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I segnali di pace tra Ucraina e Russia si sono moltiplicati negli ultimi mesi. L’elezione del presidente Volodymyr Zelensky, nell’aprile del 2019, ha sbloccato il dialogo con il Cremlino ed ha portato ad una serie di sviluppi positivi. Dal maxi scambio di prigionieri nel mese di settembre al ritiro congiunto delle truppe di Kiev e delle milizie separatiste da alcuni punti di contatto sul fronte, dalla restituzione da parte di Mosca delle navi da guerra ucraine sequestrate in seguito allo scontro navale di dicembre 2018 alla pianificazione del summit tra Vladimir Putin e Zelensky, a Parigi, il 9 dicembre. Questi successi diplomatici, però, non devono far dimenticare la realtà di un conflitto che, sul campo, continua a mietere vittime in maniera costante e che continua a generare gravi sofferenze per le persone coinvolte nelle vicende belliche.

Un triste bilancio

L‘esercito ucraino ha reso noto che tra il 16 ed il 22 novembre ha inflitto 19 perdite allo schieramento nemico: nello specifico uccidendo nove combattenti e ferendone dieci. Le forze di sicurezza hanno anche specificato che sparano contro gli avversari solo qualora questi mettano a rischio la vita e la sicurezza delle truppe, provino a penetrare nel loro territorio o cerchino di conquistarne delle parti. Nella sola giornata del 22 novembre, invece, le forze armate di Kiev hanno reso noto che lo schieramento avverso ha compiuto ben 14 attacchi, ferendo un soldato. Il 16 novembre le offensive nemiche erano state 15 ed a perdere la vita era stato un soldato di Kiev. Le armi, in parole povere, tacciono raramente lungo il fronte e sebbene battaglie su larga scala siano ormai un ricordo lontano, la tensione permane piuttosto alta e le persone continuano a morire con regolarità. Oltre tredicimila persone hanno perso la vita nel Donbass dall’inizio del conflitto, nel 2014 mentre gli scontri hanno provocato non solo danni materiali ma anche traumi psicologici a tanti altri esseri umani.

Le prospettive

La maggior parte degli ucraini, in ogni caso, concorda con la volontà espressa da Zelensky di voler porre fino al conflitto: secondo un sondaggio effettuato dalla Ilko Kucheriv Democratic Initiatives Foundation e dall’Kyiv International Institute of Sociology il 75 per cento dei cittadini ha espresso il proprio supporto per i negoziati diretti tra il Capo di Stato ucraino ed il suo omologo russo mentre il 59 per cento è favorevole al ritiro congiunto effettuato dalle truppe e dai separatisti lungo alcuni punti del fronte. Il 73 per cento del campione, invece, vorrebbe che si raggiungesse un cessate il fuoco nel Donbass. Questi dati sembrerebbero dimostrare come. probabilmente, il peso del conflitto nell’Ucraina orientale si sia fatto insopportabile per molti e che la necessità di una svolta sia particolarmente sentita. Il problema, però, è che molti soldati ucraini hanno perso la vita combattendo contro i separatisti e c’è dunque una parte della popolazione che non desidera giungere a forme di compromesso con la controparte nemica. Zelensky dovrà riuscire a pacificare il Donbass senza perdere la faccia, ristabilendo una forma di cooperazione basica con la Russia senza però dimenticare gli obiettivi strategici di Kiev. Un compito non facile che dovrà essere portato avanti con calma e pazienza.

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