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Le forze armate russe sembra che abbiano cominciato quella che è, a tutti gli effetti, l’operazione per circondare la capitale ucraina. Non molto lontano da Kiev sono in corso intensi combattimenti, che vedono anche protagonisti gli elicotteri da attacco dell’esercito russo, presso l’aeroporto di Gostomel: le ultime notizie riferiscono che lo scalo sia caduto in mani russe, pertanto, una volta messo in sicurezza, fungerà da testa di ponte per l’avanzata verso la città.

Nella migliore tradizione russa, infatti, una volta che le prime forze leggere elitrasportate hanno conquistato l’aeroporto, arriveranno gli aerei da trasporto che scaricheranno truppe e mezzi che serviranno per la stretta finale su Kiev. Si tenta, quindi, un attacco di decapitazione (decapitation strike) puntando direttamente al cuore politico dell’Ucraina per cercare di chiudere il conflitto nel più breve tempo possibile e rovesciare il governo Zelensky, ma anche così non è da escludere che possa scatenarsi la guerriglia nei prossimi giorni.

Frattanto i combattimenti continuano ovunque: nell’oblast di Kherson una colonna corazzata ucraina è stata semidistrutta dall’aviazione russa, mentre comincia a prendere forma la reazione dell’esercito di Kiev che ha ottenuto qualche successo in alcuni settori della linea del fronte nella regione del Donbass.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che “l’obiettivo della Russia è ripulire l’Ucraina dai nazisti. La smilitarizzazione dell’Ucraina, che è uno degli obiettivi dell’operazione militare della Russia, significa neutralizzare il suo potenziale militare”. Qualcosa che la Russia ha fatto immediatamente dall’inizio del conflitto.

Nelle prime ore, infatti, gli obiettivi russi hanno riguardato l’annientamento delle difese aeree, l’eliminazione dei centri C3 (comando, controllo, comunicazione), e la distruzione di bersagli militari quasi ovunque sul territorio ucraino, ma in modo particolare lungo la fascia costiera – da Odessa sino al Mare di Azov, e a est del fiume Dnepr. Una volta ottenuta la superiorità aerea e l’accecamento dell’avversario, è cominciata l’avanzata delle forze corazzate e meccanizzate, che, come abbiamo già avuto modo di dire, è partita dalla Crimea, da Donbass occupato, dalla Bielorussia e dalla regione di Belgorod e di Kursk. A quanto sembra lo sbarco anfibio nel Mare di Azov è stato confermato, mentre ancora non sappiamo se un’operazione simile sia stata messa in atto anche nell’area del Mar Nero intorno a Odessa.

Il ministero della Difesa russo comunica che 74 infrastrutture militari di terra ucraine sono state messe fuori uso, inclusi 11 aeroporti militari, 3 posti di comando, una base navale e 18 stazioni radar dei sistemi di difesa aerea S-300 e Buk-M1. Un elicottero da combattimento e quattro droni d’attacco di fabbricazione turca Bayraktar TB-2 sono stati abbattuti, e si sono arresi 14 militari ucraini. Mosca, al momento, ammette la perdita di un unico caccia da attacco al suolo Sukhoi Su-25 che, affermano, sarebbe precipitato “a causa di un errore tecnico”, aggiungendo che il pilota sarebbe già tornato nella sua unità. Si tratta, ovviamente, di dichiarazioni di propaganda in quanto le perdite, soprattutto tra le unità di terra, sono più elevate. Le forze armate ucraine, infatti, nonostante il divario numerico e qualitativo, stanno offrendo una certa resistenza contrariamente alle aspettative; resistenza che dal Cremlino è stata etichettata sbrigativamente come da parte di “gruppi armati di nazionalisti” per la maggior parte.

Stamane, verso le 11, due navi da carico civili russe, la Sgv-Flot e la Seraphim Sarovskiy, sono state colpite da un attacco missilistico delle forze armate ucraine presenti nella città portuale di Mariupol. A quanto risulta la Sgv-Flot – una nave cisterna – è stata danneggiata e a bordo è scoppiato un incendio, uno dei membri dell’equipaggio è rimasto gravemente ferito.

I russi però non hanno ancora sfondato le linee ucraine se non nel settore meridionale, quello della Crimea. Sembrerebbe che l’avanzata sia arrivata a Kharkiv e Sumy, mentre la gran parte dell’oblast di Luhansk è sotto il controllo di Mosca. Se escludiamo quindi l’operazione in corso verso la capitale dell’Ucraina, ancora la maggior parte del Paese resta nella mani dell’esercito di Kiev.

Gli aggiornamenti di qualche ora fa riferivano, al netto della propaganda ucraina, che l’aeroporto di Gostomel non era ancora sotto pieno controllo russo: l’esercito ucraino ha dato il via a un contrattacco di artiglieria per cercare di cacciare le truppe di Mosca. In serata invece è arrivata la notizia che unità delle forze speciali russe siano riuscite a conquistare lo scalo.

 

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