una risoluzione del conflitto, teme che un accordo che garantisca autonomia alle regioni separatiste possa consentire a Mosca di condizionare la politica ucraina. L’Ucraina ha poi escluso dalla propria delegazione i rappresentanti separatisti, irritando Mosca che ha più in generale accusato la controparte di voler sabotare i negoziati, il cui futuro potrebbe essere a rischio.

Luci ed ombre

I segnali che giungono dalla Federazione Russa sono, però, contraddittori. Il vice primo ministro  Dmitry Kozak ha recentemente dichiarato che si sono svolte, a Berlino, una serie di consultazioni che dovrebbero facilitare i colloqui di pace nel formato Normandia ed all’interno del Gruppo di Contatto Trilaterale. Sarebbero stati raggiunti, in questa occasione, una serie di accordi volti a risolvere delle problematiche che richiedono un coordinamento tanto con gli esponenti delle regioni separatiste quanto con le autorità ucraine. La fine della guerra appare comunque lontana: i risultati raggiunti in occasione del summit del Formato Normandia, svoltosi a Parigi nel dicembre del 2019, non sono poi stati implementati ed è stata esclusa l’organizzazione di un nuovo summit perché mancherebbero le condizioni affinché possa avere luogo.

Non si fermano, nelle regioni di Donetsk e Luhansk, le violazioni del cessate il fuoco segnalate dalla Missione di Monitoraggio dell’OSCE. Sono state registrate almeno 75 esplosioni nell’area di Donetsk tra l’8 ed il 9 maggio mentre negli stessi giorni, a Luhansk, le esplosioni sono state circa 19. Tra il 9 ed i 10 maggio, invece, sono aumentate le violazioni nella regione di Donetsk (165 esplosioni).

Le prospettive

La pandemia di Covid-19 non ha di certo facilitato un rasserenamento nei rapporti tra Kiev e Mosca: i confini sono chiusi ed i negoziati sono stati dapprima interrotti e poi condotti nell’inusuale formato della videoconferenza. La speranza di giungere ad una svolta nel 2020 sembra tramontata ed il destino del conflitto e delle relazioni è legato alle future condizioni socio-economiche dei due Stati post coronavirus. Lo scambio di prigionieri tra Kiev ed i separatisti, svoltosi in occasione della Pasqua, ha avuto dimensioni più modeste di quanto ci si potesse aspettare, i bombardamenti nel Donbass non si sono interrotti e persino il Covid-19 è diventato  argomento di scontro. Le autorità russe hanno bloccato il sito del governo ucraino che lamentava come i separatisti avessero celato l’esistenza di alcuni casi del morbo nelle aree occupate.

Sullo sfondo c’è il ruolo che potrebbero giocare gli Stati Uniti: le elezioni presidenziali di novembre determineranno cambiamenti importanti. Joe Biden ed i Democratici potrebbero avere un atteggiamento molto più duro e deciso di Donald Trump nei confronti di Mosca. Kiev, peraltro, continua a mostrarsi desiderosa di procedere con il processo di integrazione europea: un altro argomento spinoso e destinato a provocare i malumori del Cremlino.