Nel caos della guerra in Libia, l’avanzata di Khalifa Haftar su Tripoli coinvolge non solo il Paese nordafricano ma anche le altre potenze coinvolte nella complessa partita libica. Perché, in queste guerra che da anni sconvolge il Mediterraneo centrale, c’è anche una “invisibile” presenza militare straniera che può cambiare (e già cambia) radicalmente le sorti del conflitto libico.

È una presenza poco pubblicizzata, ma estremamente importante. Le maggiori potenze dell’area euro-mediterranea sono dislocate dalla Cirenaica alla Tripolitania a protezione sia delle proprie sfere di influenza che dei propri interessi economici e strategici. Italia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti sono presenti in diverse aree del Paese con il compito di gestire le milizie e gli eserciti collegati ai rispettivi governi e per sostenere in particolare le aree più importanti dal punto di vista energetico ma anche per quanto riguarda il controllo dei flussi migratori.

Ed è quindi chiaro che la dislocazione delle forze indica soprattutto i rapporti di alleanza fra potere locale e potenze internazionali. Questo piega la presenza italiana in Tripolitania, quella francese in Cirenaica, così come la presenza di Usa e Gran Bretagna a Sirte e nel sud della Libia.

L’Italia in Libia

La presenza italiana in Libia è ufficialmente quella della Missione bilaterale di assistenza e supporto (Miasit). Come spiega il sito del ministero della Difesa, scopo della missione è quello di fornire “assistenza e supporto al Governo di Accordo nazionale libico” e nasce dalla riunificazione di due diverse operazioni: l’Operazione Ippocrate e Mare Sicuro. Quest’ultima, in particolare, era destinata all’addestramento della marina e della guardia costiera libica. Missioni riunite per creare poi un unico dispositivo nel gennaio 2018 con il compito specifico di sostenere le autorità libiche nel difficile (e a questo punto quasi impossibile) processo di riunificazione e pacificazione sotto la guida del governo di Tripoli, grazie all’ausilio di un massimo di 400 militari e 130 mezzi terrestri, navali e aerei.

Tutto, almeno secondo la teoria della missione, in coordinamento con quanto deciso dalle Nazioni Unite. Ma visto che l’Onu non sembra in grado di gestire la crisi esplosa nel Paese, è del tutto evidente che le nostre truppe siano (come naturale che sia) impegnate in Tripolitania per difendere  gli interessi di Roma. A prescindere dal fatto che la strategia italiana rischi di risultare a questo punto un fallimento.

La presenza francese

Ma l’Italia non è certo l’unica a essere presente in Libia. E il fatto che Emmanuel Macron sia così attivo nel cercare di prendere il controllo della situazione è confermato anche dalla presenza delle forze speciali di Parigi, che sostengono da sempre il generale Khalifa Haftar.

Per molto tempo, la Francia ha negato qualsiasi coinvolgimento. Ma era veramente difficile credere che Parigi potesse essere lontana dal suolo libico quando fu proprio grazie all’intervento di Nicolas Sarkozy che esplose il caos di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. La Francia ha sempre avuto interesse prima nel far cadere Muhammar Gheddafi e poi nel prendere il controllo della situazione, anche per gli enormi interessi legati al settore energetico, di cui Total rappresenta il pilastro.

La prima (inevitabile) ammissione da parte del governo francese è arrivata nel 2016, quando venne abbattuto un elicottero delle forze del maresciallo della Cirenaica in cui erano presenti alcuni uomini delle truppe d’élite di Parigi. Impossibile per l’allora primo ministro Manuel Valls e il presidente François Hollande non confermare di essere in Cirenaica. E l’allora portavoce Stephane Le Foll disse: “Le forze speciali ci sono per contribuire a garantire che la Francia sia presente ovunque nella lotta contro i terroristi”.

Non esistono però cifre ufficiali. E la questione è legata soprattutto al fatto che la Francia è presente in tutta l’area del Sahel con migliaia di uomini. Ed è evidente che vi siano delle forti resistenze da parte di Parigi a confermare quella che non dovrebbe essere una presenza ufficiale con numeri chiari e alla portata di tutti. Come riporta Agi, in passato era circolato anche un “rapporto che indicava la presenza di almeno 40 membri dei corpi speciali francesi nella zona di Benina, nella periferia di Bengasi: una presenza che è stata confermata alla France-Presse anche dal colonnello Saqr Jarochi, secondo cui ‘almeno 20 militari si trovano in una base a Benina’ e altri sono sparsi tra ‘Tobruq e Misurata’”.

Gli Stati Uniti in Libia

In Libia sono presenti anche gli Stati Uniti. Una presenza meno nota e soprattutto molto meno pubblicizzata rispetto a quella di Francia e Italia, ma comunque estremamente importante, visto che con Africom (il comando americano per le operazioni in Africa) operano da sempre in Libia con alcuni raid contro lo Stato islamico e altre milizie islamiste.

Ma non sarebbero solo gli aerei americani a intervenire in territorio libico. Già nel 2015, il Guardian raccontò di come fosse stata rivelata una missione segreta degli Stati Uniti in Libia dopo che la pagina Facebook delle forze aeree libiche annunciò pubblicamente la presenza di 20 soldati statunitensi nella base aerea di Wattiya. Un errore a cui il Pentagono fu costretto a rispondere con una clamorosa ammissione. E anche successivamente, un rapporto della Watson Institute della Brown University ha rivelato che i corpi speciali americani hanno anche una base e un centro di addestramento nel sud del Paese, mentre altri operano a Sirte.

Le forze del Regno Unito

Infine, non bisogna dimenticare una presenza oscura ma reale: quella dei soldati di Sua Maestà. Nessuno è mai riuscito a confermare la presenza delle truppe speciali britanniche. Ma sono in molti a credere che Londra operi nello scenario libico con le sue forze antiterrorismo, specie nel nord del Paese insieme agli americani.

La Russia è presente in Libia?

C’è poi la grande incognita: la Russia. Per anni i mercenari russi sono stati accusati di essere presenti nella parte orientale della Libia insieme alle truppe di Haftar. I media britannici accusarono pubblicamente Mosca di aver inviato la sua Wagner, la società di contractors “ufficiale” del Cremlino, al confine con l’Egitto per sostenere le forze del generale dell’Esercito nazionale libico.

Accuse cui la Russia non ha mai risposto in maniera affermativa, anche se la smentita assume spesso i connotati di una mezza verità. Perché è chiaro che in un Paese con le forze Usa, francesi, italiane, britanniche e di altre potenze straniere, è impossibile credere che i russi non siano per nulla presenti  sul suolo libico.