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A Ginevra Putin e Biden la scorsa settimana si sono stretti la mano. Poco più a nord, nei cieli che sovrastano il mar Baltico, aerei russi e aerei della Nato hanno avuto un confronto ravvicinato capace di rievocare gli anni della Guerra fredda. In realtà non si è avuta particolare tensione, ma episodi del genere ben hanno testimoniato la reciproca diffidenza esistente tra Mosca e l’Occidente. Negli ultimi giorni, in questo contesto, ad essere chiamati in causa sono stati anche aerei italiani di base in Estonia.

Il decollo dei bombardieri da Kaliningrad

Quando nelle basi aeree scatta la sirena, gli intercettori devono prepararsi ad ogni evenienza. Il 15 giugno scorso una sirena ha messo in allerta i piloti stanziati nelle basi Nato dell’area baltica. L’allarme è arrivato quando due bombardieri Tupolev Tu-160 sono decollati da Kaliningrad, l’enclave russa situata tra Lituana e Polonia. Un pezzetto di Prussia ereditato dalla seconda guerra mondiale che oggi rappresenta una porzione delle federazione dentro all’Unione europea. Non appena i due mezzi militari di Mosca sono partiti da qui e hanno raggiunto il cielo sopra le acque internazionali del Baltico, due caccia danesi si sono alzati in volo per intercettarli. Sono passati pochi minuti e sulle tracce degli F-16 di Copenaghen l’aviazione russa ha inviato due Sukhoi SU-35S.

Un marcamento stretto frutto di due diverse interpretazioni. Secondo i responsabili Nato nell’area baltica, il volo dei Tupolev poteva rappresentare una violazione dei confini mentre, al contrario, per i russi la rotta seguita era perfettamente legittima. Una posizione espressa esplicitamente in un video diffuso dal ministero della Difesa di Mosca, contenente le riprese effettuate dalla cabina dei due velivoli: “Tutto è stato svolto in conformità delle regole internazionali”, è la dichiarazione resa nota dai vertici dello stesso dicastero. Seguendo i tracciati, dopo aver sorvolato il Baltico i due velivoli si sono diretti verso San Pietroburgo e da qui hanno poi raggiunto, dopo un volo di otto ore, la base di Saratov. Per i russi un viaggio del genere è considerato di routine: si tratterebbe infatti nient’altro che di un semplice riposizionamento dei propri mezzi e sorvolare il Baltico è l’unico modo per poter connettere l’enclave di Kaliningrad con il resto del territorio nazionale.

Anche caccia italiani in azione

L’attraversamento dell’area baltica però implica necessariamente l’avvicinamento allo spazio aereo lituano, lettone ed estone. Tre repubbliche ai ferri corti con Mosca ed in cui una fetta di popolazione vive ancora oggi con l’idea di essere sotto attacco russo. Da qui la costante allerta delle forze Nato nella zona ogni volta che gli aerei russi si alzano in volo. Come accaduto per l’appunto il 15 giugno. In quelle ore dopo che i danesi sono stati raggiunti dai Sukhoi, è arrivato il turno degli italiani: due nostri F-35 sono decollati dalla base estone di Amari su ordine dell’Alleanza Atlantica per mettersi sulla tracce dei Tupolev. Ben presto anche gli aerei italiani sono stati raggiunti dai mezzi russi. E non era la prima volta: come sottolineato su Repubblica, a giugno in altre tre occasioni i caccia della nostra aviazione sono decollati per sospette intrusioni russe e anche in quei casi i nostri piloti sono stati avvicinati dai Sukhoi.

L’Italia, nonostante il Baltico sia lontano dalle proprie sfere di interesse, è molto operativa nell’area. Dalla base di Amendola è stata inviata ad Amari un’intera squadriglia di F-35 con l’obiettivo di proteggere lo spazio aereo estone. La piccola repubblica baltica infatti è membro della Nato ma non ha una propria aviazione. Per cui quando viene segnalata una minaccia, sono i caccia italiani a decollare verso i target russi. Una circostanza che non dovrebbe avere conseguenze dirette nei rapporti tra Roma e Mosca, ma che è emblematica delle tensioni tra la Nato e la Russia. Per le autorità della federazione i viaggi da Kaliningrad a San Pietroburgo sono considerati alla stregua di normali trasferimenti, ma negli ultimi mesi mosse del genere sono aumentate per numero e frequenza. L’impressione è che il Cremlino voglia in tal modo rispondere alle mosse della Casa Bianca attuate dall’insediamento di Joe Biden, il quale ha disposto un maggiore dispiegamento di bombardieri B-1 e B-52 in Europa. Mosca e Washington si guardano con diffidenza e in tal senso l’area baltica rappresenta il confine di demarcazione più caldo.