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Armi progettate per mietere quante più vittime possibili. Sarebbero fatti così gli esplosivi e i proiettili impiegati dall’esercito israeliano nella guerra a Gaza, con un obiettivo ben preciso, quello di massimizzare le morti. È quanto si legge in un approfondito articolo di Chris McGreal sul The Guardian, in cui sono state riportate le dichiarazioni di sei medici che hanno prestato servizio negli ospedali europei e ad Al-Aqsa.

Le dichiarazioni dei medici

Tutti gli operatori sanitari intervistati hanno confermato che “molte delle morti, amputazioni e ferite che hanno trattato, derivano dal lancio di missili e proiettili – in aree affollate di civili – carichi di metallo aggiuntivo progettato per frammentarsi in minuscole schegge”. Ci sarebbe un denominatore comune delle ferite, spesso mortali, riportate sui corpi dei bambini colpiti: tutte, o quasi, presentano dei fori di ingresso e di uscita piccolissimi, appena visibili. Tuttavia, queste schegge al loro interno creano una “completa distruzione degli organi e delle arterie principali”.

Feroze Sidhwa, un chirurgo traumatologo della California, di ritorno dall’ospedale europeo nel sud di Gaza, ha dichiarato: “Circa la metà dei pazienti che ho curato erano bambini. Abbiamo visto molte ferite da schegge così piccole che talvolta sfuggivano al primo esame del paziente. Sono molto più piccole di qualsiasi altra cosa che abbia mai visto prima, ma causano enormi danni all’interno”. C’è poi un’altra testimonianza, che avvalora quanto appena riportato. Sanjay Adusumilli, un chirurgo australiano in servizio ad al-Aqsa, nel centro della Striscia, ha recuperato delle “schegge composte da minuscoli cubi di metallo di circa tre millimetri di larghezza durante un’operazione su un giovane ragazzo”. Ebbene, quelle schegge “distruggono ossa e organi lasciando solo un graffio sulla pelle”.

I bambini sono i primi a soccombere

Le foto dei metalli rinvenuti, insieme alle descrizioni fornite dai medici, sono state analizzate da alcuni esperti di esplosivi. La conclusione che emerge è che “tali ferite sono provocate da bombe e proiettili dotati di una ‘camicia a frammentazione’ intorno alla testata esplosiva per massimizzare le vittime”. Trevor Ball, un ex tecnico esperto in esplosivi dell’esercito americano, ha spiegato il funzionamento delle armi impiegate dall’IDF, che “esplodendo, spruzzano cubi di tungsteno e sfere di metallo che sono molto più letali dell’esplosione stessa”.

E difatti, le radiografie mostrate dai medici intervistati evidenziano “ossa distrutte, come fossero schiacciate da un camion, e una sola ferita piccola su un lato [il foro di ingresso]”. Questo avviene perché “le schegge di tungsteno viaggiano ad una velocità estremamente elevata, distruggendo facilmente tutti i tessuti molli e conficcandosi nelle varie parti dello scheletro”.

Photograph: Obtained by The Guardian

Mark Perlmutter, un chirurgo ortopedico della Carolina del Nord, che ha lavorato nell’ospedale di Sidhwa, ha aggiunto che il drammatico quadro della situazione è sempre lo stesso, ovvero “i bambini colpiti da più schegge muoiono, mentre quelli che sopravvivono perdono uno o più arti”. Tristemente, la maggior parte dei bambini che si salva, presenta comunque delle lesioni neurologiche e vascolari, che sono una delle principali cause di amputazione.

Armi caricate con metallo aggiuntivo”

I cubi di metallo recuperati dal chirurgo australiano, sempre secondo l’analisi di Trevor Ball, si troverebbero in diverse armi di fabbricazione israeliana, come certi tipi di “missili Spike lanciati dai droni, bombe plananti e proiettili di carro armato, come il M329 APAM e il M339”. Si tratta di armi ad alta precisione, progettate per penetrare negli edifici e uccidere chiunque si trovi all’interno delle mura. Tuttavia “quando vengono usate in aree con alta concentrazione di civili che vivono all’aperto, e senza un riparo, i militari sanno che la maggior parte delle vittime saranno quei civili”, ha concluso l’esperto. Già, perché a differenza delle armi ordinarie, come se non bastasse, queste vengono persino “caricate con metallo aggiuntivo” il che le rende letali per chiunque si trovi in “un raggio d’azione di 20 metri”.

Photograph: Obtained by The Guardian

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