Dal 2021 l’Africa occidentale è stata falcidiata dai colpi di Stato che hanno consegnato la Guinea, il Mali, il Burkina Faso ed il Niger a giunte militari, tutte più o meno fedeli a Mosca. La Russia dai primi anni 2000 ha investito molto in termini di uomini, mezzi e soldi nel continente africano, dimostrando una lungimiranza geopolitica ed una capacità di penetrazione molto profonda. Il piano del Cremlino era quello di cacciare gli occidentali, in particolar modo i francesi, da quella che una volta veniva chiamata Francafrique prendendo il controllo di un’area chiave per arrivare al Mediterraneo. Anche nella Repubblica Centrafricana ì contractor russi erano riusciti a prendere il possesso della sicurezza nazionale, diventando la guardia del corpo del presidente centroafricano Faustin-Archange Touadera. Nei primi anni questo braccio ufficioso del Cremlino, ancora conosciuto come Wagner Group, aveva agito con ferocia contro gruppi indipendentisti, terroristi islamici e milizie di ogni genere, colpendo anche la popolazione civile come a Moura in Mali, nel 2022, dove erano state massacrate oltre 500 persone. Ma nonostante una propaganda aggressiva che cercava di scaricare i fallimenti nel Sahel su Parigi, i mercenari russi avevano cominciato a subire una sconfitta dietro l’altra.
Già nel 2024 i Tuareg del Nord del Mali avevano teso una serie di imboscate ai miliziani di Mosca catturandone una decina ed uccidendone il doppio. Le giunte militari al potere si erano presentate sostenendo che avrebbero garantito la sicurezza grazie all’aiuto dei russi, ma i loro eserciti avevano inanellato una lunga serie di rovesci, lasciando intere province sotto il controllo degli insorti. Il Jnim ( Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani), braccio saheliano di al Qaeda, alla fine del 2025 aveva stretto un’alleanza con i separatisti Tuareg, raccolti sotto la bandiera del FLA ( Fronte di Liberazione dell’Azawad), cambiando i rapporti di forza nella regione. Questo inconsueto connubio ad aprile aveva travolto l’esercito del Mali ed i suoi alleati del ridenominato Africa.Corps, pretendendo il controllo delle regioni settentrionali e centrali e minacciando la capitale Bamako. In un raid particolarmente riuscito i jihadisti avevano attaccato la cittadella fortificata di Kati, dove era rimasto ucciso il ministro della Difesa Sadio Camara. A giugno le Fama ( Forze Armate del Mali) avevano tentato una serie di controffensive sostenute dagli elicotteri russi ed erano riuscite a riprendere il controllo di alcune città nel centro del Paese, ma intanto i fondamentalisti islamici e gli indipendentisti Tuareg avevano istituito un governo parallelo che riscuote le tasse ed amministra il 60% del territorio. Anche il Niger, che si è vantato più volte di aver cacciato sia i francesi che gli statunitensi, sta attraversando una situazione molto complicata e per ben due volte l’aeroporto internazionale di Niamey è stato attaccato dagli islamisti.
Qui c’è la più importante base russa del Paese, insieme a quella di circa 300 soldati italiani, gli unici occidentali ancora ammessi. Il generale Tiani, leader della giunta nigerina, ha accusato la Francia ed il presidente Emmanuel Macron in prima persona di essere dietro agli attacchi dei fondamentalisti islamici per cercare di riprendere il controllo dell’uranio di cui il Niger è ricco. A Niamey i russi hanno fatto confluire rinforzi dalla Libia, ma non sembrano in grado di difendere neanche la regione della capitale. Anche i fatti della Repubblica Centrafricana certificano il fallimento militare di Mosca nel continente africano. Il 30 giugno un gruppo di milizie ribelli ha attaccato due postazioni militari dell’esercito centroafricano ed un distaccamento mobile.dell’Africa Corps, costringendoli a una rapida fuga. La città di Am Dafok, posto di frontiera con il Sudan, è finita delle mani di questi gruppi guerrieri affiancati anche da elementi delle Forze di Supporto Rapido che combattono la guerra civile sudanese. Il comando russo di Bangui ha organizzato una rapida controffensiva e dopo tre giorni di scontri ha ripreso il controllo del posto di frontiera, perdendo un numero imprecisato di uomini. Gli elicotteri guidati dai russi hanno colpito anche oltre confine, cercando di fiaccare la forza di questi gruppi ribelli che agiscono indisturbati. Negli stessi giorni nell’Ovest della Repubblica Centrafricana le forze del CPC (Coalition des patriotes pour le changement) guidate dall’ex presidente Francois Bozize hanno strappato ancora un’altra provincia al governo centrale. Nonostante le rassicurazioni dell’ambasciatore russo al presidente Faustin-Archange Touadera nemmeno la capitale Bangui appare al sicuro, a dimostrazione di come affidarsi a Mosca per restare al potere ormai non sia più possibile.
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