La geopolitica della corsa allo spazio
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La Russia “sta valutando” il piano presentato dall’Italia per trovare una soluzione alla guerra in Ucraina. Ad affermarlo è il viceministro degli Esteri, Andrei Rudenko, che ha riferito ai giornalisti che il progetto proposto dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, alle Nazioni Unite è stato ricevuto “di recente” da Mosca e che adesso è in corso di valutazione.

La dichiarazione di Rudenko arriva dopo che la scorsa settimana era uscita l’indiscrezione, successivamente confermata, della proposta di pace avanzata dal governo italiano al Palazzo di Vetro. Una proposta che si articola su quattro pilastri: cessate il fuoco, status di Crimea e Donbass, eventuale neutralità dell’Ucraina e ripensare un’architettura strategica europea che tenga conto della rivoluzione messa in atto con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Un piano ambizioso e non certo privo di ostacoli, ma su cui adesso sembra quantomeno esserci un principio di discussione che però non deve far cadere in un incauto ottimismo.

La proposta italiana arriva dopo una gestazione fatta di incontri istituzionali che hanno visto il coinvolgimento sia del premier Mario Draghi sia dei vari ministri e alti funzionari del governo. La visita di Draghi a Washington, con il presidente Usa Joe Biden che ha voluto ribadire il ruolo del premier in chiave euro-atlantica, è sembrata un punto di svolta nella percezione di Palazzo Chigi come elemento rilevante della diplomazia internazionale. A questo, si deve aggiungere il lavoro della Farnesina e delle autorità italiane con incontri di alto profilo avuto con i maggiori partner internazionali coinvolti nel conflitto o comunque interessati a una soluzione immediata, a cominciare dalla Turchia, fino ai tradizionale alleati dell’Unione europea. Un complesso gioco diplomatico in cui una sponda sembra poterlo dare anche il parallelo impegno della Santa Sede, con cui l’Italia, inevitabilmente, ha un rapporto privilegiato. Nel frattempo, Stati Uniti e Russia hanno iniziato ad aumentare i contatti tra le rispettive forze armate. E questo è un segnale che non va certo sottovalutato per capire se sia possibile uno sblocco delle trattative tra Kiev e Mosca. Un intricato sistema di rapporti personali e istituzionali che ha trovato inoltre il placet delle Nazioni Unite, attore che non ha mai saputo dare un’impronta alla diplomazia internazionale e che ora può dare un ombrello formale a qualsiasi compromesso verso la pace.

Se questi sono i fattori più “superficiali” che servono a capire cosa può accelerare il piano italiano, l’obiettivo si concentra ora soprattutto per riuscire a far coincidere gli sviluppi sul campo di battaglia con il lavoro delle cancellerie. Ed è questo il nodo decisivo per capire se sarà fattibile iniziare a intavolare delle discussioni che abbiano come base il piano di pace targato Palazzo Chigi e Farnesina. Perché quello che in questo momento risulta essenziale è che Russia e Ucraina si convincano a trattare basandosi su quanto accade sul campo. E quando si è coinvolti in una guerra così logorante e terribile, con una enorme polarizzazione anche internazionale, non è semplice accettare clausole di un accordo che possono dare delle vittorie ai nemici.

La caduta definitiva di Mariupol è una chiave importante per comprendere il futuro del conflitto, e la guerra appare in questo momento stabilizzata su alcuni fronti. Quello che rappresenta l’obiettivo principale della “fase due” dell’invasione russa, unire Crimea e Donbass chiudendo il Mar d’Azov all’Ucraina, è per Putin un obiettivo ormai sostanzialmente raggiunto. La controffensiva di Kiev, specialmente nel nord-est, sembra poter dare risultati tangibili non prima di metà giugno, poiché Kiev attende aiuti da parte del blocco occidentale. E questo aiuterebbe a limitare qualsiasi altra operazioni di Mosca. Tuttavia non tutti sembrano essere d’accordo su un piano di pace che abbia come prospettiva la possibilità che il Cremlino ottenga qualcosa da questa invasione. Ed è proprio su questo punto che lo scontro può acuirsi sia sul piano bellico sia su quello diplomatico.

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