Le difese aeree degli Houthi arrivano dall’Iran

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Da quando è cominciata l’operazione Prosperity Guardian, la missione a guida statunitense a cui partecipa il Regno Unito (e altre nazioni che però forniscono solo personale) per proteggere attivamente il traffico navale nel Mar Rosso, i ribelli yemeniti Houthi hanno abbattuto circa 20 UAV (Unmanned Air Vehicle) MQ-9 “Reaper”.

Il “Reaper” viene impiegato principalmente come mezzo di raccolta di informazioni e secondariamente per compiti di attacco al suolo. Grazie alla sua notevole autonomia di volo, ai sensori ad ampio raggio, alla suite di comunicazioni multimodale e alle armi di precisione, offre una capacità unica di eseguire operazioni di attacco, coordinamento e ricognizione contro obiettivi di alto valore, in movimento e con tempistiche limitate. Gli MQ-9 possono anche svolgere missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione, di supporto aereo ravvicinato, di ricerca e soccorso in combattimento, di attacco di precisione e di guida aerea terminale.

Le capacità del “Reaper” lo rendono particolarmente qualificato per condurre operazioni di guerra asimmetrica ed è infatti stato largamente usato in diversi teatri, come in Iraq, Siria e Afghanistan. Lo UAV ha dimensioni consistenti (apertura alare di 22 metri per una lunghezza di 11) e grazie alle sue prestazioni in termini di autonomia (più di 1800 km), quota di tangenza massima (15mila metri) e carico bellico (1700 kg) diventa uno strumento ideale per effettuare operazioni di supporto counter-insurgency e counter-terrorism oppure in ambienti operativi non contestati.

Gli Houthi riferiscono che, da ottobre del 2023, hanno abbattuto 22 “Reaper” mentre gli Stati Uniti riportano ufficialmente la perdita di 12 di questi droni, ma un numero più verosimile potrebbe essere di 20, escludendo quelli abbattuti prima dell’inizio dell’operazione Prosperity Guardian.

L’aiuto dei pasdaran

I ribelli yemeniti, come sappiamo, sono sostenuti attivamente dall’Iran che fornisce loro sistemi d’arma e addestramento: sebbene non confermato, risulta che personale delle IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps), meglio noti come pasdaran, fosse presente in Yemen durante l’ultima ondata di attacchi statunitensi – la più pesante – e che alcuni ufficiali/istruttori della Forza Quds delle IRGC siano stati uccisi nel corso di questi.

Che l’Iran supporti e spalleggi gli Houthi non è un segreto: il sostegno di Teheran è evidente dagli armamenti usati dai ribelli yemeniti sin dal conflitto con l’Arabia Saudita, che si è espanso anche agli Emirati Arabi Uniti quando sono state bersagliate raffinerie e l’aeroporto di Abu Dhabi utilizzando droni e missili.

Nel loro arsenale, gli Houthi posseggono anche sistemi missilistici da difesa aerea di fabbricazione iraniana: nella fattispecie si tratta dei “Barq-1” e “Barq-2”, svelati a settembre 2023 durante una parata militare effettuata nelle strade di Sana’a. I miliziani yemeniti sostengono che il “Barq-1” e il “Barq-2” abbiano una gittata massima rispettivamente di circa 50 e 70 km, e possano colpire bersagli ad altitudini fino a circa 15 e 20 km. Sebbene non ci siano conferme su questi dati, sappiamo che entrambi i sistemi missilistici fanno parte della famiglia iraniana di missili terra-aria a medio raggio a guida radar “Taer”, a loro volta basati sui sistemi missilistici di fabbricazione sovietica/russa 2K12 “Kub” (SA-6 “Gainful” in codice NATO) e 9K37 “Buk” (SA-11 “Gadfly”), se non addirittura da copie dirette o cloni di questi. Risulta che gli Houthi dispongano anche del MANPADS (Man Portable Air Defense System) di fabbricazione russa 9K32 “Strela-2” (SA-7 “Grail”) che è stato utilizzato in alcune occasioni per cercare di abbattere i droni statunitensi sin dal 2019. Lo “Strela-2” ha una gittata massima di 3,7 km e può raggiungere una quota di 1500 metri.

Gli Houthi hanno precedentemente affermato di aver sviluppato autonomamente un altro missile terra-aria, denominato “Maraj” o “Miraj”, anch’esso visto in parata nel 2022 e nel 2023, ma i dettagli sul suo conto sono scarsi.

Ci sono anche i residuati sovietici

Forse però il sistema missilistico da difesa aerea più interessante in possesso degli Houthi è una vera e propria loitering munition di fabbricazione iraniana, il “358” o “SA-67” che presso i ribelli yemeniti sarebbe nominato “Saqr-1”. Il missile, lungo circa 2,7 metri, è dotato di tre serie di alette per la manovrabilità e la stabilizzazione in volo, una all’estremità anteriore, una all’estremità posteriore e una lungo la parte centrale delle fusoliera e sembra essere propulso da un piccolo turbogetto integrato nel copro cilindrico del vettore, con prese d’aria anulari immediatamente dietro le alette di coda. Secondo quanto riportano gli iraniani, il “358” ha un sistema di guida inerziale assistito da navigazione satellitare, un giroscopio verticale e un’unità dati aerea.

Nel 2023, gli Houthi hanno mostrato il missile “Saqr-2”, sostanzialmente simile al “Saqr-1/358” ma privo delle alette di coda e leggermente più piccolo. Sebbene non ci siano informazioni sul suo utilizzo in combattimento, un design più piccolo potrebbe consentire lanciatori più compatti, quindi rendere il missile più facile da maneggiare, però potrebbe indicare una gittata inferiore.

Gli Houthi utilizzano anche missili Aria-Aria ricondizionati e lanciati da veicoli terrestri: sono stati osservati infatti missili di fabbricazione russa R-27T, R-77 ed R-73E nonché R-60 risalenti all’epoca sovietica. Sappiamo inoltre, sempre dalle immagini delle parate militari, che possono contare su altri residuati sovietici come i vetusti SA-2 “Guideline”.

Come abbiamo sempre detto dalle nostre colonne, gli Houthi hanno dimostrato di non essere dei “beduini col Kalashnikov”, ma rappresentano una minaccia che non va sottovalutata, sebbene dal punto di vista delle difese aeree utilizzino per la maggior parte armamenti obsoleti o obsolescenti, che però, come abbiamo visto, diventano efficaci contro assetti che non posseggono contromisure elettroniche adeguate come i droni MQ-9.