Tutti uniti per contrastare l’ascesa della Cina nel Mar Cinese Meridionale. I membri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) sono pronti a tenere la prima esercitazione navale congiunta con gli Stati Uniti. La sponda di Washignton si unisce alla recente visita in Vietnam del primo ministro dell’Australia, Scott Morrison, il quale ha incontrato il suo omologo Nguyen Xuan Phuc per gettare le basi su cui edificare intensi partenariati strategici. Il fine è sempre quello: far capire alla Cina di abbassare i toni e smetterla di provocare con episodi di sconfinamento. Quest’area, infatti, è al centro di una complicata contesa geopolitica che coinvolge più attori, praticamente quasi tutti i paesi dell’Asean, la Cina e, indirettamente, anche l’Australia. Pechino, ora che è una potenza globale, ha intenzione di piantare la propria bandierina sull’Indo-Pacifico, ma in parte per la resistenza dei governi locali, in parte per una pur sempre notevole peso degli Stati Uniti nella regione, il piano non è ancora andato a buon fine.

Esercitazioni congiunte tra membri dell’Asean e Stati Uniti

La Cina, dunque, si espande nel Mar Cinese Meridionale ma così facendo intralcia i piani di altri Stati sovrani; perfino l’Australia si è sentita minacciata dalle navi battenti bandiera di Pechino, sempre più vicine alla zona d’influenza di Canberra. Sono due, quindi, gli eventi da considerare in risposta all’atteggiamento cinese: l’esercitazione Asean con gli Usa e l’incontro tra i vertici di Australia e Vietnam. Per quanto riguarda l’Asean, l’associazione terrà la sua prima esercitazione navale congiunta con gli Stati Uniti nel Golfo della Thailandia, dal 2 al 7 settembre prossimi. Lo scorso ottobre anche la Cina aveva effettuato una esercitazione al fianco dei membri dell’Asean, a conferma di quanto i paesi dell’area siano letteralmente schiacciati fra due incudini; da una parte c’è l’affamata Cina, dall’altra gli scaltri Stati Uniti. Ma l’Asean da che parte sta? Da nessuna. O, meglio, dalla propria. La lega intende salvaguardare i propri interessi e usufruire dei vantaggi derivanti dal braccio di ferro sino-americano nel Mar Cinese Meridionale, senza perdere sovranità o accordi commerciali. Il messaggio è chiaro: la bilancia non deve pendere troppo in favore di una delle due parti in gioco.

Il Vietnam cerca e ottiene la sponda dell’Australia

L’Asean è un’organizzazione nata nel 1967 che comprende al suo interno Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Brunei, Myanmar, Laos, Cambogia e Vietnam. Praticamente tutti questi paesi hanno almeno una questione aperta con la Cina, o per quanto riguarda l’estensione dei confini delle rispettive acque territoriali o per la disputa di varie isole presenti nel Mar Cinese Meridionale. Pechino ha sempre sostenuto che simili dispute debbano essere risolte tra i paesi coinvolti, ma le esercitazioni congiunte dell’Asean con gli Stati Uniti e l’intromissione dell’Australia cambiano le carte in tavola. Canberra ha iniziato a giocare di sponda con il Vietnam per indebolire Pechino e mandare in fumo le sue ambizioni nella regione. Nei giorni scorsi Morrison è volato ad Hanoi per incontrare Nguyen: i due hanno dato il via a una stretta collaborazione che porterà alla nascita di importanti partenariati strategici; entrambi i governi hanno sottolineato come intendano rispettare la legge internazionale sulla libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale, una condizione spesso compromessa dalle velleità espansioniste del Dragone.