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Guerra

Le due Coree ai ferri corti: bombe sulle strade, colpi di artiglieria… E Pechino si preoccupa

La crisi tra Corea del Nord e del Sud peggiora dopo la presunta violazione dello spazio aereo di Pyongyang da parte di un drone di Seul.

La penisola coreana sta vivendo, negli ultimi giorni, un ulteriore parossismo della tensione da quando la Corea del Nord ha segnalato la presunta ripetuta violazione dello spazio aereo nazionale da parte di un drone, attribuito alla Corea del Sud, che avrebbe sganciato volantini di propaganda nel cielo della capitale Pyongyang. Il Nord riferisce che per tre volte dall’inizio del mese di ottobre, nella fattispecie il 3, il 9 e il 10, uno UAV (Unmanned Air Vehicle) sudcoreano è penetrato nei cieli nordcoreani per effettuare lanci di volantini.

Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha tenuto un incontro coi massimi funzionari della sicurezza nazionale venerdì 11 per discutere di quella che Pyongyang sostiene essere stata una “seria provocazione del nemico” e dei piani di azione militare per reagire. Pyongyang ha reso noto che si riserva il diritto di rispondere con la forza se tali voli si dovessero verificare di nuovo, e intanto ha mobilitato unità del suo esercito schierandole lungo la DMZ, la zona smilitarizzata che rappresenta il confine tra le due coree. L’esercito nordcoreano ha affermato domenica di aver ordinato alle unità di artiglieria in prima linea di essere completamente pronte ad aprire il fuoco, e a quanto sembra da fonti di intelligence, sarebbero 8 le brigate di artiglieria spostate verso il confine e messe in allerta.

Kim Yo-jong, sorella del leader del Nord, ha rilasciato lunedì 14 una serie di dichiarazioni molto accese accusando la Corea del Sud di aver fatto volare dei droni su Pyongyang, senza però fornire prove in più rispetto a un filmato diffuso dalla televisione nazionale che mostrerebbe il drone mentre sgancia i volantini.

In risposta alle minacce della Corea del Nord, il Ministero della Difesa di Seul ha avvertito che il Nord affronterà “la fine del suo regime” se causerà danni al popolo sudcoreano.

La prima reazione nordcoreana è stata il lancio di circa 40 palloni aerostatici con un carico di spazzatura verso il Sud, in una mossa già vista altre 28 volte da maggio di quest’anno, quando Pyongyag ha cominciato a inviarli verso la capitale sudcoreana. Questi palloni sono dotati di segnalatore di posizione satellitare, e pertanto il loro invio potrebbe non essere solo un atto dimostrativo ma avere delle finalità di tipo militare, come ad esempio testare quanto riescono a penetrare nello spazio aereo sudcoreano restando inosservati in previsione di un’azione futura in cui, al posto del carico di spazzatura, potrebbero trasportare un qualche tipo di ordigno o di agente chimico/biologico.

La Corea del Nord, nelle ultime ore, ha anche fatto esplodere le parti a Nord del confine delle strade Gyeongui e Donghae che collegano le due coree: un gesto più simbolico che pratico che riprende la distruzione del palazzo delle relazioni intercoreane di Kaesong avvenuta nel 2020.

In risposta ai lanci di palloni, l’esercito del Sud ha iniziato a diffondere quotidianamente trasmissioni di propaganda anti-Corea del Nord attraverso gli altoparlanti lungo il confine dallo scorso luglio, mentre per reagire all’ultima provocazione nordcoreana ha ordinato alle unità presenti lungo il confine di sparare alcuni colpi a ridosso della linea di demarcazione.

Le relazioni tra il Nord e il Sud sono ulteriormente peggiorate da quando Pyongyang ha stretto i suoi legami con Mosca: la Corea del Nord sta infatti rifornendo la Russia di munizionamento di artiglieria e di missili balistici a corto raggio, sebbene non di ottima qualità in considerazione delle notizie che ci giungono dal fronte sul loro utilizzo. Recentemente le due nazioni hanno stretto anche un patto strategico che implica il mutuo supporto militare in caso di aggressione, ma attualmente non se ne conoscono ancora i dettagli.

La contropartita russa al sostegno nordcoreano per lo sforzo bellico in Ucraina potrebbe riguardare la cessione di tecnologia per il programma nucleare di Pyongyang e per quello missilistico, sebbene siano solo deduzioni date dall’aumento dell’ostilità della Corea del Nord verso il Sud degli ultimi mesi, col leader Kim Yong-un che senza mezzi termini ha minacciato di utilizzare ordigni atomici qualora il Nord venisse attaccato.

C’è chi sostiene che questa escalation dei toni e delle azioni aggressive nordcoreane sia dovuta alla ricerca di maggiore consenso interno, che spiegherebbe anche la decisione di aver mostrato pubblicamente le immagini del presunto drone sudcoreano alla televisione di Stato, ma bisogna considerare che l’aiuto russo si è palesato principalmente dal punto di vista del sostentamento alimentare della Corea del Nord, allontanando almeno un po’ lo spettro del malcontento popolare (o di qualche generale) per la cronica carenza di riserve di cibo che, negli anni Novanta, è sfociata in una carestia che ha determinato tra i 600mila e il milione di morti tra il 1993 e il 2008.

Le recenti gravi inondazioni, che hanno portato Pyongyang a ordinare l’esecuzione di funzionari governativi locali, potrebbero aver peggiorato ulteriormente la capacità produttiva e quindi la tenuta del regime.

Tornando all’ultima crisi tra le due coree, la Repubblica Popolare Cinese ha reso noto che “le tensioni nella penisola non sono utili agli interessi comuni di tutte le parti e la priorità è quella di evitare un’ulteriore escalation del confronto” attraverso le parole della portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning. La posizione di Pechino “resta invariata” ed è quella “del mantenimento della pace e della stabilità nella penisola e della promozione di una soluzione politica alla questione”, ha affermato Mao. “Speriamo anche che tutte le parti facciano sforzi congiunti per raggiungere questo obiettivo”, ha aggiunto, assicurando che Pechino sta “prestando attenzione allo sviluppo della situazione della penisola”.

Del resto il gigante asiatico, alle prese con la questione taiwanese, non desidera che il suo scomodo vicino di casa smuova ulteriormente le acque provocando, magari, una reazione statunitense che potrebbe palesarsi con una maggiore presenza militare nella regione, ma a oggi Washington brilla per la sua assenza dal punto di vista della gestione della crisi nordcoreana, lanciando un altro pessimo segnale agli alleati nel Pacifico Occidentale.

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