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Dopo aver conquistato Lysychansk, prosegue l’avanzata dei russo-separatisti verso Sloviansk e Kramatorsk, sbarrate al momento dalla feroce battaglia in corso a Bakhmut. La lotta per l’ultima porzione del Donbass ancora sotto il controllo dell’Uctaina sta entrando nelle sue fasi finali. Sloviansk, Kramatorsk e Bakhmut hanno tutte e tre significati sia strategici che simbolici.

Sloviansk

Fino a pochi anni fa, Sloviansk era a malapena conosciuta al di fuori del Donbass. Il destino di questa città di appena 100mila abitanti che non faceva quasi mai notizia è cambiato drasticamente nel 2014, quando i separatisti locali che si rifiutavano di riconoscere la legittimità del nuovo governo di Kiev presero il controllo della città sulla spinta del sentimento filorusso locale e con l’aiuto delle agenzie di intelligence russe.

Mosca negò qualsiasi coinvolgimento e anzi uno dei principali leader separatisti, l’ex colonnello dell’esercito russo Igor Strelkov, lamentò il mancato supporto del Cremlino che, disse, “se ci avesse dato accesso alle risorse di cui avevamo davvero bisogno il Donbass avrebbe seguito l’esempio della Crimea”. Nella sua mente, Sloviansk, che era la prima testa di ponte filorussa della regione, sarebbe dovuta essere l’hub di smistamento di armi, uomini e mezzi di tutta la regione di Donetsk.

In diverse interviste rilasciate dopo la presa di potere, Strelkov ha dichiarato che lui e i suoi uomini provenivano dalla Crimea, presero Sloviansk col benestare del sindaco della città e lo stesso Strelkov si autoproclamò ministro della Difesa della neonata Repubblica Popolare di Donetsk. L’esercito e le agenzie di intelligence ucraine cercarono immediatamente di riconquistare la città. I combattimenti scoppiarono ad aprile del 2014 e possono essere considerati l’inizio della guerra del Donbass.

Gli sforzi dell’Ucraina furono ingenti. Kiev perse soldati e attrezzature pesanti, compresi gli elicotteri. Entrambe le parti combatterono aspramente per controllare una torre televisiva sul monte Karachun, dove i separatisti filorussi avevano attivato i canali russi e spento le trasmissioni ucraine. L’Ucraina riuscì a riprendere la città nel luglio 2014 e Strelkov e i suoi circa mille uomini ripiegarono verso Donetsk.

Ma perché Sloviansk? La risposta è sia di natura etnico-politica (all’epoca il sentimento filorusso era particolarmente elevato) e sia di natura geografica. Sloviansk è lontana dalle principali città, ma abbastanza vicina all’autostrada M03, strategicamente importante, che collega Kiev a Kharkiv e prosegue fino al confine russo vicino a Rostov sul Don. Per questo oggi è ancora strategicamente cruciale.

Kramatorsk

Anche la vicina Kramatorsk subì una sorte simile. Venne conquistata dai separatisti nella primavera del 2014 ed è stata riconquistata dall’Ucraina dopo circa tre mesi. I combattimenti si sono concentrati intorno all’aeroporto militare, fondamentale e destinato a tornare di attualità nelle prossime settimane, che l’Ucraina era riuscita a tenere per tutto il tempo.

Nell’autunno 2015, Kramatorsk è diventata il centro amministrativo di Donetsk. I dipartimenti governativi sono stati spostati dalla città di Donetsk, controllata dai separatisti, proprio a Kramatorsk. Le forze ucraine del Donbass in sostanza hanno fondato lì il loro quartier generale.

Kramatorsk è considerato uno dei più importanti centri industriali dell’Ucraina orientale. Il Novokramatorsk Machine Building Plant, o NKMZ, è uno dei più grandi impianti della regione e produce principalmente attrezzature per l’industria mineraria. Fino al 2014, la Russia era il suo principale cliente. Dal 24 febbraio del 2022 la produzione è cessata.

Alcune settimane dopo, ad aprile, Kramatorsk è tornata tristemente d’attualità quando un missile Tochka-U ha colpito la sua principale stazione ferroviaria sollevando accuse reciproche tra Mosca e Kiev e scatenando sul web montagne di disinformazione. Morirono oltre 50 persone, la maggior parte delle quali erano rifugiati, compresi i bambini, che speravano di fuggire.

Bakhmut

Bakhmut, la terza città chiave della regione, è situata lungo un’autostrada che conduce a Lysychansk. Questa strada è considerata un percorso essenziale per il rifornimento delle truppe ucraine. Qui sono state combattute pesanti battaglie nel 2014 e nel 2015.

Durante l’epoca sovietica e fino al 2016, Bakhmut era conosciuta come Artemovsk. Il suo vecchio nome, Bakhmut, è stato ripristinato come parte di uno sforzo regionale per superare l’era comunista sovietica. Anch’essa è stata brevemente conquistata dai separatisti filorussi nel 2014, ma l’Ucraina ne ha rapidamente ripreso il controllo.

Bakhmut, che ha una popolazione di circa 70mola abitanti, è la più piccola delle tre città sotto assedio. Tuttavia, ricopre un ruolo chiave nell’economia ucraina. Due aziende locali sono particolarmente importanti: Artwinery è uno dei maggiori produttori di vini spumanti dell’Europa orientale e Artemsii è un noto produttore di sale da cucina. La sua produzione rappresenta circa il 90% del consumo di sale in Ucraina. La distribuzione del condimento nel Paese è diventata impossibile dopo l’invasione della Russia a febbraio. Il costo del sale è quindi salito alle stelle in tutta l’Ucraina che è costretta a importarlo dall’estero.

A Bakhmut si sta combattendo una delle più feroci battaglie delle ultime settimane. La strategia di stampo sovietico di circondare le città e costringere i nemici ai ripiegamenti che ha dato dividendi nella Repubblica di Lugansk potrebbe essere ripetuta anche qui. Se cade Bakhmut, i russi non faranno altro che chiudere villaggi lungo la linea di contatto come Siversk e Soledar in una sacca e costringere gli ucraini a riformare nuove linee nei pressi di Sloviansk e Kramatorsk. Due capitali dell’irredentismo del Donbass.

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