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L’esercito popolare di liberazione cinese è in forte espansione. I numeri si aggirano intorno 2.035.000 di militari operativi e 510mila riservisti per un totale di 2.545.000 unità di pronto intervento. La storia dell’esercito cinese inizia nel 1927 con la scissione dai comunisti. Tra il 1930 e 1934 vengono organizzate cinque campagne di accerchiamento (ma solo l’ultima con esito positivo) vedendo schierati oltre un milione di soldati nazionalisti contro 180mila comunisti. Questi ultimi arretrarono per 12mila chilometri tra l’ottobre del 1934 e l’inizio del 1935, mediante quella che è passata alla storia come “La lunga marcia”. Nel 1937, per combattere la nuova invasione nipponica, viene creata l’Ottava Armata della Strada e la Nuova Quarta Armata. Ma il 1946 vede nuovi contrasti tra le due fazioni, arrivando a una vera e propria guerra civile. I comunisti confluiscono all’interno dell’Esercito popolare di Liberazione e, nel 1949, giungono al potere proclamando il primo ottobre dello stesso anno la fondazione della Repubblica popolare cinese. La frangia nazionalista si trasferì a Taiwan, dove instaurarono il governo della Repubblica cinese a Tapei, conosciuta poi come “la capitale di guerra”. Di lì l’ossessione continua dell’attuale Cina di riunire Taiwan sotto un unico governo.

Il progetto “Una Cina”

A causa di questi eventi storici (scissioni, nuove sfide geopolitiche e militari) sembra crescere il desiderio di espansione euroasiatico di Pechino. Secondo fonti pubbliche sembrerebbe, infatti, intenzione del presidente Xi Jinping di voler riunire Taiwan con la terraferma per avverare il sogno di vedere “Una Cina”.

Le operazioni militari congiunte con Russia e Paesi mongoli, oltre all’indice del budget di circa 177 miliardi di dollari (2019), stanziato per le spese militari, fa presagire la volontà di una riorganizzazione della forza bellica orientale con proiezioni al 2035. Già dalle operazioni militari congiunte di Vostok 2018, i numeri riportati dal Guardian erano impressionanti: “300mila soldati russi, 36mila veicoli militari, 80 navi e mille unità tra aircraft, droni ed elicotteri e 3,500 unità di truppe di terra da parte di Pechino”.

L’esercito cinese, in merito ai missili balistici intercontinentali, Icbm, Intercontinental Ballistic Missiles, già dopo la seconda guerra mondiale, riportava un più che discreto armamento missilistico. Ma, come da dati recenti, lo sviluppo tecnologico di armamenti cinese si è evoluto a tal punto da presentare al mondo il superamento di test di armi ipersoniche.

Contromisure americane

È necessario ricordare, innanzitutto, che gli Stati Uniti erano sul progetto di sviluppo ed armamento ipersonico già da“venti anni ”. Sebbene il governo cinese e quello russo abbiano proclamato il successo dei test su DF-DZ o WU-14 noto anche HGV DONG FENG, l’Avangard e Yu-71 Hypersonic Boost-Glide. La presidenza americana, sotto il mandato di George W. Bush, già nel 2000, mediante “il Falcon Project della DARPA”, lavorava allo sviluppo di un’arma convenzionale ipersonica dotata di Sistema Prompt Global Strike (PGS- Precision-Guided Conventional Weapon Airstrike). L’amminisrazione Usa, in merito ai pericoli d’innesco dell’armamento nucleare russo e quindi ad una possibile guerra nucleare, sospese i test. Ma, visto il progresso di altre nazioni in tale direzione, Il 18 novembre 2011, il Comando Spaziale e Missilistico dell’esercito statunitense testò con successo il proprio missile ipersonico AWS, Advanced Hypersonic Weapon. Il lancio fu effettuato dal Pacific Missile Range Facility alle Hawaii, centrando il bersaglio a meno di 30 minuti sull’isola di Kwajalein, nell’arcipelago di Ralik, (Isole Marshall), ad una distanza di circa 3.700 km.