Quando El-Fasher è caduta sotto il controllo delle Rapid Support Forces (RSF), a fine ottobre 2025, un video ha iniziato a circolare sui social network. Mostrava un uomo armato che si presentava come Issa Abu Lolo, identificato successivamente come Al-Fateh Abdallah Idris, mentre camminava tra i corpi delle vittime e parlava direttamente alla telecamera.
«Guarda tutto questo lavoro. Guarda questo genocidio», diceva con voce calma. Poi sorrideva, ruotando il telefono verso i suoi compagni delle RSF e aggiungeva: «Moriranno tutti così».
Il filmato, pubblicato su TikTok e rilanciato da diversi canali, è stato geolocalizzato nei dintorni di El-Fasher e verificato da BBC Verify, che ha confermato come l’uomo ha ucciso decine di persone disarmate in diverse aree della città.
In altre registrazioni, trasmesse in diretta, Abu Lolo si vantava apertamente delle sue uccisioni. «Volevo ucciderne duemila, ma sono sicuro di aver superato il numero. Mi sono confuso con il conteggio, l’ho perso, ma ricomincerò da zero», dichiarava ridendo, mentre altri miliziani RSF lo accompagnavano ridacchiando in sottofondo.
Fonti osint hanno stimato che oltre 2500 persone siano state uccise a El-Fasher nei giorni immediatamente successivi alla conquista della città.Testate giornalistiche e centri di ricerca internazionali hanno raccolto video, testimonianze e immagini satellitari che documentano incendi, distruzioni e fosse comuni. In risposta a queste accuse, la Corte penale internazionale ha aperto un’inchiesta per verificare se le azioni della RSF nel Darfur costituiscano crimini di guerra o crimini contro l’umanità.
La Yale University ha pubblicato due diversi paper con materiale open source per dimostrare uccisioni di massa e crimini di guerra perpetrati da parte dalle RSF
A questo link è possibile accedere al documento del 27 ottobre 2025, a questo link invese al report osint del 4 novembre 2025
Nel frattempo nei primi giorni di novembre, la leadership della milizia RSF ha diffuso un comunicato ufficiale in cui annunciava «un’indagine interna sulle violazioni» commesse dai propri membri. Poche ore dopo, i canali media della RSF hanno pubblicato un nuovo video: Abu Lolo veniva mostrato sotto scorta, trasportato in un convoglio armato verso la prigione di Shala, nella periferia occidentale di El-Fasher.
Di seguito il video.
Secondo l’analisi di BBC Verify, la scena è stata girata intorno alle 16:00 ora locale, in base alla lunghezza e alla direzione delle ombre. Gli esperti hanno determinato che Abu Lolo è stato collocato in una cella isolata nel cortile meridionale del complesso carcerario, la quarta da est. Tuttavia, alle 17:18 dello stesso giorno, sull’account TikTok dell’uomo — molto attivo e in precedenza usato per documentare le violenze delle RSF — è apparso un nuovo post. Non è chiaro se Abu Lolo gestisse ancora l’account o se fosse controllato da terzi, ma la coincidenza ha sollevato dubbi sull’effettiva natura del suo arresto.
Dietro la figura di Abu Lolo si delinea una carriera lunga e ben radicata all’interno dell’apparato paramilitare della RSF. Il suo vero nome, Al-Fateh Abdallah Idris, compare in diverse indagini come uno dei membri più vicini alla famiglia Dagalo, che guida la milizia e appartiene alla tribù Mahariya Rizeigat. Entrato nella RSF nel 2013 dopo un periodo di addestramento militare, Abu Lolo è cresciuto rapidamente di grado grazie ai suoi legami familiari con Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, e con suo fratello Abdelrheem Dagalo, vicecomandante della forza.
Dopo un periodo di servizio nelle forze speciali RSF e diverse missioni nello Yemen, Abu Lolo è rientrato in Sudan e ha lavorato nell’ufficio dell’intelligence interna della milizia, consolidando la propria posizione. Quando nel 2023 il conflitto aperto tra RSF e l’esercito regolare sudanese (SAF) è esploso, è diventato una delle guardie personali di Abdelrheem Dagalo, su cui nel settembre di quello stesso anno sono state imposte sanzioni internazionali per violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.
Le dichiarazioni che ha rilasciato sui social hanno alimentato l’indignazione globale. Dopo la diffusione dei suoi video, TikTok ha chiuso il suo account per violazione delle linee guida della piattaforma. La settimana successiva, Hemetti ha ammesso pubblicamente che «violazioni» si erano verificate a El-Fasher e ha sostenuto che «comitati investigativi» fossero stati istituiti. Il 30 ottobre, un comunicato sul canale Telegram ufficiale della RSF ha confermato l’arresto di Abu Lolo e di «alcuni individui coinvolti in violazioni dei diritti umani».
Nonostante le dichiarazioni, numerosi osservatori restano scettici. Secondo analisti indipendenti e fonti umanitarie, l’arresto appare come un’operazione di facciata. Nessuna informazione indipendente ha confermato la sua reale detenzione o un procedimento giudiziario in corso.
A novembre 2025, la situazione a El-Fasher resta confusa. La città è in gran parte distrutta, decine di migliaia di civili sono fuggiti e nuove immagini satellitari indicano che gli scontri e le violenze non si sono fermati. Il caso di Issa Abu Lolo — l’uomo che si è filmato mentre compiva esecuzioni di civili e che la stessa RSF sostiene di aver arrestato — rappresenta oggi il paradosso della guerra in Sudan: una combinazione di brutalità militare, impunità politica e controllo della narrazione attraverso i social media.