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L’asse tra Stati Uniti e Ucraina ha contribuito alla fulminea controffensiva di Kiev nell’Est del Paese contro le forze russe grazie alla cooperazione tra le agenzie di intelligence. Lo riporta il New York Times citando alti funzionari dell’amministrazione Biden che hanno riportato della crescente interlocuzione tra i servizi segreti di Kiev e quelli a stelle e strisce a partire dall’estate scorsa.

Gli attuali ed ex funzionari statunitensi consultati dal quotidiano della Grande Mela per un commento sulle manovre ucraine, da Frederick B. Hodges, ex comandante dell’esercito americano in Europa, a Evelyn Farkas, il più alto funzionario del Pentagono per l’Ucraina e la Russia nell’amministrazione Obama hanno elogiato la sofisticatezza dei preparativi ucraini per la controffensiva. La decisione dell’Ucraina di annunciare pubblicamente la sua volontà di sferrare una controffensiva nel Sud del Paese lanciando attacchi diversivi prima di colpire nel Nord-Est ha rappresentato una strategia standard di depistaggio che già in passato è stata ampiamente messa in campo nelle operazioni speciali americane. A Kiev, ha dichiarato la Farkas “è stata insegnata la guerra irregolare. I nostri operatori dell’intelligence hanno insegnato loro l’inganno e le operazioni psicologiche”. E non solo.

Washington osserva i movimenti delle truppe russe dal cielo con i suoi satelliti che, grazie alla collaborazione con aziende come Maxar Technologies, oltre a vegliare su questioni come l’export illegale di grano e petrolio ovviamente mantengono un occhio vigile sulle forze russe schierate a Est. Le operazioni di signal intelligence intercettano i flussi dati provenienti da e verso i comandi militari di unità e armate favorendo le manovre di Kiev per disarticolarli. La collaborazione tra le agenzie di intelligence e i media, inoltre, consente il rapido afflusso alla stampa e alle televisioni di notizie di prima mano sui movimenti e le intenzioni russe depotenziando la strategia della dezinformatsiya. Pochi giorni fa il direttore della Cia William Burns ha dichiarato che l’intelligence statunitense svolge esplicitamente un ruolo nel sostegno a Kiev per “garantire che Putin fallisca in Ucraina”.

La controffensiva dell’esercito ucraino si sta muovendo più velocemente e ha guadagnato in intensità ancora più velocemente del previsto anche per la collaborazione informativa con Washington. L’uso tempestivo delle informazioni e dei dati a disposizione diventa fonte di dividendi tattici e strategici: nel campo del “torneo delle ombre” dello spionaggio la Russia da mesi è in netto ritardo contro l’alleanza di fatto tra Nato e Ucraina. Da non sottovalutare il fatto che alle possibilità messe in campo da Washington si sommano gli apporti del Regno Unito e delle sue agenzie, fondamentali sul tema dell’open source intelligence e della signal intelligence, e il sostegno del resto dei Paesi Nato. Prima dell’offensiva, la Nato e i Paesi membri, Usa in testa, “hanno fornito all’Ucraina informazioni su posti di comando, depositi di munizioni e altri nodi chiave nelle linee militari russe”, nota il New York Times, che parla di un’operazione di “intelligence in tempo reale” a sostegno delle forze di Volodymyr Zelensky. Un aiuto fondamentale per permettere agli uomini di Kiev di “colpire le forze russe, uccidere alti generali e gestire le forniture di munizioni per spostarle più lontano dalle linee del fronte russo” utilizzando una preparazione e una scelta degli obiettivi che, sottolineano le fonti del Nyt, è stata però lasciata esclusivamente in capo alle forze di Kiev.

Le manovre di sostegno dell’intelligence americana e degli apparati alleati a Kiev non erano un mistero, certamente. A inizio guerra il caso del fallito blitz russo aerotrasportato all’aeroposto di Gostomel, che ha ridotto la portata dell’effetto sorpresa, è stato imputabile a una soffiata d’intelligence fornita da Washington a Kiev. E una seconda pietra miliare di questa collaborazione – salutata dall’Ucraina come una vittoria iconica – è stata posata il 14 aprile scorso con l’affondamento dell’incrociatore missilistico russo di punta del Mar Nero, il Moskva, affondato da dei missili Neptune dopo esser stato con ogni probabilità individuato dagli Stati Uniti e dalle loro agenzie che hanno passato le informazioni all’Ucraina.

Padroneggiare le informazioni nel migliore dei modi ha notevolmente rafforzato le capacità sul campo di battaglia delle forze armate ucraine. Il fatto che la loro gittata di artiglieria è stata essenzialmente raddoppiata dall’arrivo di armi americane e di altro tipo o che un maggior numero di armi automatiche, blindati e obici sia a disposizione delle loro truppe era ininfluente fino a che non è apparsa sempre più chiara la capacità di unire la disponibilità di mezzi a una prospettiva operativa più certa. E incrociare le informazioni con Washington ha aiutato. Preoccupati che la condivisione dei loro piani operativi potesse evidenziare debolezze e scoraggiare il continuo sostegno americano, gli ucraini stavano proteggendo da vicino i loro piani fino a poche settimane fa. La convergenza con gli Stati Uniti ha aiutato sul campo di battaglia. Ma va capito quanto in prospettiva per gli Usa tale manovra asimmetrica di sostegno possa essere sostenibile senza essere considerata dalla Russia una vera e propria strategia di co-belligeranza. In un contesto sempre più in crisi Washington ha saputo controbattere la Russia unendo le sue informazioni e le armi ucraine. Fin dove si spingerà il suo appoggio a Kiev comporterà anche la possibilità che Mosca decida di reagire militarmente, sul campo di battaglia, o politicamente, verso Washington e i suoi alleati. E anche sul fronte della guerra delle spie sarà un autunno caldo.

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