Nello scacchiere internazionale la corsa agli armamenti sembra non arrestarsi mai, in quanto per alcune nazioni, l’incremento della spesa destinato alla difesa offre maggiore credibilità e garanzie al settore industriale e agli interessi nazionali.

Secondo le stime del quadriennio 2016/20 del Department for Budgetary Affairs e della Budget Committee del Parlamento Europeo, il dato di riferimento per tale settore ha rappresentato l’1,3% del Pil per l’Ue-28 e l’1,2% del Pil per l’area dell’euro. Sebbene le analisi riportino che i budget destinati alla protezione sociale si assestano invece al 19,1% del Pil, la sanità al 7,1%, l’istruzione al 4,7%, la sicurezza pubblica e l’ordine l’1,7%, l’ambiente al 0,7% del Pil, sono stati registrati “nuovi picchi” d’investimento per il comparto militare nell’Ue.

In special modo in Estonia al 2,4% del prodotto interno lordo, per la Grecia al 2,1%, Regno Unito al 2,0% e Francia al 1,8%, in aumento rispetto al passato e rivelando la necessità degli stati di garantire anche la sovranità di basi e possedimenti oltre mare, proprio come accade per la Repubblica francese, ultimamente preoccupata per la restaurazione dei propri hub militari oltremarini.

L’ID Card militare francese

La potenza francese ha investito 40,7 miliardi di euro – pari al 20,4% del totale dell’Ue. È al primo posto per numero di soldati effettivi davanti Germania, Italia e Regno Unito. La Francia è la terza potenza nucleare dietro la Russia e gli Stati Uniti, dotata di 300 testate nucleari munite di armamento strategico-tattico e pre-strategico, armato da missili con testate operative aeree, da terra e sottomarine. Parigi è inoltre una potenza spaziale, la terza nazione, dopo Sttai Uniti e Russia, ad avere in orbita un satellite artificiale, “Asterix”. È dotata di satelliti militari di ricognizione di tipo Imint -Measurement and Signature intelligence – e satelliti Sigint. Infine, Parigiè operativa mediante il “Commandement interarmées de l’espace” (Cie), che permette il controllo e la sorveglianza del lo spazio e degli oggetti spaziali in maniera totalmente indipendente dalle altre nazioni.

Il pericolo per le basi

Secondo un nuovo report rilasciato dall’Istituto francese per le relazioni internazionali ed in concomitanza degli studi di membri del Comitato scientifico dello Stato Maggiore, sembrerebbe evidente il pericolo di minaccia per alcuni avamposti oltremarini di Parigi entro il 2035, a causa delle nuove forme di colonizzazioni e della trasformazione geopolitica ad influenza asiatica.

L’Eliseo ha la seconda più grande rete di basi militari nel mondo, dietro gli Stati Uniti, ha uno spiegamento di circa 10mila soldati in diverse parti del globo che vanno dalla Guyana al Canale del Mozambico, alla Polinesia e agli Emirati Arabi Uniti, e possiede una vastissima zona economica esclusiva (Zee). I pericoli in riferimento al report dell’Ifri richiamano il crescente sviluppo della Cina in quanto Pechino ha creato infrastrutture portuali a Gibuti, Mergui (Birmania), Chittagong (Bangladesh), Hambantota (Sri Lanka), Gwadar (Pakistan) ed aumentato la sua influenza alle Maldive”. Lo studio enuncia che “la strategia militare pubblicata da Pechino nel 2015 ha rimosso la maschera, con l’adozione – apertamente assunta – di uno spostamento dello sforzo da una logica di ‘difesa al largo della costa’ verso una strategia di ‘protezione dell’alto mare'”.

La predazione delle risorse

La minaccia reale o potenziale ha un impatto sulle risorse petrolifere e gas nei 650mila chilometri quadrati della Zee e nei territori sotto la sovranità francese, oltre ad altre attività e diritti sull’estrazione dei metalli. Tale studio incide sulla necessità di dover incrementare la presenza di Parigi per il monitoraggio dei due terzi del canale del Mozambico e degli isolotti circostanti, attualmente vigilati da 15 unità militari sostenute dalle fregate Nivôse e Floréal.

I timori dell’Eliseo guardano anche alla pesca illegale supportata da Pechino al di sotto della soglia del Mar Cinese, con un rischio di futura pretesa di diritto di sovranità della Cina su aree d’interesse nazionale francese. Lo staff parigino spiega che il non accurato monitoraggio faciliterebbe l’ostruzione da parte di manovre anti-accesso, considerando la proliferazione dei missili a lungo raggio e l’accrescimento delle potenze navali indo-cinesi.

Lo studio suggerisce, infine, la creazione di un nuovo stabilimento nella zona indo-pacifica, a Singapore, in Malesia o nel Brunei ed il rafforzamento delle postazioni militari già esistenti per evitare un’escalation e la perdita del controllo della sovranità su quei territori sotto l’influenza di Pechino. Il filo dell’equilibrio internazionale sembra quotidianamente assottigliarsi, stressato dalle ragioni delle nuove economie e dal calibro armato delle difese che puntano, sempre più di frequente, ad un futuro in bilico tra il fiato sospeso della pace ed un irreversibile precipizio.