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In Yemen dal 2015 l’Arabia Saudita ha guidato una coalizione che riunisce paesi arabi a maggioranza sunnita nella guerra contro i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran per ripristinare il governo sostenuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi. Ma la guerra si è trasformata in una situazione di stallo che ha causato oltre 80mila morti e ha portato alla fame 14 milioni di persone. L’unica speranza paradossalmente arriva dal caso Khashoggi. Perché ha spinto per la prima volta Washington a fare pressioni su Riad.

Ma secondo l’Iran che sostiene la fazione degli Houthi gli Stati occidentali stanno ignorando i crimini nello Yemen per continuare le vendite di armi ai Paesi della regione. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita accusano l’Iran di contrabbando di armi agli Houthi, compresi i missili balistici sparati contro le città saudite dallo Yemen. Teheran nega di armare i ribelli. Il conflitto si è trasformato in una guerra per procura e ha innescato la peggiore crisi umanitaria del mondo.

Sul conflitto l’America è divisa. I senatori statunitensi hanno proposto una misura per bloccare il sostegno degli Stati Uniti alla coalizione saudita in Yemen. La frattura è stata ancora più forte dopo l’assassinio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi. Ciò prova la sempre più rilevante spaccatura tra il Congresso e la Casa Bianca sia sul caso Khashoggi che di conseguenza sulla guerra in Yemen. La risoluzione ora dovrà essere prima discussa in Senato e poi votata. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul caso del giornalista assassinato ha ribadito che “potremmo anche non sapere mai come siano andati fatti” e ha sottolineato l’importanza dell’Arabia Saudita come fondamentale esportatore di petrolio, acquirente di armi e alleato strategico per combattere l’espansione dell’Iran in Medio Oriente.

Sebbene gli Stati Uniti abbiano chiesto un cessate il fuoco in Yemen, il segretario di stato Mike Pompeo ha fatto notare come abbandonare l’alleato Arabia Saudita potrebbe aprire ad una penetrazione nell’area della Russia e della Cina. Inoltre ha fatto sottolineato come la presenza americana nella penisola arabica è fondamentale per le operazioni anti-terrorismo e per combattere Al Qaeda.

Sebbene ci sia stata una tregua nei combattimenti, le due coalizioni in lotta continuano a sferrare qualche colpo contro l’altra parte. Ora la guerra si concentra soprattutto nel porto di Hodeidah sul Mar Rosso, che è un punto nevralgico perché da lì passano oltre il 70% delle importazioni di cibo dello Yemen. C’è il pericolo infatti di un disastro umanitario. Save the children ritiene che c’è il rischio che circa 85mila bambini potrebbero essere già morti di fame dall’inizio della guerra nel 2015. Ma la coalizione saudita è convinta che Hodeidah sia utilizzata dall’Iran per rifornire gli Houthi di armi e missili. Ora tutto il mondo attende i colloqui di pace a guida delle Nazioni Unite che si stanno svolgendo a Stoccolma. Sebbene negli ultimi anni diversi round di negoziati siano falliti. L’ultimo a settembre.

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