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Guerra

L’addestramento dell’esercito ucraino e l’incognita tempo che incombe sulla guerra

Il 25 gennaio scorso la Germania ha annunciato che avrebbe inviato 14 carri armati Leopard 2 in Ucraina. Questo, insieme allo sblocco da parte di Berlino per la cessione degli Mbt (Main Battle Tank) di fabbricazione tedesca operanti nelle forze...
Ukrainian soldiers come to Spain for Leopard 2A4 tank training

Il 25 gennaio scorso la Germania ha annunciato che avrebbe inviato 14 carri armati Leopard 2 in Ucraina. Questo, insieme allo sblocco da parte di Berlino per la cessione degli Mbt (Main Battle Tank) di fabbricazione tedesca operanti nelle forze armate di altri Paesi europei e della Nato, ha permesso di poter assicurare il futuro invio di un numero complessivo di circa 100 di questi carri.

Finlandia, Norvegia e Polonia, insieme alla Germania, invieranno all’esercito di Kiev le versioni A4 e A6 del Leopard 2, che rappresenta uno dei migliori carri armati esistenti al mondo, soprattutto in un conflitto dove gli avversari dispongono in maggior parte di T-72 e T-80, che hanno prestazioni inferiori se paragonate a quelle del carro tedesco.

Dove e chi sta addestrando i soldati ucraini

Uno dei problemi, oltre al numero di carri occidentali su cui torneremo a breve, è quello dell’addestramento degli equipaggi ucraini, che non sono abituati a operare su questi veicoli in quanto l’esercito di Kiev non ne ha mai avuti in servizio prima d’ora. La formazione richiede tempo, e a quanto pare è cominciata quasi immediatamente – ma forse anche prima – e procede a passo spedito. Da un articolo apparso su Foreign Policy apprendiamo che il primo gruppo di ucraini ha completato l’addestramento, e gli istruttori occidentali, in questo caso norvegesi, stanno attualmente addestrando il secondo.

Una formazione che avviene presso il centro di addestramento della 10a brigata di cavalleria corazzata dell’esercito polacco, ma che viene effettuato anche in Germania e in Canada. Ciascun gruppo, riferisce sempre l’istruttore norvegese a Fp, è composto da 28 militari, 4 per ogni carro come da numero di membri di equipaggio di un Leopard 2, pertanto ogni cinque settimane viene addestrato personale sufficiente per 7 Mbt. Nella migliore delle stime, ipotizzando cioè che l’addestramento negli altri Paesi citati sia cominciato nello stesso periodo, attualmente la Nato ha formato personale ucraino in grado di poter condurre in battaglia 21 Leopard 2.

L’intervista all’ufficiale istruttore norvegese offre altri spunti di analisi: il ritmo di addestramento è particolarmente elevato, ma, a suo dire, nelle esercitazioni finali di tiro gli ucraini hanno raggiunto il 93% di precisione – che sarebbe superiore alla media del personale occidentale addestrato classicamente. Sarebbe indice dell’alta motivazione dei soldati ucraini, ma potrebbe anche nascondere una certa facilità dei test finali, che non sappiamo siano gli stessi che effettuano i carristi normalmente addestrati a utilizzare i Leopard 2 negli eserciti occidentali.

I soldati e il fattore tempo

Un altro dato interessante che ci arriva da Fp è l’età media dei militari ucraini: nel primo gruppo questa era tra i 40 e i 45 anni, e, leggiamo “il più anziano aveva 56 anni”, mentre nel secondo l’età media è di circa 30 anni, con il partecipante più giovane sulla ventina. Significa che i primi soldati erano veterani di guerra, anche di lunga data (dal 2014) e che l’Ucraina ha inviato personale mobilitato più di recente con la seconda tranche di carristi: probabilmente per non privarsi di tutti i veterani in un colpo solo e dare una certa continuità sul campo di battaglia, ma forse anche perché, come sempre accade in ogni guerra, i veterani dopo un lungo periodo di tempo cominciano a scarseggiare, ovvero a morire in combattimento.

Il fattore tempo, come già detto precedentemente, è essenziale per l’esercito ucraino, e Kiev non ne ha molto a sua disposizione: 21 carri in cinque settimane pongono l’obiettivo di averne 100 a 20 settimane, ovvero al periodo che va da agosto a ottobre (comprendendo una forbice abbastanza ampia). Troppo tardi se i dati effettivi sono questi. Non sappiamo però con che velocità stia procedendo l’addestramento degli ucraini sui Challenger 2 e nemmeno se personale dell’esercito di Kiev abbia cominciato ad addestrarsi sugli Abrams: a fine gennaio, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva affermato che l’addestramento sui carri Usa sarebbe cominciato “entro alcune settimane”. Un addestramento che sicuramente sarà più complesso rispetto a quello svolto per i Leopard 2 o i Challenger 2, in quanto l’Abrams, come sappiamo, è molto diverso rispetto agli Mbt di fabbricazione europea.

Kiev mette pressione, e afferma che per contrastare la prossima offensiva della Russia, ha bisogno di circa 200 o 300 carri armati di fabbricazione occidentale. Tanti considerate le tempistiche di addestramento. Il problema è infatti che il tempo gioca in favore dei russi perché, ormai da ottobre dello scorso anno, hanno in mano l’iniziativa sul campo di battaglia.

L’attrito russo

Sebbene la linea del fronte in questi mesi sia cambiata di molto poco, con guadagni territoriali irrilevanti da parte di Mosca, la continua e costante azione offensiva, benché limitata dalle stesse carenze strutturali e contingenti dell’esercito russo, costringe gli ucraini ad avere una postura principalmente difensiva, eccezion fatta per le ricognizioni in forze che sono state effettuate nel settore meridionale dove ci si attende la controffensiva di Kiev che dovrebbe, idealmente, tagliare in due quella striscia di terra che va dalla Federazione alla Crimea e ha alle spalle il Mare di Azov.

Stare sulla difensiva significa dover distribuire le proprie forze, soprattutto se non si è palesata un’offensiva con forze preponderanti (parlare di principale ormai non ha più senso osservando le dinamiche degli attacchi russi), quindi significa dover scegliere dove posizionare quelle manciate di carri occidentali di cui si dispone.

Diversamente, se l’iniziativa passasse in mano ucraina, anche poche decine di Mbt moderni potrebbero fare la differenza in quanto verrebbero impiegati in modo concentrato in un unico punto del fronte o in alcuni punti ravvicinati. In questo caso la superiorità dei mezzi sarebbe più impattante potendo avere anche una certa superiorità numerica, stante il fatto che la Russia, da quando ha iniziato il conflitto, ha perso circa il 38% dei suoi Mbt, tanto da dover recuperare dai depositi risalenti all’Unione Sovietica i T-62 insieme ai T-54 e 55, che vengono usati principalmente come artiglieria semovente, ovvero come cannoni con cui spazzare le trincee avversarie.

Si stima infatti che l’esercito russo possa disporre ancora di 1800 Mbt tra quelli che prima del conflitto aveva già in servizio, ma Mosca non può permettersi di usarli tutti per la guerra in Ucraina, perché, come avviene per altri sistemi d’arma come i missili di precisione, deve mantenere una riserva sufficiente a garantire la capacità di deterrenza nei confronti della Nato.

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