La geopolitica della corsa allo spazio
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Il piano di pace italiano per l’Ucraina è completamente “slegato dalla realtà” e i suoi autori sembrano essersi basati su “giornali provinciali” e “menzogne ucraine”. A smontare il piccolo spiraglio diplomatico “made in Italy” emerso nei giorni scorsi è Dmitrij Medvedev, attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza nonché ex capo di Stato russo. Il commento di Medvedev, sprezzante e pungente, sembra quasi teso a voler spegnere sul nascere la flebile fiammella di speranza accessa dalla diplomazia italiana.

Il punto più critico sembrerebbe coincidere con il nodo territoriale, in particolare con la completa autonomia della Crimea all’interno dell’Ucraina, considerata dall’alto funzionario del Cremlino un’assoluta scortesia nei confronti di Mosca. Non solo una scortesia, ma anche una minaccia alla sua integrità territoriale e un “pretesto per iniziare una guerra a tutti gli effetti”.

“Non c’è e non ci sarà mai una forza politica in Russia che accetterebbe anche soltanto di discutere il destino della Crimea. Sarebbe un tradimento nazionale”, ha tuonato Medvedev alzando un muro altissimo tra la Federazione Russa e il piano elaborato dalla Farnesina.



Il nodo territoriale

Il messaggio di Medvedev è stato tanto chiaro quanto emblematico: anche soltanto immaginare una completa autonomia della Crimea sotto la bandiera dell’Ucraina può essere sufficiente a causare una guerra a pieno titolo.

Ricordiamo che il piano di pace dell’Italia era formato da quattro step: un cessate il fuoco generale sul territorio ucraino, l’approdo ad una forma di neutralità dell’Ucraina, la sovranità su Crimea e Donbass, e, infine, un nuovo patto sulla sicurezza internazionale. Niente da fare, secondo quanto dichiarato dal delfino di Vladimir Putin.

A detta di Medvedev, infatti, “la situazione reale si riflette solo nelle bozze di accordo proposte dalla Russia”. E ancora: “L’Occidente ha abbracciato il desiderio di creare piani di pace che dovrebbero portare a una soluzione della crisi in Ucraina. E andrebbe bene se si trattasse di preparare opzioni che almeno in qualche modo tengano conto della realtà. Invece no, questo è solo un puro flusso di coscienza dei grafomani europei”.

A proposito delle notizie di stampa sul piano italiano, l’ex presidente russo ha affermato che “si ha la sensazione che sia stato preparato non da diplomatici, ma da scienziati politici locali che hanno letto molti giornali provinciali e operano solo con falsi ucraini”.

La risposta di Mosca

Le parole di Medvedev, considerando la caratura del personaggio – non proprio l’ultimo dei funzionari di corte – dovrebbero teoricamente rispecchiare l’opinione dei piani alti del Cremlino. Eppure c’è spazio per un giallo, visto che il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, ha detto che il Cremlino non ha ancora avuto modo di vedere il piano di pace per l’Ucraina proposto dall’Italia. “No, non lo abbiamo ancora visto, speriamo che attraverso i canali diplomatici venga portato alla nostra attenzione e saremo in grado di esaminarlo”, ha spiegato Peskov, citato dalla Tass.

In ogni caso, è molto difficile capire cosa vogliano ottenere – e cosa sono disposte a cedere – le due parti in campo (Ucraina e Russia) per arrivare alla tanto agognata pace. Mosca ha iniziato a mettere le sue richieste sul tavolo. Per quanto riguarda i territori contesi, pare di capire che Putin non abbia alcuna intenzione di trattare. Il Donbass “ha finalmente deciso il suo destino” e “non tornerà mai all’Ucraina”, ha ribadito lo stesso Medvedev. “Le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk non torneranno in Ucraina”, ha aggiunto, definendo “le proposte per l’autonomia del Donbass nel quadro dello Stato ucraino ovvie sciocchezze e proiezioni a buon mercato”. “Le decisioni sul loro destino – ha concluso l’ex presidente russo – sono state prese dalle repubbliche del Donbass alla fine e non torneranno indietro. Questo è inaccettabile per tutti coloro che ricordano il destino degli accordi di Minsk e l’uccisione di civili della Lpr e della Dpr”.

Ma per quale motivo Mosca ha bocciato il piano italiano? Difficile dare una risposta esatta. Anche perché il Cremlino aveva dichiarato di “star valutando” la road map per la pace proposta dalla Farnesina. La sensazione è che la Russia non voglia includere i territori contesi nella trattativa perché, da qui ai prossimi giorni, le forze russe potrebbero presto conquistare nuovi territori nel quadrante meridionale dell’Ucraina. Dopo settimane di stallo, se non aperta difficoltà, l’esercito russo sembrerebbe aver riacceso i motori, con l’intenzione di prendere il controllo dell’intero Donbass. E per Mosca non avrebbe alcun senso fare concessioni su queste ipotetiche conquiste.

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