Otto anni fa Xi Jinping si era impegnato a proteggere l’Ucraina in caso di un attacco nucleare. Nessuno, se non gli addetti ai lavori, hanno prestato particolare attenzione a questo accordo, che adesso torna improvvisamente centrale nell’ottica del conflitto ucraino. Anche e soprattutto per provare a prevedere quale sarà la posizione cinese qualora le tensioni attorno a Kiev dovessero ulteriormente peggiorare.
Non dimentichiamo che, ormai da giorni, nel discorso pubblico sono entrati in circolo concetti pericolosissimi come “arma atomica” e “guerra nucleare“. Lo spettro di una simile circostanza è stato agitato tanto da Vladimir Putin quanto da Sergej Lavrov. Mentre il capo del Cremlino ha ordinato alle forze nucleari russe di tenersi pronte, aumentando il livello di allerta, il ministro degli Esteri ha prima accusato l’Occidente di pensare “a una guerra nucleare”, salvo poi aggiustare il tiro affermando di non “credere che ciò possa avvenire”. In ogni caso, un allarme è sempre un allarme, e come tale ha richiamato l’attenzione della comunità internazionale.
La “promessa” di Xi
L’Ucraina, epicentro del conflitto, si è subito sentita chiamata in causa. A Kiev temono che, in caso di un effettivo attacco nucleare, il primo bersaglio scelto da Mosca possa essere il territorio ucraino. È in un contesto del genere che il Wall Street Journal ha acceso i riflettori sul famigerato accordo sino-ucraino risalente al 2014. Siamo di fronte a un accordo di sicurezza bilaterale che comprende Cina e Ucraina. Un accordo che, fin da subito, è apparso piuttosto inedito, visto che Pechino ha una sola alleanza formale, un patto del 1961 con la Corea del Nord che tra l’altro non fa riferimento alle minacce nucleari, in parte perché precedente al primo test nucleare cinese.
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CAUSALE: Reportage Ucraina
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All’epoca della citata intesa con Kiev, la Cina ha elogiato l’accordo del 1994 nel quale l’Ucraina rinunciava a migliaia di armi nucleari, eredità del periodo sovietico, in cambio di garanzie di sicurezza da parte di Stati Uniti, Regno Unito e Russia. “La Cina si impegna incondizionatamente a non usare o minacciare di usare armi nucleari contro l’Ucraina non nucleare e, nelle condizioni in cui l’Ucraina dovesse subire un’invasione mediante armi nucleari o dovesse subire la minaccia di un tale tipo di invasione, si impegna altresì di fornire all’Ucraina le corrispondenti garanzie di sicurezza”, riportavano le dichiarazioni.
Un accordo contraddittorio
All’indomani dell’accordo tra Ucraina e Cina, le agenzie cinesi definirono l’intesa con Kiev un “ombrello nucleare“, termine solitamente usato da Washington per descrivere la sua intenzione di proteggere gli alleati (è il caso, ad esempio, della Corea del Sud). Il punto è che stiamo parlando di un concetto prettamente statunitense, per altro in contrapposizione con la retorica cinese, che da decenni si oppone ai cosiddetti ombrelli nucleari. Sul sito del Ministero degli Affari Esteri cinesi si legge infatti che la Cina “non ha dispiegato armi nucleari in territori di altri Paesi né ha fornito ombrelli nucleari per nessun Paese”.
Questa affermazione ha teoricamente un senso. Il concetto di “ombrello nucleare”, infatti, era stato sbandierato soltanto dai media e non dalle autorità cinesi. È però abbastanza curioso il fatto che Pechino non abbia mai pubblicato una traduzione ufficiale in lingua inglese dell’accordo stretto con l’Ucraina. Sarebbe stato utile per fugare diversi dubbi. Anche perché alcune parole utilizzate nell’intesa – tipo “bao zheng“, tradotto come “garanzia” – possono avere significati diversi. Piccole sfumature che, tuttavia, potrebbero cambiare le carte in tavola.
Dal momento che la Russia ha rappresentato a lungo la principale minaccia alla sicurezza dell’Ucraina, e contestualizzando il tutto al presente, l’accordo suggerirebbe una chiara posizione della Cina in chiave anti russa. Una chiara opposizione che, almeno fino a questo momento, è assente. Allo stesso tempo, l’intesa sino-ucraina è contraddittoria anche se letta dal punto di vista russo. Il firmatario dell’accordo, infatti, era l’allora presidente ucraino Viktor Yanukovich, che godeva del sostegno del Cremlino e che settimane prima della firma aveva rifiutato una partnership con l’Unione Europea. Non è da escludere, dunque, che quel patto fosse sostenuto da Mosca per scoraggiare Kiev da un eventuale allineamento con la Nato. Certo è che adesso il suddetto patto, se sollevato in campo diplomatico, potrebbe inchiodare tanto Vladimir Putin quanto stessa Cina.