È stato come lanciare la pallina bianca sul tavolo del biliardo, con tutte le varie altre sfere che dopo il colpo si muovono come impazzite su un tappeto verde sempre più consumato da tante altre partite infinite e senza vincitori. Il discorso televisivo del generale Khalifa Haftar dello scorso lunedì, ha sortito questo effetto in Libia. Solo che al posto del tavolo verde da biliardo, c’è un sabbioso campo di battaglia che dal 2011 assorbe le cicatrici di un conflitto mai domato e mai terminato. Ed al posto delle palline numerate, ci sono alleati, nemici, gruppi e fazioni che ora provano ad interpretare quanto dichiarato dall’uomo forte della Cirenaica.
Le reazioni internazionali
I primi effetti in tal senso sono da riscontrarsi a livello internazionale: chi più e chi meno, i principali attori sono rimasti tutti spiazzati dalle affermazioni di Haftar. A partire da uno dei principali alleati del generale, ossia il governo russo: “Siamo sorpresi per quanto affermato da Haftar”, hanno dichiarato fonti del ministero degli esteri di Mosca. La Russia, che da settembre sta aiutando sul campo il Libyan National Army inviando anche i contractors della Wagner, non si aspettava una sortita del genere da parte del genere. Lui infatti, da chissà quale stanza di chissà quale palazzo di Bengasi, ha gettato via in diretta televisiva ogni accordo politico ed ogni percorso di natura prettamente diplomatica. L’esercito, secondo Haftar, su acclamazione popolare deve adesso controllare il Paese.
Frasi che non sono piaciute nemmeno a Washington. Tanto che l’ambasciata Usa in Libia, operante dalla Tunisia, ha condannato l’approccio unilaterale di Haftar. Ma come in una carambola impazzita, le reazioni dei principali attori internazionali hanno scosso anche le pedine dell’altro versante. A Tripoli infatti, a sua volta non sono piaciute del tutto al governo di Fayez Al Sarraj le dichiarazioni degli Stati Uniti. L’ambasciata americana ha infatti specificato che, nonostante le sue affermazioni, il generale non può essere escluso da ogni trattativa per il futuro della Libia: “Questa è forse una forma di sostegno ad Haftar da parte degli Usa?”, si è chiesto in un post su Twitter Abdel Rahman al Shater, membro del Consiglio di Stato e figura ritenuta vicina anche al governo.
Pronti nuovi fronti trasversali?
In poche parole, la carambola innescata da Haftar potrebbe aver generato maggior confusione nelle alleanze, così come potrebbe aver innescato un totale rimescolamento delle carte. Non tutti a Bengasi hanno gradito le esternazioni del generale. C’è chi è sceso in strada a festeggiare, ma c’è anche chi adesso potrebbe decidere per clamorosi colpi di scena. In tanti si sono sentiti traditi o, nella migliore delle ipotesi, scavalcati dal nuovo proclama di Haftar. A partire da Aguila Saleh, presidente del parlamento con sede a Tobruck (anche se le ultime riunioni sono state effettuate proprio a Bengasi). Lui, politico di lungo corso, non ci sta nel vedere un generale che, da alleato, parla di soluzioni non politiche. Saleh aveva presentato, pochi giorni prima, una proposta di otto punti per provare a sbloccare l’attuale stallo sia militare che politico all’interno della quale si è ritrovata la Libia. L’uscita pubblica di Haftar, ha quasi boicottato quanto proposto da Saleh e questo per un libico, per giunta navigato e con molta esperienza alle spalle, ha il sapore di un affronto personale.
Da qui quelle voci che si rincorrono lungo l’asse Tripoli – Bengasi a partire da martedì: possibile che Al Sarraj tenti una mediazione con Saleh per isolare Haftar? Le indiscrezioni si sono fatte nel corso delle ore sempre più fitte e sono apparse molto più di banali voci di corridoio. Il quotidiano Al Arab Al Youm ha anche fatto riferimento ad incontri che, a partire da dicembre, si sarebbero svolti in diverse città tra rappresentanti del governo di Tripoli e del parlamento di Tobruck. Le dichiarazioni di Haftar potrebbero in qualche modo accelerare questo avvicinamento. Il Consiglio di Stato, altra camera riconosciuta dagli accordi di Skhirat del 2015 ma vicina ai Fratelli Musulmani ed al governo di Al Sarraj, ha esplicitamente chiesto al parlamento con sede in Cirenaica di collaborare in funzione anti Haftar. Soltanto nei prossimi giorni si capiranno meglio le conseguenze del discorso del generale, per adesso l’unica cosa certa è che, nello scacchiere libico, qualcosa si è mosso.