Nonostante negli ultimi mesi si sia parlato in più di un’occasione della possibilità di una graduale riappacificazione della regione, lo Yemen continua ad essere scosso dalla guerra. Le forze Houthi, sostenute da Teheran, non hanno sostanzialmente alterato il proprio piano d’azione, esattamente come le forze lealiste supportate dall’Arabia Saudita che sperano di riuscire nell’opera di riunificazione dello Yemen.

L’Arabia Saudita colpisce obiettivi Houthi nel Salif

Benché negli ultimi mesi gli scontri si siano notevolmente ridimensionati, la guerra civile in atto nel Paese è ancora contraddistinta da combattimenti e da attacchi ai rispettivi obiettivi militari. L’ultimo in ordine cronologico – stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters – è stato portato a termine dall’esercito saudita nella regione costiera del Salif – territorio attualmente controllato dalle forze Houti. L’obiettivo dell’attacco erano gli stabilimenti utilizzati per la costruzione di imbarcazioni e di droni militari per compiere attacchi in territorio saudita e – potenzialmente – nel resto della penisola. Stando a quanto riferito dai portavoce dell’Arabia, l’offensiva sarebbe stata portata a compimento, con gli obiettivi dell’attacco che sono stati completamente distrutti; infliggendo ai rivali Houti un colpo difficile da stabilizzare nel breve periodo ed in grado di mettere fuori uso la loro offensiva balistica.

Secondo quanto riferito dall’emittente televisiva si stato saudita, nessun civile e nessun operatore sarebbero rimasti feriti o uccisi nell’attacco. Tuttavia, nessuna conferma e smentita è ancora giunta dalle fonti vicine agli Houti e che ancora non hanno commentato l’accaduto.

Nessuna luce in fondo al tunnel

Nonostante sul piano sociale siano stati portati avanti importanti miglioramenti tra il finire del 2019 e l’inizio del 2020 – come nel caso del ponte aereo – da un punto di vista prettamente locale la situazione è rimasta inalterata. Tutto questo proprio mentre l’economia ed i commerci interni hanno subito l’ennesimo duro colpo dettato dalla doppia valuta interna del Paese, che ha accresciuto i costi del mercato e creando non pochi problemi agli operatori del commercio; disguidi che, logicamente, si sono quindi riflessi sulla stessa popolazione.

Non sono state sufficienti dunque le promesse di avviare un importante tavolo di trattative per mettere la parola fine alla guerra civile dello Yemen. Parallelamente alle aperture, infatti, si sono verificati scontri ed accadimenti che suggeriscono come la possibilità che la popolazione locale possa anche solo intravedere una luce in fondo al tunnel sono molto scarse. E, con il morale già a terra, le notizie che arrivano dal fronte bellico non possono che peggiorare le preoccupazioni del popolo yemenita.

Le tensioni nel Medio Oriente hanno peggiorato la situazione

L’escalation di tensioni del 2020 che ha interessato la regione del Medio Oriente non ha fatto altro che contribuire al peggioramento della situazione nello Yemen, nel quale è in atto un conflitto che vede coinvolte le grandi potenze della regione. E l’acuirsi delle tensioni tra Iran ed il resto del blocco ha contribuito anche alla scelta di Teheran accrescere ulteriormente il proprio supporto alla linea degli Houti, polarizzando ancora di più le posizioni nella regione.

In questo scenario lo Yemen si è rivelato – per l’ennesima volta – essere alla mercé degli accadimenti del Medio Oriente e della Penisola araba, teatro di scontri tra le parti laddove altri territori sarebbero troppo pericolosi e troppo importanti allo stesso tempo per essere interessati dai combattimenti. E la popolazione yemenita si conferma ancora elemento sacrificabile dei grandi interessi internazionali, colpevoli soltanto di essere nati nel paese più povero della regione e costretti ad essere spettatori degli scontri tra i sostenitori dell’Iran ed i seguaci dell’Arabia saudita.