La guerra ibrida tra Russia e Ucraina prosegue grazie all’apporto del Pentagono, passando dalla sfida sull’alta tecnologia. Come riferisce Defense News, la Darpa – acronimo di “Defense Advanced Research Projects Agency” – l’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti responsabile dello sviluppo di tecnologie high-tech ad uso militare, sta lavorando a fianco del governo ucraino al fine di accrescere le capacità militari di Kiev in funzione anti-russa. Il direttore della Darpa, Steven Walker, che ha assunto l’incarico di recente, ha dichiarato ai giornalisti di aver visitato il paese nel 2016 dove ha intrattenuto dei colloqui con i generali ucraini dell’esercito e dell’intelligence.
Da Walker arriva la conferma che la guerra ibrida contro la Russia è realtà: “Abbiamo incontrato i rappresentanti del governo e dell’esercito ucraino grazie al Comando europeo degli Stati Uniti – ha affermato -. Abbiamo avviato diversi progetti con Kiev, principalmente nell’ambito dello scambio di informazioni d’intelligence”. Non verranno fornite armi, ha sottolineato il direttore dell’agenzia Usa, “ma gli aiuteremo condividendo delle informazioni”.
Ucraina nel vivo della guerra ibrida tra Nato e Russia
Dal 2014 l’Ucraina rappresenta il fulcro della guerra ibrida contro il Cremlino. In questo contesto la Darpa, attraverso il suo direttore Walker, lancia la sua sfida a Mosca. “Penso che dobbiamo migliorare nell’Information Warfare – ha sottolineato -. Penso che vi siano delle capacità in merito alle quali dobbiamo apportare diverse migliorie e la Darpa sta lavorando sotto questo aspetto”. Il legame tra l’agenzia statunitense e Kiev è ben saldo. Il governo ucraino ha ingaggiato in passato Tony Tether – direttore della Darpa durante l’amministrazione Bush – per aiutare Kiev nella riorganizzazione e nell’ampliamento dell’arsenale tecnologico.
Inoltre, l’ex capo dell’agenzia è stato anche consulente del gruppo Ukroboronprom, l’associazione di imprese ucraine che rappresenta il maggior fornitore della difesa ucraina, e solo poche settimane fa è stato nominato nel consiglio di sorveglianza del gruppo, in una strategia che il presidente ucraino Petro Poroshenko ha definito “un simbolo di cooperazione efficace tra partner ucraini e americani “.
Origine della guerra ibrida
Il termine “guerra ibrida”, intesa come la strategia che abbraccia una vasta gamma di attività, dalla guerra tradizionale al sabotaggio cibernetico, è stato impiegato per descrivere la strategia usata da Hezbollah nella Guerra del Libano del 2006. Da allora, ha dominato gran parte della discussione sulla guerra moderna e futura, fino al punto in cui è stato adottato da alti leader militari e promosso come base per le moderne strategie militari. Nei confronti di Mosca è stata adottata nell’aprile 2016 una risoluzione congiunta sulle “minacce ibride” dal Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg e dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea Federica Mogherini.
Le parole di Poroshenko e del Ministro russo Lavrov
Alla 54a Conferenza sulla sicurezza di Monaco dello scorso febbraio, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha invitato i partner a mantenere aperte le porte dell’Unione europea e della Nato all’Ucraina. “I maggiori vantaggi in termini di sicurezza derivano dall’ampliamento e dalla trasformazione, non dal ripiegamento e dal mantenimento dello status quo”, ha dichiarato il presidente, sottolineando che i progressi dell’Ucraina non sarebbero possibili senza l’aiuto dei partner. “Ma potremmo moltiplicare i risultati delle riforme, anche attraverso iniziative come il piano europeo per l’Ucraina”, ha aggiunto.
Scenario inaccettabile per la Federazione Russa e che potrebbe innescare un conflitto con conseguenze potenzialmente devastanti. Secondo quanto raffermato di recente dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov “quello che è successo in Ucraina non è stata una sorpresa per la Russia“. Secondo il ministro russo si tratta di “una conseguenza della strategia di espansione verso est che la Nato ha adottato dopo la fine della Guerra Fredda, con le infrastrutture militari dell’Alleanza Atlantica che si sono sempre più avvicinate ai confini russi”. La militarizzazione dei confini orientali della Nato – dalla Polonia passando per i Paesi baltici – sembra confermare la tesi di Lavrov, in uno scenario futuro che è ancora tutto da scrivere ma nel quale la tensione tra Nato e Russia è una certezza.



