Skip to content
Guerra

L’alleanza che l’Occidente non comprende

Solo in tempi recentissimi, anche sulla stampa italiana, si sta affermando l’idea che Cina e Russia stiano formando un blocco coeso, capace di sfidare l’ordine internazionale liberale, prevalso dopo la fine della Guerra Fredda. I fatti sono evidenti: la guerra...

Solo in tempi recentissimi, anche sulla stampa italiana, si sta affermando l’idea che Cina e Russia stiano formando un blocco coeso, capace di sfidare l’ordine internazionale liberale, prevalso dopo la fine della Guerra Fredda. I fatti sono evidenti: la guerra è scoppiata venti giorni dopo l’incontro fra Vladimir Putin e Xi Jinping a Pechino: i due leader si sono promessi reciproco aiuto. All’inizio del conflitto, Putin ha potuto ritirare truppe dalla lunga frontiera orientale e portarle sul fronte europeo. All’Onu, la Cina non ha condannato l’invasione russa, la posizione ufficiale di Pechino è di condanna alle “provocazioni” degli Usa e della Nato.

Il blocco russo-cinese è oggetto di attenzione della stampa italiana solo di recente. Lo si nota dalla pubblicazione, nel 2019, del saggio divulgativo Assedio all’Occidente di Maurizio Molinari (attuale direttore de La Repubblica) e di articoli di analisi come Crisi Ucraina, Russia e Cina sfidano l’ordine liberale: così il conflitto ha accelerato la storia di Michael R. Gordon su La Stampa. È curioso che una tematica che dovrebbe essere tipica della destra conservatrice, trovi invece molta più eco nella sinistra democratica. Quest’ultima è stata in grado di capire lo scenario del blocco russo-cinese perché risponde maggiormente al modello di un mondo diviso fra democrazie e autocrazie. Al contrario, i conservatori, sulla scorta delle analisi di Henry Kissinger e di Samuel Huntington, hanno identificato un solo nemico di lungo periodo: la Cina. Ed un solo nemico di breve periodo: la galassia jihadista, o l’Islam politico.

La Russia, in ambito conservatore, è sempre stata trattata, al massimo, come un avversario temporaneo, mai come una sfida strategica. Nella guerra immaginata da Huntington nel capitolo finale de “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”, la Russia interviene addirittura a salvare l’Occidente. Secondo l’analisi di Henry Kissinger, la Russia è partner potenziale nella nuova guerra fredda contro la Cina. I conservatori hanno sempre avuto un occhio di riguardo per la Russia di Putin per due motivi apparentemente opposti. Da un lato ne hanno sottovalutato la pericolosità, sulla base di un calcolo demografico ed economico: poco importa che abbia il primo arsenale nucleare del mondo e (almeno sulla carta) il secondo esercito convenzionale, quel che conta è che la Russia ha il Pil dell’Italia pur avendo il doppio della popolazione ed ha una demografia in costante declino. Dall’altro ne hanno sopravvalutato le buone intenzioni: è una potenza che si fa promotrice dei valori tradizionali cristiani, condivide la stessa cultura dell’Europa, è guidata da un leader che, fino a meno di quindici anni fa, si mostrava pronto a collaborare con l’Occidente su tutti i dossier più importanti, quali la proliferazione e il terrorismo.

L’azione della Russia in Ucraina dimostra quanto il punto di vista conservatore fosse errato. È un errore basare le analisi militari sul calcolo economico-demografico. Mai sottostimare la determinazione, ideologica, a compiere un’azione, rafforzata dalla convinzione di vincere in poche settimane, senza badare alle conseguenze di lungo termine. Per di più, la Russia ha a sua disposizione tutte le risorse naturali di cui ha bisogno un Paese belligerante, anche in caso di isolamento internazionale. L’invasione dell’Ucraina, inoltre, è la prova che un leader autocratico, anche se è cristiano e difende i nostri stessi valori europei, può sempre agire in modo azzardato (contro un’altra nazione cristiana) per compiere un disegno imperiale. Questo è un elemento che, evidentemente, gli analisti conservatori non avevano mai preso in considerazione.

La prima conseguenza della guerra in Ucraina, è appunto quella di farci aprire gli occhi sull’esistenza, di fatto, di un blocco sino-russo. Contrariamente a quel che si poteva prevedere, infatti, Putin ha preferito la partnership con la Cina, altro nemico potenziale, pur di sfidare l’ordine occidentale. Era anche questo ampiamente prevedibile. La tesi kissingeriana dell’inimicizia di lungo termine fra Russia e Cina tiene conto della loro rivalità territoriale, ma non della loro comunanza ideologica. Paradossalmente, proprio la fine del regime comunista sovietico ha preparato la strada alla nuova alleanza. La Cina non ha più visto in Mosca una seconda “chiesa” rivale del comunismo mondiale, ma un partner potenziale, dotato di armi e risorse militari in abbondanza, per sfidare gli Stati Uniti. Dall’altra parte, la Russia, almeno da quando Evgenij Primakov è diventato ministro degli Esteri e poi premier (1996-99), ha visto nella Cina un utile partner economico (e una potenza militare mondiale in nuce) con cui controbilanciare la Nato.

Un’alleanza pragmatica, insomma, ma con caratteristiche ideologiche comuni sempre più evidenti. Entrambi i sistemi hanno perorato la causa dei principi di sovranità e integrità territoriale, contro le ingerenze umanitarie e le lotte secessioniste. Entrambe le potenze hanno sempre risolto con la forza gli indipendentismi interni, la Russia in Cecenia ed ora in Ucraina (che è indipendente e sovrana, ma Putin la considera “parte dello stesso spazio storico e spirituale” del suo Paese). La Cina usa la sua forza interna in Tibet e nello Xinjiang, poi anche a Hong Kong e un domani anche Taiwan, che Pechino considera “provincia ribelle”.

Al tempo stesso, per preservare l’ordine interno, la Cina soprattutto, ma anche la Russia negli ultimi anni, hanno rifiutato il liberalismo in tutte le sue forme e adottato un tipo di Stato etico che si fonda sui valori tradizionali. La Cina attuale, con il sistema di valutazione etica del comportamento dei suoi cittadini, è più confuciana che comunista. La Russia ha appena codificato (in febbraio) la sua legge dei valori tradizionali, prevalentemente cristiani ortodossi, ma compatibili con le sue grandi minoranze islamiche, ebraiche e buddiste.

In Occidente, sia la Cina che la Russia trovano tanti alleati, fra coloro che respingono i valori liberali e il sistema fondato su democrazia rappresentativa, libertà di mercato e diritti individuali. In Italia i nemici dell’ordine liberale sono particolarmente numerosi e trasversali, non c’è neppure bisogno di dirlo, ma anche negli Stati Uniti la destra e la sinistra stanno estremizzandosi, con la crescita di ali interne che si oppongono all’ordine liberale. La sfida, insomma, non finirà con l’Ucraina e non sarà solo esterna.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.