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Guerra

L’attacco iraniano alle basi Usa ha provocato feriti

Nonostante il governo degli Stati Uniti d’America avesse affermato che a seguito dell’attacco iraniano alla base di Al-Asad in Iraq avesse sostenuto il contrario, alcuni soldati americani hanno riportato ferite a seguito delle esplosioni causate dai missili dell’Iran. A riportarlo...
Militari Usa in Iraq (La Presse)

Nonostante il governo degli Stati Uniti d’America avesse affermato che a seguito dell’attacco iraniano alla base di Al-Asad in Iraq avesse sostenuto il contrario, alcuni soldati americani hanno riportato ferite a seguito delle esplosioni causate dai missili dell’Iran. A riportarlo è la Cnn, i seguito alle dichiarazioni dei portavoce della coalizione militare di istanza per la lotta contro l’Isis. I sintomi riportati consistono principalmente in commozioni cerebrali ed i feriti sono stati trasferiti per le idonee analisi del caso in Germania ed in Kuwait; non appena però le loro attuali condizioni saranno valutate idonee, riprenderanno la missione in Iraq.

Stando a quanto riportato dalla testata DefenseOne, i militari che hanno riportato lesioni a seguito dell’attacco balistico iraniano sarebbero state 11, tutte trasportate in Germania repentinamente per aver accesso alle cure adeguate. Al momento non è noto quali siano le tempistiche per le dimissioni dalle strutture, che tuttavia dovrebbero avvenire già nei prossimi giorni.

Sino ad oggi e dalla controffensiva iraniana dell’8 gennaio causata dall’uccisione del generale Qasem Soleimani, il governo degli Stati Uniti guidato da Donald Trump aveva escluso la possibilità che qualche membro dell’esercito avesse riportato ferita alcuna. La segretezza è stata mantenuta soprattutto per disincentivare le offensive di Teheran, nell’attesa che la situazione si stabilizzasse, e per non alimentare la richiesta di risposte armate da parte dell’opinione pubblica americana.

Tuttavia, nell’area ha reso inutile un pro-iterarsi del segreto di Stato, con le rivelazioni effettuate dagli stessi portavoce dei gruppi militari statunitensi. Nessuno dei soldati rimasti feriti dall’attacco è attualmente in pericolo di vita e la loro degenza nelle strutture mediche è limitata alla riabilitazione ed ai controlli del caso. L’assistenza sanitaria che hanno ricevuto sarebbe comunque in linea con il modus operandi americano, con il trattamento che viene riservato a tutti i militari vicini alle aree di esplosioni. Nessuna pratica straordinaria sarebbe dunque stata messa in atto a seguito dell’attacco balistico iraniano.

A seguito dell’attacco, le truppe americane operative in Iraq sono state sottoposte dai massimi funzionari dell’esercito americano a più stringenti misure di sicurezza, per evitare che un nuovo attacco di Teheran possa questa volta andare a segno. La necessità per il Pentagono, oltre a garantire la stabilità del Medio Oriente, è anche quello di esporre al minor numero possibile di rischi i propri contingenti operativi nell’area; nell’attesa anche di osservare le prossime mosse di Teheran, cui controffensiva è stata limitata anche dagli accresciuti problemi interni del Paese, con la stessa figura dell’Ayatollah Ali Khamenei che è stata messa in discussione dal popolo iraniano.





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