Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno annunciato che sospenderanno temporaneamente l’offensiva contro lo Stato islamico ad Hajin in seguito agli attacchi turchi che le milizie curde hanno subito al confine con la Turchia negli scorsi giorni.

 Tra la notte di martedì e mercoledì, l’artiglieria turca ha incessantemente bersagliato le postazioni delle Ypg, le milizie curde, nell’area di Kobane sul confine tra Turchia e Siria.Fonti curde denunciano un soldato Ypg deceduto e un altro seriamente ferito, mentre secondo la stampa turca i morti tra le file curde sarebbero quattro e i feriti sei.

L’attacco turco arriva nello stesso momento in cui i battaglioni delle Ypg, inquadrate nelle Sdf, stanno combattendo assieme alla Coalizione internazionale contro l’Isis ad Haijn, l’ultima roccaforte delle bandiere nere a sud est di Deir Ezzor. Un eventuale attacco turco dal nord ovest troverebbe i curdi totalmente scoperti e incapaci di opporre resistenza all’offensiva turca. Per questa ragione i vertici militari delle Sdf hanno annunciato la sospensione temporanea della loro lotta contro le bandiere nere per poter dispiegare alcune forze nel nord della regione al fine di difendersi in caso di attacco turco.

Le azioni militari turche sono avvenute dopo che il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva annunciato domenica scorsa durante un raduno del Akp, partito di cui Erdogan è il leader, una nuova offensiva contro i curdi siriani ad est del fiume Eufrate. Martedì mattina anche il ministro della Difesa turco Hulusi Akar aveva dichiarato che l’azione militare di Ankara contro le Ypg non si sarebbe fermata a Manbij ma si sarebbe diretta ad est dell’Eufrate, territorio controllato totalmente dalle milizie curde con il supporto degli Stati Uniti.

 La Turchia considera i curdi siriani a tutti gli effetti dei terroristi per i loro legami con il Pkk, il Partito dei lavoratori curdi fondato da Abdullah Ocalan. Erdogan ha ribadito più volte che vuole “stanare i terroristi curdi da tutto il territorio del nord della Siria partendo da ovest e fino ad arrivare al confine iracheno” mettendo così al sicuro il confine meridionale turco.

 Ora le speranze dei curdi sono riposte in Washington. Gli Stati Uniti sono gli unici che possono negoziare con la Turchia uno stop all’offensiva contro i curdi, facendo riprendere la lotta delle Sdf contro lo Stato islamico e evitando che l’esercito di Ankara conquisti altre enclave curde come successo ad Afrin.

 La situazione nel cantone curdo conquistato da Ankara a marzo del 2018, è drammatica. Oltre 250mila curdi hanno dovuto abbandonare il nord ovest della Siria dopo l’avvio dell’operazione “Ramoscello d’Ulivo”. La Croce Rossa internazionale ha denunciato che i loro operatori umanitari non riescono ad entrare nell’area perché vengono bloccati dalle autorità turche mentre soprusi, violenze e rapimenti delle milizie islamiste affiliate ad Ankara vengono perpetrati impuniti contro i curdi rimasti in città.