Società britanniche di armi hanno guadagnato più di 8 miliardi di dollari dal loro commercio con l’Arabia Saudita durante la guerra in corso in Yemen. La Ong War Child ha accusato le aziende, tra cui BAE System e Raytheon, di trarre “profitti dalla morte di bambini innocenti”, vendendo missili e attrezzature militari alla coalizione guidata dai sauditi. La coalizione militare condotta dall’Arabia Saudita è stata costituita nel marzo 2015 per sostenere il governo riconosciuto a livello internazionale in Yemen di Abd Rabih Mansur Hadi e combattere i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran. Il conflitto ha ucciso più di 10.000 persone, ne ha ferito più 40.000 ad oggi e 3 milioni sono gli sfollati, secondo le Nazioni Unite. L’Arabia Saudita si trova ad affrontare dure accuse di crimini di guerra.
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Negli ultimi tre anni il Regno Unito ha approvato licenze per l’esportazione di armi verso l’Arabia Saudita del valore di 4,7 miliardi di dollari, tra cui il velivolo Tornado, che è parzialmente prodotto da BAE System, veicoli e carri armati, compresi veicoli blindati Tattica di BAE del valore di 580.000 dollari e 1,48 miliardi di dollari per missili, bombe e granate. Il governo britannico ha tuttavia ricevuto solo 40 milioni di dollari dalle imposte sulle società.
Il Regno Unito infatti raccoglie una tassa piccolissima dalla vendita di armi all’Arabia Saudita – solo 18 milioni di dollari nel 2016 – tuttavia spende 187 milioni di dollari in aiuti umanitari nello Yemen, secondo War Child. La politica di vendita delle armi all’Arabia Saudita è quindi finanziariamente incoerente. Rocco Blume, un consulente della Ong, ha anche sollevato una ipotesi sull’Independent, ovvero che il Regno Unito sia diventato “meno esigente” nei confronti dei partner commerciali internazionali con l’avvicinarsi della Brexit nel Regno Unito.
Nel mese di luglio l’organizzazione inglese CAAT, “Campaign Against Arms Trade”, ha chiesto la fine della vendita di armi all’Arabia Saudita da parte della Gran Bretagna. Ma l’Alta Corte ha dichiarato che non vi è alcuna prova che l’Arabia Saudita miri deliberatamente ai civili nei combattimenti. Giorni dopo la decisione del tribunale, il governo britannico ha concesso all’Arabia Saudita la vendita di armi da 321 milioni di dollari, sei mesi dopo un’irruzione aerea condotta dalla coalizione saudita, in cui furono uccise 140 persone ad un funerale nella capitale dello Yemen Sanaa.
I numeri della crisi yemenita fanno paura. In due anni di guerra civile, circa 1.300 bambini sono stati uccisi e altri 2mila sono stati feriti, 212 scuole sono state attaccate e sono state distrutte strutture mediche. È in atto anche una crisi sanitaria, con oltre 2.000 persone morte a causa del colera da aprile, più di mezzo milione contagiate e altri 600mila si prevede che potrebbero contrarre la malattia quest’anno. Milioni sono tra l’altro a rischio carestia.
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Yasser , 12 anni ha dichiarato a War Child che sua madre, il padre e i tre fratelli sono stati uccisi in un raid aereo nel nord dello Yemen. Ha raccontato che il primo razzo è caduto sul cancello dell’ospedale, il suono era terrificante, e ha visto i corpi dei suoi familiari, tutti morti, ha avuto paura, così è scappato fino alle montagne. Sammer, un ragazzo di 10 anni, racconta sull’Independent, di essere uscito da scuola vicino a Sanaa prima di suo fratello, quando è ritornato a casa ha trovato tutto distrutto e tutti morti. L’Arabia Saudita era stata inserita nella lista nera delle Nazioni Unite per aver commesso gravi violazioni contro i bambini, ma è stata rimossa dopo proteste del governo saudita.
Gruppi umanitari hanno accusato l’Arabia Saudita di bloccare l’assistenza necessaria e le merci nelle aree più bisognose in Yemen. L’Arabia Saudita si è difesa e ha affermato di mirare ad ostacolare le spedizioni di armi per gli Houthi. Ron Williams, Ceo di War Child UK, in prima linea in questa battaglia, è stato definitivo, ha dichiarato che è moralmente ripugnante che il governo britannico stia permettendo alle aziende di ottenere profitti dalla morte di bambini innocenti.