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Xi Jinping è diverso dai suoi predecessori. Mentre Mao Zedong e Deng Xioping avevano tra le mani una Cina versione Paese da Terzo Mondo, e non potevano far altro che affidarsi alla cosiddetta pazienza strategica per tutelare gli affari globali del Paese, Xi governa oggi una potenza mondiale che non ha più niente da temere. L’attesa e il basso profilo mal si coordinano con la nuova dimensione della Cina, sempre più al centro di ogni questione internazionale. Nessuno, a Pechino, ha più voglia di aspettare il momento giusto per mettere sul tavolo rivendicazioni o reclami. Il momento per agire è questo.

Altro che attendere 100 anni per richiedere Taiwan, come ebbe a dire Mao all’allora presidente americano Richard Nixon, e altro che negoziare il ritorno di Hong Kong alla madrepatria dopo 50 anni di indipendenza. Il sogno cinese di Xi, la grande narrazione seguita e inseguita dalla Cina, è scandito solo ed esclusivamente da date fissate in una ferrea road map dal Partito Comunista Cinese (Pcc). Considerando la rapidità con la quale il Dragone ha bruciato le tappe, anticipando obiettivi e traguardi con sfoggiando un ampio margine di anticipo, non è da escludere che il governo cinese possa decidere di risolvere già nell’immediato futuro le varie questioni rimaste in sospeso. In primis, Xi deve sciogliere il nodo Taiwan.

Una flotta per la guerra con Taiwan?

La sensazione è che Xi possa usare la forza per cercare di annettere Taiwan alla mainland entro il 2027, così da celebrare al meglio il 100esimo anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese (EPL). È pur vero che, in tal caso, la Cina potrebbe ritrovarsi impegnata in un eventuale conflitto armato con gli Stati Uniti ad appena 110 miglia dalle proprie coste. Certo è che Taiwan rappresenta un obiettivo di primaria importanza per Xi, il quale ambisce a ridare al Paese quella dimensione imperiale svanita nel corso dei secoli. Ma conquistare Taiwan senza andare incontro a conseguenze nefaste, tipo un braccio di ferro prolungato, potrebbe non essere così semplice.

Come ha sottolineato Forbes, la Cina dovrebbe trasportare fino a due milioni di truppe lungo la distanza che separa l’isola dalla terraferma e farle sbarcare sotto il fuoco nemico, in una delle 14 ipotetiche spiagge o in uno dei 10 porti principali. A detta di vari analisti, il numero di uomini necessario è troppo alto per le 11 navi anfibie delle quali attualmente dispone Pechino. Ecco perché gli ingegneri navali hanno iniziato a modificare le navi chiave dell’EPL per dotarle di una discreta capacità di assalto, oltre che produrre nuove imbarcazioni pronte all’uso.

A questo proposito è interessante leggere quanto scritto in un recente rapporto da Ian Easton, analista del Project 2049 Institute. “Se la forza di invasione del EPL dovesse essere di un milione o più di uomini, allora potremmo aspettarci un’armata di migliaia o addirittura decine di migliaia di navi per consegnarli, aumentata da migliaia di aerei ed elicotteri”, ha sottolineato Easton.

Porti strategici

Al momento, le otto banchine di sbarco Type 071 e le tre navi d’assalto Type 075 possono, insieme, trasportare più o meno 25mila uomini. Urge, dunque, incrementare i trasporti. Da questo punto di vista, la Cina potrebbe impiegare all’uso circa mille grandi navi appartenenti alla China COSCO Shipping Corporation, le quali andrebbero a comporre la spina dorsale della flotta adibita alla conquista di Taiwan.

La seconda parte del piano, una volta allestita la flotta, consiste nello sbarcare sull’isola nel minor tempo possibile. Gli esperti del Project 2049 Institute ritengono che a Pechino basti un solo porto per fare scacco matto a Taipei. A ben vedere, negli ultimi dieci anni sono andate in scena varie acquisizioni aziendali di infrastrutture portuali taiwanesi da parte di personaggi fedeli al Pcc.

Detto altrimenti, il Pcc ha investito in progetti di costruzione e, sempre secondo il rapporto, ha pure ottenuto l’accesso diretto a diverse infrastrutture portuali situate a Taiwan. Il rischio? Dal momento che alcuni terminal costruiti da aziende cinesi sono dotati di dispositivi di controllo e sorveglianza, gli operatori portuali taiwanesi vicini alla Cina potrebbero fornire preziose informazioni all’EPL così da coordinare l’invasione.

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