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L’anniversario di fondazione della 19esima Brigata missilistica ucraina ci ha permesso di dare uno sguardo a come i reparti missilistici di Kiev hanno reagito nelle prime ore dell’invasione russa del febbraio 2022.

L’artiglieria ucraina, allora, aveva scarse capacità di colpire obiettivi a lungo raggio, a differenza di oggi, e i reparti che avevano in servizio i vetusti missili balistici a cortissimo raggio Tochka-U di eredità sovietica erano quelli in grado di colpire più in profondità, avendo il vettore un raggio d’azione di circa 120 km. Questi, pertanto, erano gli assetti più pregiati a disposizione dell’esercito ucraino per colpire le retrovie russe e come tali hanno avuto un particolare occhio di riguardo nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti l’attacco russo.

La parola d’ordine di quel periodo è stata “dispersione”. Una metodologia che gli ucraini hanno applicato per diversi assetti, tra cui i cacciabombardieri come vedremo a breve, ma che per quanto riguarda la Brigata missilistica (l’unica attiva al momento dello scoppio del conflitto) ha significato la possibilità di reagire immediatamente all’assalto russo andando a bersagliare linee di rifornimento, aeroporti e basi logistiche avanzate.

Secondo il resoconto fornito dagli ucraini in occasione dell’anniversario della Brigata (il 10 novembre), il comando impartì l’ordine di dispersione delle diverse unità nelle apposite aree predeterminate quasi una settimana prima dell’invasione. Questi schieramenti furono effettuati in base a istruzioni che specificavano anche le azioni da intraprendere in caso di attacco russo da qualsiasi direzione.

All’inizio dell’invasione, alcune unità erano già posizionate per le operazioni belliche, mentre altre si sono dovute spostare nei settori assegnati per poter essere utilizzate al meglio durante l’attacco, come ad esempio il distaccamento che ha contribuito alla difesa di Kiev, quasi subito posta sotto assedio dall’esercito russo. I movimenti della Brigata sono stati celati al nemico anche con dei falsi movimenti, simulando spostamenti in una direzione per poi procedere in quella opposta, come avvenuto per alcuni reparti falsamente spediti verso il Donbass.

L’intera Brigata si è dispersa in diverse regioni dell’Ucraina, cambiando posizione per evitare di essere individuata, lanciando diversi missili Tochka-U contro punti di rifornimento, aree di sosta e concentrazioni di forze nemiche oltre la linea del fronte. La brigata è stata attiva lungo tutta la linea del fronte: da Nord, a Chernihiv, sino a Est dove, dall’area di Siversk, è riuscita a colpire la base aerea russa di Millerovo, passando per la parte meridionale, da dove ha colpito la base aerea di Taganrog e soprattutto è accreditata dell’affondamento della nave da assalto anfibio russa “Saratov” della classe Alligator nel porto occupato di Berdyansk il 24 marzo del 2022.

Gli ucraini riportano che con l’aumentare del ritmo delle operazioni, le scorte di missili hanno iniziato a scarseggiare, pertanto gli ingegneri hanno utilizzato corpi di razzi immagazzinati in fabbrica e hanno sostituito le testate con cariche adattate da bombe aeree ad alto potenziale. Questo sforzo produttivo improvvisato ha permesso di continuare gli attacchi nel giro di poche settimane.

Le stesse tattiche per i sistemi di difesa aerea

La stessa dispersione ha riguardato i sistemi di difesa aerea mobili, che sono stati riposizionati in aree predefinite insieme ai loro radar. L’offensiva aerea russa – condotta principalmente con missili da crociera e balistici ma anche con cacciabombardieri a seguito delle forze terrestri – è però riuscita a colpire posizioni radar e della difesa aerea. Le batterie ucraine di S-300 e Buk sono state messe fuori uso dall’EW russa particolarmente nel Nord del Paese, lungo gli assi di Kiev e di Chernihiv. Questa iniziale attività SEAD/DEAD (Suppression Enemy Air Defenses/Destruction Enemy Air Defenses) ha costretto a intervenire le forze aeree ucraine (con MiG-29 e Su-27) che nei primi giorni si sono sobbarcate il carico di lavoro subendo numerose perdite per via della copertura offerta dai caccia russi (Su-35S e Su-30SM) che hanno dimostrato le doti tecnologiche di radar e missili BVR (Beyond Visual Range) a guida radar. Successivamente, dopo i primi 4 giorni di campagna aerea, l’aviazione ucraina e le difese aree terrestri hanno potuto lavorare in tandem, principalmente perché il decentramento effettuato a poche ore dall’inizio del conflitto grazie agli avvisi dell’intelligence occidentale è stato efficace.

Aerei e piloti ucraini continuavano a ruotare su un grande numero di aeroporti nell’Ucraina occidentale, senza mai decollare e atterrare nello stesso aeroporto in una singola sortita: questa tattica ha permesso di evitare che gli aerei venissero distrutti a terra dagli attacchi missilistici russi. Inoltre, risulta da foto scattate durante addestramento prebellico che anche i piloti ucraini si addestravano utilizzando le strade come piste di atterraggio temporanee esattamente come fanno le aeronautiche di Svezia e Finlandia da tempo. Questa preparazione, addestramento e agilità hanno indubbiamente permesso all’aeronautica militare ucraina di sopravvivere a quello che avrebbe dovuto essere un colpo “da ko” e di continuare a operare e nei cieli, sebbene in modo discontinuo e con perdite in percentuale più elevate.

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