La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

La giornata di Ursula Von Der Leyen è iniziata a bordo del treno in viaggio verso Kiev. Con lei anche alcuni giornalisti, con i quali si è intrattenuta per una breve conferenza stampa. E qui il capo della commissione europea ha subito messo in chiaro quale sarebbe stato l’argomento più importante affrontato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’adesione cioè dell’Ucraina all’Unione Europea. Un tema spinoso, in cima alle agende del prossimo Consiglio europeo e che, appena pochi giorni fa, non ha mancato di causare polemiche tra Kiev e alcuni attori del Vecchio Continente.

“Prossima settimana sul tavolo la candidatura dell’Ucraina”

Ursula Von Der Leyen a Kiev non poteva certo presentarsi a mani vuote. Ieri a Roma, durante il Festival Internazionale New European Bauhaus, il presidente della commissione aveva parlato di ricostruzione dell’Ucraina. Un concetto ribadito quest’oggi sul treno e che ha espresso anche subito dopo la stretta di mano con Zelensky. “Occorre una road map per ricostruire il Paese”, ha detto Von Der Leyen parlando nella capitale ucraina. Secondo il capo dell’esecutivo europeo il Vecchio Continente non può non esimersi dal concordare un piano preciso per rimette in piedi le città devastate dal conflitto. Ma il “piatto forte” della visita a Kiev ha riguardato un altro tema, più caro a Zelensky e alla leadership ucraina della ricostruzione stessa: l’adesione all’Ue. A maggio è stata la stessa Von Der Leyen a parlare di un percorso da indirizzare entro giugno. Una promessa che sembra essere stata mantenuta. “Venerdì la commissione – ha dichiarato sia in treno che davanti a Zelensky – deciderà sullo status della candidatura dell’Ucraina”. Verosimilmente verrà dato il via libera.

Poi la palla, già i prossimi 23 e 24 giugno, passerà al consiglio europeo. E anche qui non dovrebbero esserci sorprese. Kiev dovrebbe ottenere lo status di candidata all’ingresso nell’Ue. “Mi aspetto una decisione storica – ha dichiarato dal canto suo Zelensky dopo l’incontro con il numero uno dell’esecutivo europeo – noi tutti ci aspettiamo una scelta storica nella prossima riunione europea”. Il dare seguito ai propositi manifestati il mese scorso per Ursula Von Der Leyen ha rappresentato un passaggio importante a livello politico. Nonché un chiaro messaggio sulla linea dell’Ue, volta a continuare il sostegno verso Kiev.

I tanti nodi da sciogliere

Ma il disco verde allo status di Paese candidato altro non è che il primo passo di un lungo (e probabilmente tortuoso) cammino verso l’ingresso nell’Ue. Una volta designato come candidato, un governo deve dimostrare di avere tutti i requisiti conformi per essere accolto in territorio comunitario. E il processo non è affatto semplice, né tanto meno breve. La Macedonia del Nord ad esempio aspetta di entrare in Ue dal 2004, lo status di candidato il Montenegro l’ha ottenuto poco dopo la sua indipendenza del 2006, la Serbia invece nel 2010 e l’Albania nel 2014. Tempi lunghi perché le variabili sono tante. Dallo stato di diritto alla giustizia, dal pluralismo politico fino alla lotta alla corruzione e alla trasparenza delle istituzioni, sono tanti i punti che a Bruxelles sono oggetti di valutazione. Per cui un determinato Paese potrebbe aspettare anche più di un decennio.

L’Ucraina ha presentato la domanda di adesione il 27 febbraio, tre giorni dopo l’aggressione russa. Kiev ha chiesto una procedura di emergenza, ma in pochi nell’Ue erano d’accordo nell’offrire al Paese una corsia preferenziale. Così si ripiegherà sul lungo processo ordinario. Del resto fare entrare l’Ucraina dopo pochi mesi, quando ci sono governi sulla soglia da quasi 20 anni, avrebbe rappresentato un elemento molto vicino a un grave incidente politico e diplomatico. Inoltre di passi da compiere per soddisfare i requisiti Kiev ne ha parecchi. Già prima del conflitto l’Ucraina conviveva con grandi problemi: corruzione in primis, ma anche giustizia e stato di diritto non godevano di buona salute agli occhi dell’Europa. Non a caso Ursula Von Der Leyen nell’incontro odierno ha parlato di “coniugare investimenti e riforme”.

Clement Beaune, ministro francese per gli affari europei, il 22 maggio scorso è stato chiaro. “L’Ucraina non entrerà prima dei prossimi 15 – 20 anni”. Affermazioni che hanno suscitato polemiche sul versante ucraino. Ma che, per la verità, hanno reso chiarezza sull’attuale situazione: Kiev non potrà entrare da subito. Dunque se oggi Von Der Leyen può vantare un piccolo successo politico mantenendo la promessa di portare la questione entro giugno sui principali tavoli europei, è anche vero però che a livello pratico non cambierà nulla. Prima del definitivo benestare all’Ucraina passeranno anni e forse un’intera generazione. L’adesione di Kiev dunque non verrà decisa in base all’emozione del momento.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.