L’obiettivo, secondo i responsabili del Libyan National Army di Khalifa Haftar, è una caserma posta a pochi chilometri dal centro di Zwara. Però, di certo, sapere che una bomba dell’aviazione fedele al generale colpisce una zona posta a 20 km da uno stabilimento dell’Eni in Tripolitania è un qualcosa che non può certamente passare inosservato. Difficile stabilire se quanto accaduto venerdì, con il bombardamento di Haftar avvenuto a Zwara, possa o meno essere un messaggio rivolto all’Italia. Intanto però, non è la prima volta che aerei del generale colpiscono nei pressi di sensibili obiettivi del nostro paese.

Il bombardamento a Zwara

La cronaca del venerdì di guerra a Tripoli, riporta un episodio che per la verità questa volta si svolge lontano dalla capitale. Come accennato in precedenza, un bombardamento prende di mira un obiettivo militare a Zwara: si tratta di una cittadina costiera posta tra il confine tunisino e Sabratha. Secondo le mappe militari più aggiornate, Zwara è una sorta di enclave lungo la vecchia via Balbia fedele a Tripoli mentre il territorio circostante è già in mano ad Haftar. La stessa Sabratha è tra le prime municipalità a passare al fianco al generale della Cirenaica lo scorso 4 aprile, quando inizia l’offensiva per la presa di Tripoli. Forse per questo l’esercito di Haftar decide di attuare un bombardamento in questa zona. Ma il generale, trincerato in questi giorni nel suo quartier generale di Bengasi, conosce ovviamente ogni spostamento della sua aviazione. Non può non sapere che l’eco di un ordigno esploso a 20 km da una centrale dell’Eni solca il Mediterraneo ed arriva fino a Roma.

La centrale non viene fisicamente sfiorata dagli scontri, essa si trova nella zona di Mellitah e la nostra compagnia la gestisce assieme alla locale Noc con una joint venture. La produzione continua senza problemi, ma l’esplosione causata dal bombardamento di una caserma posta nelle vicinanze, potrebbe avere risvolti politici. Per di più che questa centrale risulta sia essenziale per gli interessi italiani, che simbolica. Infatti, da qui parte il “Greenstream“, ossia il gasdotto che giunge fino a Gela e che porta nel nostro paese gran parte del gas libico. La sua funzione simbolica viene dal fatto che questo stabilimento è inaugurato il 7 ottobre 2004: è la giornata che, fino a quel momento, il rais Gheddafi celebra come quella “dell’odio verso gli italiani”. Mettere in funzione questo gasdotto proprio in quella giornata, alla presenza dello stesso Gheddafi e dell’allora premier Berlusconi, significa dare il via a quella stagione di rapporti Italia – Libia culminata con il trattato di amicizia del 2008.

In poche parole, l’impianto è pienamente operativo e lontano dagli scontri ma quella bomba lanciata da Haftar a 20 km di distanza non può non mettere in allarme.

Il precedente di El Feel

Anche perchè non è la prima volta che il generale della Cirenaica individua obiettivi vicini ai nostri stabilimenti. A metà febbraio, nel corso della sua campagna lanciata nel Fezzan, l’aviazione dell’Lna lancia un raid nella città di Marzuq. Anche in quel caso, le bombe cascano a non più di 20 km dallo stabilimento “Elephant” di El Feel. Si tratta di un’altra centrale gestita dall’Eni assieme alla Noc. In un video dell The Libya Observer, si mostra chiaramente una colonna di fumo generata da un bombardamento ben visibile dalla pista dello scalo interno allo stabilimento di El Feel.

Per ben due volte dunque alcuni dei nostri obiettivi più sensibili in Libia rischiano di essere bersagliati dall’aviazione di Haftar. E, come detto in precedenza, il generale non può non sapere degli strascichi politici che possono assumere circostanze del genere.

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