La Thailandia e la Cambogia avrebbero già violato il cessate il fuoco “incondizionato” che era stato accordato a seguito dei negoziati che si sono tenuti a Kuala Lumpur. Solo tre giorni fa, i vertici delle forze armate thailandesi avevano confermato l’impiego di aerei da combattimento contro obietti militari cambogiani. Una forza di almeno sei velivoli, tra cui comparivano alcuni caccia F-16 Fighting Falcon: gli aerei da combattimento più “attivi” nelle operazioni di guerra di questi ultimi mesi; se considera il loro impiego in Ucraina, nei cieli del Medio Oriente, e ora in quelli del Sud-Est Asiatico.
Mentre i video diffusi su X mostravano sistemi d’artiglieria semovente sparare salve di missili e proiettili di grosso calibro su diverse province di confine, sono stati identificati sistemi Multiple Launch Rocket Systems BM-21 Grad della Cambogia, e sistemi d’artiglieria Atmos da 155 mm della Thailandia, gli F-16 Fighting Falcon di fabbricazione statunitense e i Jas-39 Gripen di fabbricazione svedese della Royal Thai Air Force, l’Aeronautica thailandese, sono decollati per “bombardare congiuntamente le posizioni di fuoco indiretto cambogiane e difendere due aree strategiche“in seguito alle segnalazione dell’intelligence di Bangkok.
Secondo quanto riportato da fonti locali, gli obiettivi militari erano stati localizzati nell’area di Phu Ma Kua (dove sarebbe stato violato il cessate il fuoco, ndr), e in quella del tempio di Ta Muen Thom, proprio dove le forze armate cambogiane avrebbero posizionato alcune delle loro batterie. Gli aerei da combattimento thailandesi potrebbero aver impiegato munizioni di precisione fornite dalla Corea del Sud. Un incrocio particolare dunque, che ci ricorda quanto sia complesso analizzare la provenienza delle armi schierate in campo da potenze regionali minori che siamo abituati a vedere impiagare gli aerei da guerra degli “altri“.
Nei cieli dell’Ucraina, che è ben distante dall’ottenere un accordo di cessate il fuoco incondizionato con l’avverso russo, fatta eccezione per i MiG-29 forniti da alcune potenze della Nato, velivoli che i piloti della Vijs’kovo-Povitrjani Syly Ukraïny conoscono bene, i protagonisti degli ultimi scontro aerei sono aerei da combattimento forniti dall’Occidente. Stiamo parlando proprio degli “onnipresenti” caccia multiruolo di fabbricazione statunitense F-16 , che sono entrati a far parte della flotta aerea di Kiev insieme ai Mirage 2000 concessi dalla Francia, e degli aerei radar Saab 340 svedesi che presto potrebbero essere affiancati proprio dai caccia multiruolo Jas-39 Gripen prodotti sempre dalla svedese Saab.
Su questo fronte l’abbattimento di tre caccia F-16 e la perdita del primo Mirage 2000-5 francese, può essere un “campanello d’allarme” per l’efficacia e la vita operativa di caccia “attempati”. Specialmente per la Francia, che ha già registrato la perdita di un caccia Dassault Rafale assegnato all’Indian Air Force, abbattuto nello scontro verificatosi nei cieli del Kashmir. Scontro che, non a caso, ha coinvolto un caccia di fabbricazione cinese Chengdu J-10 appartenente alla forza aerea del Pakistan, che lo avrebbe abbattuto con un missile air-to-air Pl-15E, sempre di fabbricazione cinese.
Differente la situazione nei cieli del Medio Oriente, dove gli F-16 Sufa dell’Israeli Air Force sono stati protagonisti indisturbati delle incursioni aeree che hanno penetrato a più riprese lo spazio aereo iraniano, libanese e siriano, dimostrandosi una piattaforma efficace e affidabile, nonostante non possano vantare le capacità furtive degli F-35 Adir che hanno preso parte all’ultima importate azione di guerra condotta nei cieli dell’Iran nell’ambito dell’Operazione Rising Lion. Azione che ha previsto, tra numerosi raid aerei indirizzati su molteplici obiettivi militari iraniani, la distruzione dei mitologici caccia intercettori F-14 “Persian Tomcat“. Attempati caccia intercettori che risalgono ai tempi dello scià Pahlavi, e che Teheran avrebbe comunque sostituito a stretto giro con una fornitura di caccia di fabbricazione russa Sukhoi Su-35S e Su-30SM, o , secondo alcune indiscrezioni, con una flotta di caccia cinesi J-10 C nel caso Mosca privasse gli ayatollah della propria tecnologia, e questo nonostante il favore ricevuto sul piano droni kamikaze Shahed-136. Il sistema d’arma su cui il Cremlino sta basando la nuova strategia di guerra in Ucraina.
Questo breve excursus delle ultime azioni di guerra e dell’incrocio di jet da combattimento che appartengono a molteplici potenze, ci ricorda non solo come siano intricati i rapporti e gli equilibri mondiali basati, da sempre, su influenze e forniture di armi che altro non sono se il livello più “superficiale” di un’alleanza, ma come dallo “scontro” di queste tecnologie si possano trarre dati importanti sulle reali capacità degli avversari teorici.
Lo sviluppo di tecnologie militari d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti è parte del nostro sforzo quotidiano. Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro, abbonati oggi!

