Quad, Foip, Five Eyes e infine Aukus. C’è una nuova freccia nella faretra degli Stati Uniti. Si tratta di un’alleanza creata appositamente per adempiere a due obiettivi strategici: 1) riprendere in mano la situazione nell‘Indo-Pacifico, ossia nella regione asiatica che si estende dalle coste dell’Oceano Indiano al Giappone inoltrato; e 2) lanciare un monito alla Cina, desiderosa, a sua volta, di fare la voce grossa in quello che Pechino considera da sempre il proprio “cortile di casa”.

Insomma, accrescere il peso strategico in Asia e arginare l’ascesa del Dragone: è questa la doppia missione americana da conseguire nel minor tempo possibile. Anche perché il governo cinese, mentre Washington tesse le sue trame dall’altra parte del mondo, prosegue nella sua incessante (e legittima, dal proprio punto di vista) modernizzazione dell’esercito, dell’economia e del comparto tecnico-scientifico. Detto in altre parole, in un futuro non troppo lontano i cinesi potrebbero non solo dare del filo da torcere agli americani, se non addirittura surclassarli in alcuni settori strategici (in parte sta già accadendo).

Gli Stati Uniti, quasi per sgombrare la testa da ogni distrazione secondaria, sembrano quindi aver messo nel mirino la Cina. Niente più Afghanistan, Medio Oriente o Russia: il prossimo nemico, agli occhi della Casa Bianca, ha la fisionomia di un Dragone che cresce ogni giorno, mettendo a rischio l’ordine liberal-democratico costruito dagli stessi americani.

Quad e Five Eyes

Gli Stati Uniti possono contare su diverse alleanze più o meno storiche, teoricamente adattabili in chiave di contenimento anti cinese. Una delle più famose risponde al nome di Quadrilateral Security Dialogue, un’alleanza strategica informale che riunisce sotto la stessa bandiera Australia, Giappone, India e Stati Uniti.

Il Quad, fin dalla fondazione, avvenuta nel 2007, ha avuto come funzione primaria quella di contenere l’espansione della Cina nell’Indo-Pacifico. In che modo? Puntando sulla cooperazione tra i membri della stessa alleanza, sugli incontri strategici tra i leader dei rispettivi Paesi e sullo svolgimento di esercitazioni militari congiunte. La pecca più grande del patto riguarda l’assenza di un vero e proprio obiettivo dichiarato dal “quadrilatero”. Un neo, questo, che rischia di rendere l’intero assetto più simbolico che concretamente efficace.

Ancora più storica è l’alleanza di intelligence internazionale chiamata Five Eyes, Cinque occhi. Nata al termine della Seconda Guerra Mondiale con l’intento di monitorare le comunicazioni dell’Unione Sovietica e del blocco orientale, comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. Nel corso degli anni, e coinvolgendo più o meno formalmente anche altri Stati, l’alleanza è stata declinata anche in chiave anti cinese. Emblematica, all’inizio del 2018, l’introduzione da parte dei Five Eyes di un framework di condivisione di informazioni ad hoc per contrastare la minaccia delle crescenti attività di Cina e Russia.

Imbrigliare la Cina in mare

Se Quad e Five Eyes possono apparire come alleanze astratte, vale la pena citare la Strategia indo-pacifica libera e aperta e la recentissima Aukus. Per quanto riguarda la prima, la Free and Open Indo-Pacific Stretegy (Foip) è stata presentata dal Giappone nel 2016. Il piano di Tokyo? Unire economicamente e politicamente due continenti, l’Asia e l’Africa, e altrettanti oceani, il Pacifico e l’Indiano, così da creare una piattaforma limitatamente all’Asia attraverso la quale garantire un ordine internazionale basato sullo stato di diritto – incluso il diritto di una navigazione libera – , promuovere il libero scambio e risolvere le controversie in modo pacifico.

Al netto dei proclami iniziali, l’iniziativa è un po’ rimasta in alto mare, non riuscendo a mostrare tutte le sue potenzialità; a detta di vari esperti, troppo astratti gli obiettivi del piano e troppo vaghi i traguardi da raggiungere. L’Aukus è l’ultima alleanza militare apparsa all’orizzonte (qui spiegata nel dettaglio). Comprende Australia, Regno Unito e Stati Uniti e abbraccia, in un certo senso, lo stesso obiettivo delle altre alleanze: contenere la Cina.

Come abbiamo visto, Washington può affidarsi a numerose “armi diplomatiche” e  alleanze militari strategiche per arginare Pechino e ristabilire la propria presenza nell’Indo-Pacifico. Diciamo, tuttavia, che la Casa Bianca dovrebbe oliare qualche vecchio meccanismo, così da snellirlo e renderlo più utile alla causa. Se non altro, anche se il governo americano non dovesse riuscire a bloccare l’ascesa cinese, gli Usa avrebbero l’occasione di rallentarla in un’area geografica altamente strategica.

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