Ad esser sinceri, la notizia non c’è. O, meglio, è stata scritta così tante volte che ha perso il suo valore: le armi fornite dalla Cia ai ribelli moderati in Siria vengono spesso rubate. Fonti militari, sentite dal New York Times, raccontano di come queste armi, una volta sottratte, finiscano nel mercato nero e raggiungono chissà chi. Molto probabilmente anche le fazioni islamiste, se non addirittura il sedicente Stato islamico.Per approfondire: Perché i ribelli moderati hanno fallitoQueste armi sarebbero state utilizzate lo scorso novembre anche per uccidere cinque persone, compresi due contractors Usa, vicino ad Amman.Il piano per armare i ribelli in Siria è iniziato nel 2013, con il nome in codice di Timber Sycamore. L’obiettivo era quello di creare un fronte contro il presidente siriano Bashar Al Assad e, come scrive il New York Times, “l’esistenza di questo programma è classificata, così come tutti i dettagli sul suo budget”. Sapere nel concreto come vengano addestrati e con quali armi i ribelli è dunque difficile. Sappiamo che hanno a disposizione missili Tow e, ovviamente, kalashnikov.Per approfondire: Così Cia e Arabia Saudita armano i ribelli sirianiCiò che è certo è che la Cia fornisce l’addestramento ai ribelli in Giordania, scelta strategica in quanto il Paese confina con la Siria. La cosa paradossale è che questo programma, pensato appunto per rovesciare un governo, continua mentre quello per addestrare combattenti contro il sedicente Stato islamico è stato definitivamente chiuso.

Nel campo comunista di Goli Otok
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