La Cina ha una sola base militare all’estero, nel Gibuti, e non intende costruire altre roccaforti al di fuori dei confini nazionali. Xi Jinping ha più volte messo mano sull’Esercito Popolare di Liberazione, riformando le truppe e modificando l’organizzazione interna, ma senza fare mai riferimento all’esigenza di rafforzare le truppe cinesi al di là della Muraglia. Pechino ha investito centinaia di miliardi di dollari in Africa, là dove è raro che vi siano Paesi stabili e al sicuro da minacce terroristiche; eppure il Dragone non ha uomini al fronte, eccezion fatta per la modesta base gibutiana. È dunque corretto affermare che l’espansionismo cinese nel Continente Nero è esente da ogni aspetto militare? Non proprio.
Il caso del Ruanda
La conferma alla nostra risposta arriva da un evento accaduto pochi giorni fa in Ruanda, in occasione del 25° anniversario della liberazione del Paese. Durante i festeggiamenti le truppe ruandesi hanno marciato nell’enorme parata militare organizzata dal governo. ‘’è però un piccolo particolare riguardo i protagonisti della cerimonia. I militari presenti nelle strade, infatti, non solo sono stati addestrati dall’Esercito Popolare di Liberazione cinese, ma hanno anche urlato comandi in lingua mandarina.
Un chiaro messaggio
In un certo senso la Cina ha approfittato di un’occasione prestigiosa del Ruanda per far capire al mondo intero di essere in grado di stringere alleanze militari in Africa, ma soprattutto di poter contare sull’appoggio di eserciti stranieri. Il messaggio lanciato alle potenze europee e agli Stati Uniti è abbastanza chiaro: se Pechino riesce a portare sotto la propria influenza le truppe di vari governi africani, non ha bisogno di piazzare i propri militari in loco o costruire ulteriori basi. Nel caso del Ruanda, le ultime celebrazioni avvenute nello stadio di Amahoro per il Ruwanda’s Liberation Day, hanno avuto un pubblico di tutto rispetto, all’interno del quale spiccavano i leader di sette nazioni africane. C’erano infatti i presidenti dello Zimbawe, della Namibia, della Repubblica Centrafricana, della Somalia, quindi del Botswana, Sierra Leone e Togo, tutti Paesi con cui, più o meno, la Cina è in buoni rapporti diplomatici. La novità, come detto, sta però nella sfilata militare: l’esercito ruandese ha effettuato un’esercitazione non in stile tipicamente occidentale ma imitando il modello cinese, cantando slogan e pronunciando frasi in mandarino.
Addestramento duro
Non è certo un caso che sia accaduto un fatto simile, dal momento che lo scorso aprile il Ruanda aveva chiesto ai militari cinesi un addestramento specifico. Come riferisce il South China Morning Post, sei istruttori cinesi hanno addestrato 2.000 elementi ruandesi in occasione della storica parata militare. Quello impartito agli africani è stato un addestramento duro, a giudicare da quanto dichiarato dall’istruttore cinese Liu Baoxin, un vero e proprio tour de force costituito da oltre otto ore al giorno di applicazione dei metodi di addestramento militari cinese. Baoxin, alla fine, è soddisfatto del risultato ottenuto: “Le loro prestazioni hanno superato le nostre aspettative. Hanno raggiunto lo standard della nostra formazione”.
Nuovi legami con l’Africa
La Cina ha portato i legami con l’Africa a un livello superiore: tra Pechino e i vari governi africani non c’è più soltanto una relazione commerciale ed economic ma, accanto a questa, si sta formando un legame militare, il quale prevede addestramento e vendita di armi. Il Ruanda, ad esempio, ha acquistato armi cinesi, fra cui missili di difesa aerea e veicoli a propulsione atomica, oltre che un hardware militare sempre cinese, costituito da un sistema di obice semovente PCL-09, lo stesso sistema di artiglieria usato dall’esercito del Dragone. Secondo il presidente del Ruanda, Kagame, l’eventualità che la Cina possa inchiodare i Paesi africani con la trappola del debito è solo un’ossessione occidentale, legata “all’angoscia dell’Occidente sul coinvolgimento di Pechino in Africa”. Un altro messaggio chiaro lanciato a Bruxelles e Washignton.
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