Ritorna in campo Ayman Muḥammad Rabīʿ al-Ẓawāhirī, leader di Al Qaeda. L’erede di Osama Bin Laden ha deciso di diramare un audiomessaggio rivolto agli jihadisti sunniti. Si tratta di una vera e propria ricomparsa dall’oltretomba. L’ultimo messaggio diffuso dal terrorista egiziano risale infatti al 2011, proprio poco dopo il decesso di Bin Laden. Un messaggio che porta con sé un turbinio di strane coincidenze.L’audiomessaggio di Al ZawahiriAl Zawahiri invita infatti in maniera specifica i gruppi jihadisti presenti in Siria a intensificare le azioni di “guerriglia”. Tradotto significa incrementare il numero di attentati contro obiettivi sensibili. L’obiettivo della jihad siriana è infatti cambiato, dice Al Zawahiri. Ormai è “inutile” controllare il territorio. La soluzione è proseguire la guerriglia ad oltranza contro il regime alawita e i suoi alleati iraniani e russi. Questo vuol dire che Al Qaeda e i gruppi siriani limitrofi, come al Sham, puntano ora solo alla creazione di “caos”. Una guerriglia, che Al Zawairi promette essere “lunga”, con l’obiettivo di creare zone territoriali che rimangano incontrollabili dal Governo Assad.Creare “caos” in SiriaNon più dunque un grande Stato Islamico a cavallo tra Siria e Iraq (l’Al Sham, rievocato nel nome dallo stesso gruppo terroristico), ma una progressiva frammentazione del Paese, con cellule jihadiste incontrollabili. Strana è la coincidenza tra la diffusione di questo messaggio da parte di un terrorista rimasto in silenzio per sei anni e l’attacco americano contro il Governo siriano. La decisa entrata statunitense in Siria è stata riconfermata lo scorso 21 aprile. Caccia Usa hanno tentato di intercettare aerei siriani, come riferito dal Pentagono.Episodi che segnano un altro spartiacque nell’inteminabile guerra civile siriana. La fine dell’avanzata russo-sciita, la presa di coscienza di un’impossibilità di ritorno allo status quo pre 2011 e la progressiva frammentazione del Paese. Proprio l’obiettivo espresso dal Al Zawahiri. Un’altra strana coincidenza lega poi il messaggio del leader di Al Qaeda all’attentato di San Pietroburgo dello scorso 3 aprile. Il gruppo jihadista, affiliato di Al Qaeda, autore dell’attacco ha infatti dichiarato di aver agito su ordine dello stesso Al Zawahiri. Se i russi dunque continuano con il loro impegno in Siria a fianco di Assad non avranno vita facile.Un signore della guerra torna in AfghanistanL’altra strana coincidenza che lega con un sottilissimo filo questi episodi è avvenuta nel teatro di guerra afghano. Anche in Afghanistan c’è stato uno “storico” rientro in scena. Gulbuddin Hekmatyar, noto mujaheddin, ha pubblicamente annunciato di voler instaurare negoziati di pace tra il suo gruppo Hezb-i-Islami, i Talebani, insieme al Governo di Kabul. Hekmatyar, rimasto oscurato per vent’anni, è un altro personaggio controverso. Conosciuto come uno dei protagonisti della resistenza afghana contro l’occupazione sovietica, in realtà Hekmatyar si è distinto più per gli scontri, anche brutali, contro le altre fazioni afghane, piuttosto che nella resistenza ai russi. Si distinse poi nella guerra civile tra i signori della guerra per attacchi e bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile afghana.Jihad sunnita e nuova strategia americanaIn un’intervista al New York Times dichiarò che “ l’Afghanistan aveva già un milione e mezzo di martiri. Siamo pronti a offrirne un numero anche maggiore pur di istituire un’autentica repubblica islamica”. Hekmatyar fu poi il principale aiuto a Bin Laden per la sua fuga dalle montagne di Bora Bora, come dichiarato da lui stesso alla CNN. Designato nel 2003 come “terrorista” dalle Nazioni Unite, è poi stato inspiegabilmente graziato e eliminato dalla lista nera. Un gesto che ha permesso a Hekmatyar di rientrare oggi in Afghanistan e chiedere ai talebani, suoi storici avversari, di lasciare le armi e scendere al tavolo con il suo gruppo e il Governo di Kabul.Un altro ritorno in scena che coincide con un intervento U.S.. La “madre di tutte le bombe” sganciata due settimane fa sull’Afghanistan è un chiaro messaggio americano per ribadire il loro appoggio al Governo di Kabul finché l’ultimo talebano non avrà depositato il proprio kalashnikov. Tra coincidenze complotti e fantapolitica, è innegabile come la jihad sunnita stia andando di pari passo con la nuova strategia americana in Medio Oriente e Afghanistan.