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La Cina attaccherà Taiwan? Per il capo della Cia, William Burns, non ci sono dubbi. Il discorso non è più sul “se” ma sul “quando” Pechino lancerà l’assalto contro Taipei. In occasione dell’Aspen Security Forum, Burns ha fatto presente che i rischi di un intervento cinese entro la fine dell’anno contro quella che il Dragone considera una “provincia ribelle”, sono bassi. Attenzione però, perché questi rischi “sembrano in aumento con il passare del decennio“.

“La questione non è più se la leadership cinese sceglierà di usare la forza contro Taiwan nei prossimi anni, ma quando e come lo farà”, ha dichiarato il capo dell’agenzia di intelligence statunitense. Burns ha quindi citato la guerra in Ucraina, spiegando che la Cina è forse “turbata” dall’andamento del conflitto in Ucraina, visto che sarebbe la prova “che non si ottengono vittorie rapide e decisive”, almeno non senza aver prima gettato abbastanza peso militare nel conflitto.

Da qui, sempre secondo Burns, prenderebbe forma la lezione ucraina appresa dalla leadership cinese guidata da Xi Jinping. “Penso che la lezione ucraina per la leadership cinese sia che per vincere è necessario mettere insieme una forza ampiamente dominante”, compreso “il controllo dello spazio dell’informazione” e un’adeguata preparazione alle inevitabili sanzioni economiche, ha aggiunto lo stesso Burns.

Nubi all’orizzonte

Da settimane sono tornate ad accumularsi pericolose nubi sull’orizzonte taiwanese. Non solo per le dichiarazioni di Burns, ma anche per quelle dell’ambasciatore cinese negli Stati Uniti, che ha ribadito il punto di vista di Pechino, una “riunificazione pacifica” in antitesi con la visione di Washington, e, soprattutto, per il possibile viaggio che la speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, a Taiwan ad agosto.

“Nessun conflitto, nessuna guerra: questo è il consenso più importante tra Cina e Stati Uniti”, ha detto l’alto diplomatico Qin Gang, che al tempo stesso è parso rammaricato del fatto che gli Stati Uniti si stiano “gradualmente allontanando” dalla loro politica di riconoscimento esclusivo di Pechino.

Per quanto riguarda l’ipotetica trasferta di Pelosi a Taiwan, questa notizia ha irritato la Cina e messo in apprensione Joe Biden. Il presidente statunitense ha dichiarato che “l’esercito pensa che sia una cattiva idea”. Lo scorso 23 maggio, poi, Biden in persona aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero difeso militarmente Taiwan in caso di invasione cinese, salvo poi fare retromarcia, dichiarando che la cosiddetta “ambiguità strategica” sarebbe rimasta invariata. Nei prossimi giorni Biden si aspetta di parlare con il suo omologo cinese Xi Jinping. Vedremo se l’incontro avrà luogo e se il faccia a faccia tra i due contribuirà a distendere il clima ormai tesissimo.

Le probabilità di un’invasione

La retorica dell’”invasione” cinese di Taiwan è tornata pericolosamente in auge nei discorsi ufficiali. Ma è veramente plausibile aspettarsi una simile mossa da parte di Pechino? Certo, il Dragone considera Taiwan una sua estensione territoriale, una provincia ribelle e nient’altro, mentre Taipei è ben lieta di sentirsi indipendente e felice di essere protetta, almeno a parole, dall’ombrello militare statunitense. Nonostante i proclami cinesi relativi ad annessioni e simili, è tuttavia difficile, almeno nel breve periodo e senza “provocazioni”, pensare a un tentativo di Pechino di invadere l’isola.

Tornando al viaggio di Pelosi, l’amministrazione Biden teme che la Cina possa ricorrere all’imposizione di una zona di interdizione aerea attorno a Taiwan, per impedire una eventuale visita all’isola da parte della presidente della Camera. Dal canto loro, i media di Stato cinesi hanno avvertito che il volo di Pelosi a Taiwan sarebbe “accompagnato” da aerei dell’aviazione militare cinese. Il dipartimento della Difesa Usa avrebbe inoltre paventato “che il nostro volo possa essere abbattuto dalla Cina o qualcosa del genere”.

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