L’aviazione Usa è a corto di caccia e necessità di più F-35 per far fronte agli scenari di crisi che potrebbero aprirsi contemporaneamente in diversi teatri globali. L’allarme è stato lanciato dagli analisti sulla scorta dello stato attuale dell’inventario di velivoli in dotazione all’aeronautica americana che, oltre ad avere in carico caccia vecchi di 40 anni, ha un numero ritenuto non sufficiente di quelli di ultima generazione in grado di assicurare la supremazia aerea in caso di più conflitti in contemporanea.

Attualmente, infatti, nell’Usaf sono in servizio cacciabombardieri progettati tra gli anni Sessanta e Settanta, basandosi sull’esperienza accumulata durante la guerra in Vietnam ed entrati in servizio negli anni Ottanta, che quindi sono in procinto di raggiungere i limiti della propria vita operativa prevista entro il primo quinquennio degli anni 2020. F-15, F-16 e aggiungiamo anche gli F-18 dell’Us Navy, sono tutti aerei di quarta generazione che, benché costantemente aggiornati, non sono più all’altezza non solo delle nuove minacce rappresentate dai caccia russi e cinesi di quinta generazione, ma risultano obsoleti anche rispetto alla penetrazione in aree in cui la difesa aerea è affidata a moderni sistemi missilistici come gli S-400 e 500.

Perché l’aviazione Usa si ritrova in questa condizione?

Questa grave carenza che mai si sarebbe potuta immaginare quando i progetti americani dei caccia di ultima generazione furono impostati, ha una data di nascita ben precisa. Nel 2009 l’allora Segretario della Difesa dell’amministrazione Bush, Robert Gates, cancellò – in modo prematuro – il programma di acquisizione per gli F-22 Raptor già ulteriormente ridotto per far fronte alle spese della guerra in Afghanistan: di 381 velivoli previsti solo 186 sono entrati in servizio nell’Usaf.

Nei piani originari del Pentagono, datati ai primi anni Novanta la linea di volo dell’aviazione Usa nel 2020 avrebbe dovuto comprendere un totale di 2513 macchine suddivise in 750 F-22 e 1763 F-35 che avrebbero sostituito rispettivamente gli F-15 ed F-16 nel ruolo di caccia intercettore / superiorità aerea e cacciabombardiere multiruolo. Gli Eagle e i Fighting Falcon dell’aeronautica sarebbero così stati lentamente sostituiti dai nuovi caccia mantenendo inalterato il potenziale di superiorità aerea americano.

Tutto questo non è avvenuto e, una volta chiusa la linea di produzione dell’F-22, il Pentagono si è ritrovato nella condizione attuale in cui i velivoli di quarta generazione sono in rapidissima obsolescenza senza avere a disposizione un adeguato numero di nuovi cacciabombardieri di ultima generazione.

Una pezza peggiore del buco: l’F-15EX

Il Pentagono, forse per cercare di far di necessità virtù stante l’impossibilità di riaprire la linea di produzione dell’F-22 per una questione di costi e visto il traguardo per un caccia di sesta generazione ancora lontano, ha così investito in un ulteriore aggiornamento del caccia da superiorità aerea F-15: la versione EX.

La scelta è stata motivata anche dalla necessità impellente di “tappare i buchi” nella linea di volo dell’Usaf con una macchina dal costo contenuto (la cellula è sostanzialmente la stessa di un F-15) ma c’è chi critica aspramente questa soluzione. Secondo alcuni specialisti, e noi concordiamo con essi, il rateo di produzione previsto per l’F-15EX di 8 velivoli a partire da 3/3,5 anni dalla firma del contratto, è assolutamente insufficiente per rintuzzare le fila dei caccia. Inoltre il costo unitario di un F-15EX, pari a circa 90 milioni di dollari, è addirittura maggiore rispetto a quello odierno di un F-35 che ammonta a 89 milioni di dollari.

Certamente un caccia di quinta generazione complesso come l’F-35 – ricordiamo che utilizza 8,6 milioni di linee di codice facendone l’oggetto più complesso mai realizzato dall’uomo, ancor più di uno Space Shuttle – ha un costo di gestione nettamente superiore, ma se rapportato al vantaggio che una simile macchina può dare sui campi di battaglia moderni il gioco vale la candela.

Perciò c’è chi ritiene, e tra questi anche gli stessi vertici dell’Usaf, che sia preferibili reindirizzare i fondi destinati all’F-15EX nel programma F-35 per aumentarne il rateo di produzione portandolo a 60 l’anno entro il 2020 e a 78/80 successivamente. Fattore, peraltro, che ne diminuirebbe ulteriormente i costi di gestione.

Una crisi per ora senza sbocchi

L’Usaf del resto è stata chiara in merito al futuro esercizio degli F-15EX: non verranno impiegati in scenari di elevata minaccia come la penetrazione nelle difese aeree o la scorta in profondità, ma saranno relegati a compiti di attacchi con munizionamento stand off (missili da crociera ad esempio) o in teatri dove non è garantita la superiorità aerea, ovvero in quei conflitti asimmetrici che siamo abituati a vedere nascere un po’ ovunque nel globo.

Questo quindi esclude che l’F-15 possa essere una soluzione alla crisi dell’Usaf e rappresenta, oltretutto, uno spreco di risorse finanziarie che potrebbe addirittura intaccare il programma F-35 stornandone i fondi. Una macchina complessa come il Lightning II abbisogna infatti di continue modifiche e test che incidono pesantemente sui bilanci della Difesa.

Anche la motivazione per la quale un velivolo come l’F-15EX preserverebbe la base industriale aeronautica Usa è molto debole se rapportata a quanto un maggiore impulso verso la produzione dell’F-35 e verso il nuovo caccia di sesta generazione potrebbe dare soprattutto nel senso di ricaduta tecnologica: l’F-15, lo ricordiamo ancora una volta, è un progetto vecchio e nulla aggiunge all’industria aeronautica statunitense più di quanto non abbia già sviluppato.

L’Usaf pertanto, finché non verranno sbloccati o deviati i fondi per aumentare la produzione degli F-35, che comunque non è un velivolo da superiorità aerea come l’F-22, e finché non avrà in linea i nuovi caccia di sesta generazione – traguardo che si pone molto in avanti nel tempo – è destinata a dover centellinare la propria presenza e a sfruttare sino all’osso i velivoli di quarta generazione con tutti i ben noti e certificati rischi di sicurezza che ne conseguono.