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Guerra

L’accusa a Netanyahu: “Ha sabotato la tregua”. Nuova strage a Gaza

Fine della tregua e ripresa della guerra: Con il collasso della tregua tra Israele e Hamas, Gaza affronta una nuova ondata di violenze, con oltre 600 morti, tra cui almeno 200 bambini, come riportato da Rosalia Paulin di Unicef.Attacchi aerei e crisi umanitaria: Bombardamenti israeliani hanno colpito Rafah, Khan Younis, Gaza City e Beit Lahiya, intensificando una crisi umanitaria già grave, secondo Al Jazeera.Operazioni nel Corridoio Netzarim: L’esercito israeliano ha avviato operazioni terrestri mirate il 19 marzo per creare una zona cuscinetto, puntando a pressare Hamas per liberare 59 ostaggi, di cui 24 vivi.Ronen Bar licenziato: Il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, è stato rimosso dopo aver accusato Netanyahu di sabotare l’accordo su tregua e ostaggi, scatenando tensioni interne e critiche da Hamas.Escalation e sostegno internazionale: Israele minaccia nuove evacuazioni, riceve il supporto di Mike Waltz (amministrazione Trump), e intensifica incursioni in Cisgiordania, costringendo oltre 100 famiglie a fuggire da Tulkarem.

Con la fine della fragile tregua tra Israele e Hamas, la popolazione di Gaza è tornata a fare i conti con la tragedia della guerra. In pochi giorni, i bombardamenti israeliani hanno causato la morte di oltre 600 persone. Almeno 200 bambini sono stati uccisi a Gaza da quando Israele ha ripreso la guerra nell’enclave questa settimana, secondo Rosalia Paulin, portavoce di Unicef a Gaza.

Negli ultimi giorni, attacchi aerei israeliani hanno colpito duramente diverse aree dell’enclave assediata: Rafah e Khan Younis nel sud, Gaza City e Beit Lahiya nel nord. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, l’assalto israeliano non accenna a fermarsi, contribuendo così ad aggravare una crisi umanitaria già devastante.

Soldati israeliani nel Corridoio Netzarim

Nella giornata di mercoledì 19 marzo, l’esercito israeliano (Idf) ha annunciato operazioni “terrestri mirate” lungo il cosiddetto Corridoio Netzarim, una strada strategica che separa il nord dal sud di Gaza, con l’obiettivo di creare una “zona cuscinetto parziale”. Il governo israeliano sembra intenzionato a intensificare gradualmente gli attacchi, nel tentativo di spingere Hamas a negoziare condizioni più favorevoli per un accordo che porti alla liberazione delle decine di ostaggi ancora trattenuti nell’enclave. Israele afferma che Hamas sta ancora trattenendo 59 ostaggi, di cui 24 si ritiene siano vivi.

Ronen Bar rimosso dal suo incarico: le accuse a Bibi

Fonti ufficiali hanno dichiarato che, se Hamas non cederà, Israele è pronto ad aumentare ulteriormente la pressione sulla Striscia di Gaza. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato che Tel Aviv potrebbe tornare a ordinare ai palestinesi di evacuare aree di Gaza destinate a diventare zone di combattimento, come avveniva frequentemente prima della tregua. Nel frattempo, il governo israeliano ha preso una decisione senza precedenti: il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, è stato rimosso dal suo incarico. È la prima volta, nella storia di Israele, che un leader dell’intelligence viene licenziato, una mossa che sta provocando un acceso dibattito sulla gestione della sicurezza nazionale in un momento di estrema tensione.

Motivo? Ronen Bar ha pubblicamente accusato il premier Benjamin Netanyahu– attraverso una lettera inviata ai ministri del governo – di aver volutamente sabotato l’accordo su tregua e ostaggi. Hamas, dal canto suo, ha rilasciato una dichiarazione in cui sostiene che le affermazioni di Bar dimostrano la riluttanza di Netanyahu a negoziare, sottolineando che tali “confessioni” confermano come il primo ministro sia il vero ostacolo a qualsiasi accordo, mentre il licenziamento del capo dello Shin Bet evidenzia il fragile equilibrio su cui governa Bibi.

Sul fronte internazionale, l’operazione militare israeliana ha ricevuto sostegno esplicito di Mike Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump. Nel frattempo, nella Cisgiordania occupata, l’esercito israeliano ha effettuato altre incursioni in diverse località, costringendo oltre 100 famiglie a lasciare le loro case a Tulkarem.

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