Le Big Tech Usa nel mirino: i Pasdaran mirano al complesso militare-industriale nel Golfo

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L’Iran ha dichiarato, tramite il corpo dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc) che le infrastrutture tecnologiche delle compagnie statunitensi nel Golfo potrebbero essere ritenute bersagli legittimi negli attacchi in risposta ai bombardamenti americani e israeliani contro il Paese, iniziati lo scorso 28 febbraio.

L’Iran alle aziende Usa: sono bersagli legittimi

Mazir Motamedi, corrispondente Al Jazeera da Teheran, ha infatti dichiarato che l’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, ha indicato Google, Microsoft, Palantir, Ibm, Nvidia e Oracle come aziende i cui asset potrebbero diventare target legittimi e che da canali vicini ai Guardiani sono emerse comunicazioni minacciose agli abitanti dei Paesi della regione circa la necessità di restare ad almeno un chilometro di distanza dalle sedi delle banche Usa, che potrebbero diventare a loro volta bersaglio.

Non si tratta di una novità nella prassi, dato che i data center costruiti al culmine di grandi progetti infrastrutturali di intelligenza artificiale in Medio Oriente da parte di aziende Usa che hanno puntato miliardi di dollari sul settore, erano già un obiettivo per la rappresaglia iraniana da diversi giorni. Fa sostanza, però, l’identificazione del nuovo complesso militare-industriale-tecnologico e della nuova sinergia tra campioni dell’innovazione e strutture della sicurezza nazionale come un tutt’uno non distinto dalle ramificazioni operative del Pentagono e del Comando Centrale che stanno martellando Teheran.

L’IA in guerra

Abbiamo dato conto del ruolo critico giocato dagli apparati tecnologici Usa nel raid iniziale della guerra, con i contributi del progetto Maven del Pentagono al targeting e all’individuazione di bersagli che si è rivelato decisivo per infliggere pesanti danni all’Iran.

Il combinato disposto della tecnologia israelo-americana ha con ogni probabilità favorito l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei nel suo compound nella giornata del 28 febbraio, e per l’Iran è stato difficile, in apertura di conflitto, limitare i colpi di Washington e Tel Aviv. La scelta iraniana di regionalizzare la guerra risponde anche alla volontà di annacquare lo strapotere tecnologico dei nemici. Facendo dunque aprire a raggiera lo spazio di tutela e difesa americano e mirando a far disperdere l’intercettazione aerea su più teatri. Tra cui anche quello volto a blindare la sicurezza dell’infrastruttura tecnologica mediorientale.

Amazon Web Services ha già visto due strutture negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrain messe sotto attacco dalla risposta iraniana. E per i Pasdaran sdoganare tali obiettivi serve a un risultato chiaro: aumentare la granularità della guerra e la dispersione degli obiettivi su tutta la regione; far aumentare il costo del conflitto per gli Stati del Golfo, che vedono messa a repentaglio la loro volontà di essere hub tecnologici di rango globale; incentivare una strategia asimmetrica con cui, a costo limitato, Teheran vuole infliggere danni significativi a Washington e Tel Aviv; potenziare la dottrina della “difesa a mosaico” fatta di decentralizzazione tanto nell’assorbimento del colpo quanto nell’inflizione del danno, con quest’ultimo processo delegato con maggior forza ai comandi locali.

Perché l’Iran indica le aziende Usa come target

L’analista di scenari geopolitici e finanziari Shanaka Anslem Perera ha scritto che per l’Iran il targeting “non è irrazionale”: “il software Mission Manager di Palantir fornisce il targeting basato sull’Intelligenza Artificiale che seleziona quale struttura iraniana colpire con ogni bomba americana. Aws ospita carichi di lavoro militari statunitensi. I chip di Nvidia alimentano i modelli di sorveglianza. Nella dottrina dell’Irgc, queste aziende non sono collaterali“, ma “sono il sistema nervoso digitale della kill chain che ha assassinato Khamenei”.

Architettura di un nuovo complesso militare-tecnologico dove i confini tra uso ordinario e uso operativo sono sempre più labili e, anzi, la stessa ambivalenza di aziende e ritrovati tecnologici diventa fattore competitivo e strumento di proiezione di potenza.

I Pasdaran hanno ben chiari quali siano gli snodi cruciali della proiezione del potere americano, su cui per la sfida del cloud si appoggiano inevitabilmente anche le capacità di Israele, e in un certo senso hanno appreso le moderne lezioni della guerra, fatta anche di deterrenza e minacce potenziali.

La pressione dell’Iran sulle Big Tech Usa

In un certo senso, classificando intere aziende come proiezioni militari l’Irgc porta il conflitto a un nuovo stadio, ove anche i provider di funzioni destinate all’attacco sono ritenuti complici di azioni cinetiche. Un dato che si inserisce anche con un obiettivo di guerra psicologica nei dibattiti interni agli Usa sull’IA e la guerra, come dimostrato dagli screzi “morali” di Anthropic contro il Pentagono, che ha usato Claude nei raid contro Teheran.

L’Iran sembra voler dire che chi si chiama fuori dal confronto favorevole alla Difesa Usa potrebbe non essere ritenuto un bersaglio, nella consapevolezza, notata da Perera che per la dottrina della “difesa a mosaico” oggi “31 comandi provinciali autonomi possiedono ciascuno un’autorità di fuoco indipendente su missili, droni e motoscafi veloci, e ognuno detiene un elenco pubblicato di strutture tecnologiche americane” potenzialmente colpibili. L’Iran allunga, nelle intenzioni, il raggio d’azione della guerra. E i passi in avanti dell’escalation sembrano difficili da invertire.

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