L’Arabia Saudita ha annunciato tramite le sue fonti governative di aver intercettato un attacco missilistico proveniente dallo Yemen e diretto verso i propri territori, a metà tra la capitale Riad e la città meridionale di Jazan. Come sottolineato dall’agenzia di stampa Reuters, le indagini per risalire al mandante dell’operazione militare e per stabilire quale fosse lo scopo dell’attacco sono ancora in corso, sebbene sia parso chiaro sin dal principio il coinvolgimento delle forze separatiste yemenite degli Houthi. Grazie all’intervento della contraerea saudita sono stati evitati sia danni strutturali che vittime civili, in quello che sarebbe stato il secondo attacco dopo quello avvenuto lo scorso settembre ai grossi stabilimenti petroliferi della nazionalizzata Saudi Aramco.

Le tensioni nel Golfo rimangono alte

Come espresso dalle fonti saudite negli scorsi mesi, dietro agli attacchi rivolti all’Arabia Saudita sarebbe da ricercarsi la mano di Teheran: ipotesi avanzata dopo il sabotaggio agli impianti di produzione del greggio dello scorso autunno. Tuttavia, mentre nel precedente caso lo studio della traiettoria aveva fatto ipotizzare ad un attacco proveniente proprio dal territorio iraniano, questa volta il sentiero di volo avvalora la tesi yemenita. In ogni caso, data l’alleanza tra Teheran e le forze separatiste Houthi, anche in questo caso non vedere la mano dei pasdaran dietro all’operazione risulta davvero difficile.

Dopo i danni riportati a seguito dell’attacco balistico alla Saudi Aramco, il governo saudita si è mobilitato per aumentare l’allerta nel Paese per prevenire futuri sabotaggi ai propri stabilimenti. E con la situazione con l’Iran che non accenna a migliorare col passare dei mesi, la sensazione è che il clima di instabilità permanga ancora per molti mesi a venire.

Lo Yemen è al centro del problema?

Nonostante la pandemia ed i problemi legati alla svalutazione del prezzo al barile del greggio, le tensioni nell’area rimangono molto alte, con le rispettive forze armate pronte ad agire da ambo le parti. Ed in questo scenario, lo stesso peggioramento della situazione proprio a San’a rischia di essere il nuovo cerino in grado di far esplodere una nuova stagione di scontri: con l’Arabia Saudita intenzionata a continuare la sua opera di contrasto all’escalation sciita nel Paese.

Considerando la presenza degli attori internazionali impegnati nello Yemen, la sensazione è che il futuro della stabilità della regione possa dipendere proprio dagli accadimenti del Paese. Un inasprirsi della situazione yemenita potrebbe essere davvero la discriminante in grado di dare avvio a una nuova stagione di scontri, che riporterebbe la penisola al centro delle attenzioni internazionali.

In fondo, forse, sono proprio delle tensioni nell’area che potrebbero giocare un ruolo favorevole a livello economico, andando a incidere positivamente sul prezzo del petrolio al barile e mitigando la flessione causata dalla pandemia di Covid-19. Ed in questo scenario andrebbero dunque anche considerate le granitiche chiusure della parti in causa, intenzionate a non procedere con la minima apertura verso le controparti, nonostante le continue minacce balistiche; e con i problemi attualmente attraversati dalla popolazione mondiale, inoltre, il tutto potrebbe passare in sordina, lasciando contestualmente un più ampio margine d’azione.