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Avrebbero dovuto aiutare l’esercito ucraino a respingere, o quanto meno contenere, l’avanzata delle forze del Cremlino. Le armi che gli Stati Uniti hanno inviato in Ucraina dall’inizio della guerra ad oggi, si sono invece trasformate in un mezzo caso nazionale. Un’inchiesta targata Cbs ha infatti evidenziato un aspetto preoccupante: tra il 60 e il 70% degli armamenti spediti a Kiev non è mai arrivato in Donbass, dove cioè si trova l’epicentro del conflitto. Ci sono due possibili spiegazioni capaci teoricamente di svelare l’arcano. La prima: Washington ha inviato regolarmente le sue armi sul territorio ucraino ma queste, anziché finire nelle mani degli uomini di Volodymyr Zelensky, hanno terminato la loro corsa in qualche deposito di smistamento. La seconda, e ben più preoccupante, ipotesi: le armi sono arrivate a destinazione ma sono sparite dai radar. In altre parole, non sappiamo che fine abbiano fatto, se sono ancora controllate dagli ucraini, finite sotto il controllo russo, o peggio, se sono state vendute sul mercato nero. Considerando che stiamo parlando di oltre la metà degli aiuti militari, lo scenario urge un approfondimento dettagliato. È per questo che qualche giorno fa, all’inizio di agosto, gli Stati Uniti hanno inviato in Ucraina  il generale di brigata Garrick M. Harmon, incaricato di controllare e monitorare gli armamenti Usa.



A caccia di armi

Sia chiaro: il vasto afflusso di moderne armi Nato, accompagnato da forniture militari occidentali, hanno consentito all’Ucraina di tener testa alla Russia e non esser spazzata via dalla furia del Cremlino. È tuttavia difficile tracciare il percorso di queste armi, come InsideOver aveva già sottolineato lo scorso aprile. In ogni caso, la maggior parte delle suddette armi si dirige verso il confine tra Ucraina e Polonia, dove i partner Usa e Nato trasportano tutto oltre la frontiera, nelle mani dei funzionari ucraini.  Da qui è difficile capire che cosa succede. Jonas Ohman, fondatore e CEO di Blue-Yellow, un’organizzazione con sede in Lituania, ha stimato che ad aprile solo il 30-40% dei rifornimenti in arrivo attraverso il confine ha raggiunto la destinazione finale. Impossibile stabilire che fine abbia fatto il resto. La situazione è insomma complessa. Mesi fa la Cnn ipotizzava di tracciare il percorso delle armi. Solo che gli Stati Uniti non erano in grado – e non lo sono tutt’ora – di controllare completamente le spedizioni di armi. La ragione principale è che in Ucraina non è presente l’esercito statunitense, che in caso contrario avrebbe potuto “vegliare” sul destino dell’arsenale. Come se non bastasse, i pacchetti di aiuti militari sono formati da armi e sistemi facilmente trasportabili oltre i (porosi) confini ucraini.

Rischi da evitare

A complicare lo scenario c’è il fatto che le linee del fronte ucraine non siano composte soltanto da militari professionisti, ma anche da forze volontarie e paramilitari, probabilmente non sempre filtrate a dovere da Kiev. Il rischio, quindi, è che i prezzi del mercato nero possano spingere qualche malintenzionato a far sparire i rifornimenti militari. Certo, l’Ucraina ha creato una commissione speciale temporanea per monitorare il flusso di armi all’interno del Paese, ma è pressoché impossibile azzerare completamente la possibilità di perdere armamenti tanto preziosi quanto pericolosi. Ricordiamo che gli Stati Uniti hanno impegnato oltre 23 miliardi di dollari in aiuti militari all’Ucraina dall’inizio della guerra alla fine di febbraio, secondo il Kiel Institute for the World Economy. Soltanto per citare altri Paesi, il Regno Unito ha messo sul 3,7 miliardi di dollari, la Germania 1,4 miliardi di dollari e la Polonia 1,8 miliardi di dollari. Il segnale che gli Stati Uniti hanno mandato a Zelensky è chiarissimo: Kiev deve iniziare a tracciare gli armamenti. Forse potrebbe però essere troppo tardi.

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