Il presidente degli Stati Uniti ha tre opzioni sulla scrivania quando si tratta di affrontare minacce che mettono a repentaglio la Sicurezza nazionale e gli interessi dell’America. Esse sono la diplomazia, la guerra o una serie di operazioni segrete svolte sotto copertura, che non possano essere attribuite al Pentagono o a Langley come gestori delle operazioni e alla Casa Bianca come mandante. A pianificarle, condurle, e sopratutto a reclutare gli uomini e le donne che prendono parte alla “terza opzione” è tuttavia la Central Intelligence Agency: responsabile ideale e idealizzata, di omicidi politici, azioni di destabilizzazione, infiltrazione e spionaggio attraverso missioni paramilitari e operazioni clandestine in tutto il mondo.
La “terza opzione” degli Stati Uniti
Secondo informazioni non sempre concordanti, nella divisione armata della CIA, lo Special Activities Center che risponde al motto latino di “Tertia Optio” – ossia la “terza” e unica scelta percorribile quando diplomazia e azione militare non sono “opzioni praticabili”- sono due gruppi separati: lo Special Operations Group per le operazioni tattiche paramilitari e il Political Action Group per azioni politiche coperte.
Allo Special Operations Group vengono affidate quelle “operazioni clandestine, coperte e ad alto rischio” a cui il Governo non può essere formalmente associato, anche note come “Black Ops” o Operazioni nere, svolte secondo quanto percepito e riportato da commando che non impiegano sul campo e in azione nulla che possa essere ricondotto al Paese di provenienza. Uomini o donne senza nome e senza patria: dei Jason Bourne. “Se questi operatori fossero compromessi durante una missione, il Governo potrebbe negare ogni conoscenza in proposito”, dicono i pochi scritti a riguardo. Inutile dire che in questa divisione operativa della CIA vengono reclutati elementi del raggruppamento delle forze speciali o US SOCOM, dunque Navy Seal della Marina, Berretti Verdi, Delta Force e Rangers dell’Esercito e Pararescuemen dell’Air Force.

Tracce sparse…
In questo documento ufficiale del Congresso degli Stati Uniti si fa apertamente riferimento a “Covert Action and Clandestine Activities of the Intelligence Community“. E non è l’unico.
Nel 2019 la giornalista investigativa Annie Jacobsen, quasi premio Pulitzer nel 2016 e autrice, tra le altre, della serie dedicata al personaggio dei romanzi di Tom Clancy, Jack Ryan (sul quale torneremo), ha raccolto e pubblicato decine di interviste per tratteggiare nel libro “Surprise, Kill, Vanish: The Secret History of CIA Paramilitary Armies, Operators, and Assassins” la “lunga e travagliata storia” della Divisione per le Attività Speciali dell’agenzia di spionaggio statunitense. Iniziando dalle lezioni apprese durante la Seconda guerra mondiale durante le missioni di sabotaggio, guerriglia, propaganda, rapimento, eliminazione di obiettivi di alto valore, penetrazione in profondità oltre le linee nemiche e azioni diversive condotte dall’Office of Strategic Services, Oss, da cui vennero gettate le basi per creare il SAD e la CIA stessa, proseguendo per le operazioni coperte condotte tra la guerra di Corea e quella del Vietnam.
Oltre alle operazioni nere condotte in Europa e Medio Oriente a cavallo tra la fine della Seconda guerra mondiale, l’innalzamento della Cortina di Ferro e l’istallazione di una “guerra fredda” contro l’Unione Sovietica, nel libro della Jacobsen come in altri scritti dedicati compiono scenari come il Laos e la Cambogia, vengono menzionati come teatri operativi la Libia, il Sudan, ovviamente l’Afghanistan. Ma è indubbio che l’agenzia abbia operato furtivamente e ripetutamente in Sud America. Si parla di operazioni paramilitari condotte a El Salvador, Nicaragua, nella Repubblica Dominicana, in Guatemala e in Cile. Per farsi un’idea, anche se romanzata, basta leggere Pericolo imminente di Tom Clancy. O almeno vedere il suo famoso adattamento cinematografico.
Per tornare sul piano della realtà, che spesso supera ogni finzione, almeno nel campo dello spionaggio e della guerra – due ambiti sempre interconnessi – il portale internet della CIA, tra le posizioni di lavoro “aperte” c’è da qualche tempo quella di “Paramilitary Operations Officer”, seguita dalla spiegazione: “Gli ufficiali delle operazioni paramilitari guidano e gestiscono programmi di azioni segrete e raccolgono informazioni di intelligence straniere vitali per i decisori politici della sicurezza nazionale”.
Stelle su un muro
All’entrate dello storico quartier generale dell’Agenzia a Langley, in Virginia, su un muro di marmo bianco dove pendono due vessilli – la bandiera degli Stati Uniti e quella con lo stemma della CIA – entrambi sorretti da teste che culminano con forma di picca, proprio come lo stemma riportato in alto, compare la scritta: “In onore di quei membri della Central Intelligence Agency che hanno dato la vita al servizio del loro Paese“.
Sotto compaio 139 stelle a cinque punte scolpite nel muro. Ognuna ricorda un membro dell’agenzia caduto in servizio. Secondo alcuni, circa la metà erano ufficiali coinvolti in operazioni paramilitari coperte.

