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Un’enorme esercitazione multinazionale per garantire un Indo-Pacifico “libero ed aperto” è cominciata il 31 agosto scorso. Sette nazioni sono impegnate nelle Super Garuda Shield che vedono Stati Uniti ed Indonesia insieme ad Australia, Giappone, Singapore, Francia e Regno Unito mettere in campo circa 5mila uomini. Il Dipartimento della Difesa Usa riferisce, testualmente, che le unità militari dispiegate si suddividono in 2100, quelle statunitensi, mentre 1900 quelle indonesiane. La specifica sembrerebbe sottolineare la massiccia partecipazione proprio dell’Indonesia, in quanto fortemente interessata a causa delle nuove proiezioni geografiche di Pechino nell’area.

Alle sette nazioni principali, quest’anno, avrebbero richiesto di partecipare anche altri 12 Stati con il ruolo di osservatore. Questi ultimi sarebbero: Brasile, Brunei, Canada, Germania, India, Malesia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Filippine, Corea del Sud e Timor Est. Washington, al timone di tali manovre, coordina le operazioni delle simulazioni di comando e controllo, l’interscambio formativo di livello accademico, le operazioni di aviotrasporto ed anfibie, le simulazioni di sequestro e risposta ad eventuali occupazioni di aeroporti oltre ad esercitazioni “a fuoco”.

La Difesa Usa, tramite le dichiarazioni del Generale Marcus Evans, che è attualmente comandante della 25esima Divisione di Fanteria e capo dell’esercito statunitense, riferisce che tali esercitazioni sono un’opportunità per continuare a sviluppare “prontezza ed interoperabilità ai combattimenti”. Dall’analisi delle risorse si riscontra, però, che suddette affermazioni confermerebbero anche i reali obbiettivi di Washington volti, invece, a voler testare il lavoro delle proprie truppe, “in simultanea” e su vari scenari. I soldati della venticinquesima divisione di fanteria, infatti, risultavano già dispiegati tra le circa trentamila unità impiegate da tredici nazioni in un’altra esercitazione denominata invece, Talisman Sabre, oltre ad effettuare un’ulteriore missione inter-agenzia dedicata alla risposta agli incendi nel Maui, che ha visto la mobilitazione di ben settecento membri del Dipartimento della Difesa.

Le Super Garuda Shield, come anche la Talisman Sabre, fanno parte di un complesso di circa quaranta esercitazioni congiunte ad altre nazioni sempre a guida statunitense, che appartengono, in realtà, a quella che è denominata “operazione Pathways”. Tali dinamiche-multinazionali in tutto l’Indo-Pacifico, lavorerebbero per rafforzare la “strategia di deterrenza integrata” degli Stati Uniti nei confronti del colosso cinese.

La “Standard Map” di Pechino invade l’Indo-Pacifico?

In merito alle questioni sulla sicurezza trasversale e le sfide globali, anche la Nato starebbe rafforzando le politiche sulla cooperazione ed il dialogo con i parter alleati nell’Indo-Pacifico. Significative riunioni sulla questione, infatti, si tengono dal 2020, alle quali sono succeduti il vertice di Madrid del 2022 e, successivamente, quello di Vilnius nel 2023. Tale dialogo, secondo quanto riportato da fonti Nato, avrebbe lo scopo di garantire il miglioramento della consapevolezza situazionale degli “sviluppi e della sicurezza” proprio nelle regioni euro-atlantiche e quelle indo-pacificate. I lavori di queste commissioni riguardano non solo tematiche come il conflitto russo-ucraino e lo spostamento dell’equilibrio di potere globale, ma soprattutto la questione sulla sicurezza nella penisola coreana e l’ascesa della Cina.

A tutto ciò, però, Pechino non sembra accondiscendere. Dall’analisi delle risorse aperte, infatti, la Cina vedrebbe tali manovre come una vera e propria minaccia, accusando gli Stati Uniti di costruire un’alleanza indo-pacifica simile alla Nato, con “il fine di limitare la sua influenza militare e diplomatica nella regione”.

Le sue ultime contestazioni, però, coinciderebbero, proprio con la pubblicazione delle nuove mappe geografiche, “Standard Map”, rilasciate dal Ministero delle Risorse Naturali cinese durante la celebrazione del Surveying and Mapping Publicity Day e della National Mapping Awareness Publicity Week, avvenuta lo scorso 28 Agosto nella contea di Deqing, provincia di Zhejiang, ed avente il tema: “L’uso standardizzato delle mappe non può essere affatto sbagliato”.

Come riferisce lo stesso Ministero cinese, sembrerebbero essere state rilasciate, infatti, ottocentosettantanove mappe standard ed altre mappe di riferimento per l’anno 2023, di cui venti, suddivise in sei documenti solo per la Cina ed altre quattordici, invece, per tutto il continente. Le rimanenti ottocentocinquantanove sono state inviate, invece, a tredici province.

Qui si spiegherebbe l’interesse dell’Indonesia e di altre nazioni a poter partecipare all’esercitazioni congiunte a guida Usa. L’Indonesia infatti, potrebbe temere un’invasione cinese della sua zona economica esclusiva, perché il suo confine si sovrappone alla “linea a nove tratti” rivendicata, in maniera unilaterale, da Pechino nel Mar Cinese Meridionale. Inoltre si apprende che anche la Malesia, proprio a causa di questo problema, ha invitato gli altri partner asiatici, tra cui Taiwan, ad astenersi nell’interpretare la mappa cinese. L’India, da canto suo, ha presentato obiezioni per l’Arunachal Pradesh e l’altopiano di Doklam. Mentre le Filippine hanno additato quest’atto come l’ennesimo tentativo della Cina di reclamare la sovranità sulle zone marittime filippine, che, tra l’altro, non avrebbe alcun valore ai fini del diritto internazionale, auspicando, inoltre, che questo non sia il preludio di una situazione più allarmante.

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